Luka Doncic: “Sono nato per giocare a basket. Sento la pressione? Assolutamente no, è solo un gioco!”

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Eurobasket

Quest’oggi comincia l’EuroLeague 2017-2018 e la stessa massima competizione europea ha deciso di realizzare un’intervista all’uomo – forse sarebbe meglio dire ragazzo – del momento: Luka Doncic.
Noi di BasketUniverso abbiamo deciso di tradurre per voi le parole del giovane fenomeno sloveno.

 

Durante le sue 47 partite di EuroLeague, la guardia di 18 anni del Real Madrid ha già prodotto una serie impressionante di azioni spettacolari: schiacciate da top 10, blocchi granitici, stoppate al vetriolo e soprattutto una miriade di punti, senza naturalmente dimenticare gli assist… Doncic ha un bagaglio tecnico infinito e questo l’ha portato la scorsa stagione a diventare il più giovane di sempre a vincere il titolo come Rising Star dell’Eurolega, votato all’unanimità dagli stessi coach delle 16 formazioni.

Considerando la sua giovane età, tuttavia, forse ancora più impressionante del talento fisico del giovane sloveno, è la sua capacità intangibile ma cruciale di “sentire” il gioco e di leggere la partita. Possiede delle qualità di ball-handling che ammazzano le difese avversarie e, un semplice passaggio perfettamente riuscito sono capaci di farlo tutto, o quasi, ma essere capace di vedere anche la possibilità di quel passaggio in primo luogo, è una questione completamente diversa. E per uno così giovane, la concezione mentale del gioco di Doncic è veramente eccezionale.

Se si chiede allo stesso ragazzo da dove provenga la sua consapevolezza sul parquet, confessa che la sua soluzione è pensare poco.

“Penso che sia un dono”, ha detto a Euroleague.net. Sono nato per giocare a basket. È vero che devi giocare a basket con il tuo cervello. Hai bisogno di essere intelligente e prendere le giuste decisioni. Questo è veramente importante. Ma per me è naturale tutto ciò. Non penso troppo a fare la giusta scelta nel momento migliore. Gioco meglio quando non penso a cose tipo ‘Cosa succede se faccio questo? E se sbaglio quel tiro?’.

Quando pensi troppo, non giochi bene. Quando non pensi, puoi divertirti e giocare a basket. È meglio così e penso che la maggior parte delle mie migliori partite sono state quelle in cui ho pensato solamente a divertirmi”.

La fonte del dono di Doncic – la sua innata comprensione degli spazi disponibili sul pavimento e come li può controllare – è in parte genetica, sicuramente: suo padre Sasa è stato un professionista di successo che veniva apprezzatto per la sua creatività e intelligenza e dobbiamo essere grati alle leggi della biologia per aver passato queste abilità a suo figlio.

Il fatto che Luka sia stato ossessionato dal basket fin dalla nascita, l’ha aiutato parecchio a diventare quello che lui è oggi. Secondo le leggende di famiglia, aveva una palla da basket in mano a sette mesi e da quel momento raramente si è visto senza.

Un altro aspetto centrale dello sviluppo mentale di Doncic nello sport è venuto quando ha iniziato a giocare a basket a sette anni. Giudicato troppo forte per stare con i suoi coetanei, è stato spinto a confrontarsi con i più grandi.

“Giocavo con ragazzi che avevano già 9 o 10 anni, e questo è stato solo l’inizio”, ricorda. “Mi sono sempre allenato e ho giocato con bambini più grandi che avevano molto più esperienza di me. Molti di loro erano più grossi e più veloci di me, quindi dovevo batterli con la mia mente”.

Alcuni aspetti chiave hanno anche svolto un ruolo nell’aiutare lo sviluppo e il miglioramento di Doncic ed ha particolarmente apprezzato il suo allenatore delle giovanili Jernej Smolnikar, il cui insegnamento è andato oltre il campo da basket.

“Mi ha allenato per cinque anni all’Olimpia Lubiana finché sono andato al Real Madrid”, spiega Doncic. “È stato molto importante per me, ricordo che un giorno ho preso un brutto voto a scuola e lui non mi ha permesso di allenarmi come punizione, da quel momento ho sempre iniziato a prendere bei voti, perché altrimenti non sarei potuto andare in palestra.” Nonostante fosse considerato un figlio d’arte, Doncic era

sempre abbastanza umile da rimanere aperto ad influenze esterne. “Quando avevo 15 anni, il mio allenatore al Real Madrid era Paco Redondo e mi ha davvero aiutato”, dice Doncic. “Ha lasciato il segno dentro di me: ho iniziato ad allenarmi con la prima squadra e giocare con Sergio Llull e Sergio Rodriguez, due dei migliori giocatori d’Europa, dai quali ho imparato tantissimo.” La volontà di Doncic di imparare dagli altri – piuttosto che pensare già a sapere tutto – si riflette nel suo calmo e sensibile approccio al suo futuro nello sport e alla sua visione a livello generale della vita. Diventato già campione europeo con la Slovenia, ha inoltre vinto due scudetti spagnoli con il Real Madrid, venendo coperto da copiosi complimenti dagli esperti provenienti da tutto il mondo, dall’Alaska all’Australia. Ma, anche se è ampiamente considerato come la più giovane promessa del mondo, non si percepisce alcun dubbio che si possa montare la testa.

“Potrei commettere degli errori fuori dal campo”, riconosce. “Quando diventi un po’ ‘famoso’ questo può accadere, ma so che devo tenere i piedi per terra e continuare ad allenarmi, allenarmi, allenarmi, allenarmi, allenarmi. E anche mangiare bene, altra cosa molto importante”.

“È bello vedere che le persone dicono cose belle su di me, ma cerco di non esaltarmi troppo perché devo concentrarmi sul basket e concentrarmi sulla mia squadra. Il Real Madrid è la squadra migliore in cui potrei essere adesso e sono molto orgoglioso e felice di essere qui”.

Oltre alla sua famiglia, Doncic può contare su un gruppo di amici che controllano che il suo percorso vada come deve andare, come rivela: “Ho molti amici di scuola in Slovenia e nel mio campo estivo, sono in contatti con loro tutto il tempo e a volte mi vengono a trovare a Madrid”.

“La cosa più importante è quando andiamo a cena, per esempio, forse qualcuno potrebbe pensare che devo pagare tutto perché guadagno molti soldi, ma non è mai così, dividiamo sempre e questo è molto importante. Sono solamente un loro amico. Niente di più. Scherzano con me, giochiamo insieme e siamo tutti uguali. Non mi trattano diversamente da altri, e solo in questo modo sai che sono veri amici”.

Mentre Doncic cresce e la sua stella continua a brillare sempre più, inevitabilmente ci sarà anche una pressione maggiore affinché migliori continuamente. Ma egli insiste che non è preoccupato da tale aumento delle responsabilità.

“Non credo che avrò più pressioni”, ha detto Doncic. “Tutti mi chiedono se sento la pressione, ma dico” no, è solo un gioco”. Come ho detto, sono nato per giocare e amo quello che faccio. Mi piace lo sport e non c’è pressione se stai facendo quello che ami “.

Nella conversazione con Doncic, quel sentimento – cioè che ama veramente giocare a pallacanestro – continua a ricorrere. Forse questo – più di qualsiasi attributo tecnico o mentale – è la spiegazione più importante per le sue straordinarie abilità.

“Mi piace tutto nel basket”, sorride. “Tirare, fare un assist, fare canestro, prendere un rimbalzo, stoppare… però non sono le cose più importanti, io voglio solo che la mia squadra vinca, quella è la cosa più importante!”.

“Sento che devo divertirmi mentre gioco a pallacanestro, quando arrivi al punto che non ti piace più, qualcosa è sbagliato, ma mi piace ancora giocare, e questa è la chiave per me”.

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