I sette derby italiani che sono valsi una coppa europea

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Quella di domani fra Sidigas Avellino e Umana Venezia sarà l’ottava finale europea fra due squadre italiane, un appuntamento che mancava addirittura dal 1993. Riviviamo queste sette, epiche sfide precedenti che rimandano a epoche diverse della nostra pallacanestro, quando la palla a spicchi tricolore dettava legge in campo continentale, quando i migliori giocatori arrivavano (e restavano) in Italia. Un amarcord per certi versi amaro ma che deve essere da stimolo per tornare ai fasti di un tempo, sostituendo la forza delle idee ai grandi capitali che giravano nel basket del passato.

Eccole, in rigoroso ordine cronologico, le sette finali che hanno visto protagoniste due squadre italiane.

Gabetti Pallacanestro Cantù 84 – Synudine Virtus Bologna 82 (Coppa delle Coppe 1978)
Il primo derby italiano per una finale continentale si gioca al Pala Lido di Milano, una gara che inizia in ritardo per attendere i pullman dei tifosi virtussini. Le V Nere la conducono a lungo ma nel finale la gettano via, facendosi recuperare e sorpassare dai brianzoli, trascinati da Pierluigi Marzorati, anche se la Virtus tira per vincere, vedendo la conclusione di Roche non accolta dal ferro. Pochi mesi più tardi Bologna si vendicherà in campionato eliminando Cantù in gara 3 di semifinale, prima di cedere lo scudetto a Varese.

Marzorati e Riva (museodelbasket-milano.it)

Emerson Pallacanestro Varese 90 – Gabetti Pallacanestro Cantù 88 (Coppa delle Coppe 1980)
Si gioca ancora in Italia, a ulteriore dimostrazione dell’importanza ricoperta a quel tempo del nostro Paese nella cartina del basket continentale. A ospitare la super sfida è il palazzine di San Siro che pochi anni più tardi sarebbe caduto sotto una copiosa nevicata. È una sfida bellissima, nella quale recitano un ruolo da protagonisti i vari Ossola, Meneghin e Marzorati ma il duello più acceso è fra due giovanissimi in rampa di lancio, Alberto Mottini per i biancorossi e Antonello Riva per i bianco blu. Alla fine la spunta Varese, anche grazie ai 26 punti dell’americano Seals.

Ford Pallacanestro Cantù 69 – Billy Olimpia Milano 68 (Coppa dei Campioni 1983)
L’ultimo incontro fra squadre dello stesso Paese per assegnare la Coppa Campioni è un atto della sfida infinta degli anni ’80, resa in questo caso ancora più particolare dalla formula che qualificava alla finalissima: un girone all’italiana da sei squadre, nel quale i canturini avevano battuto per due volte le Scarpette Rosse. Il copione si ripete anche a Grenoble con i brianzoli che vanno avanti fin da subito e approfittano dei problemi di falli di Meneghin per restarci, nel finale Boselli trascina Milano fino al -1 ma l’ultimo tiro di Vittorio Gallinari viene stoppato da Brewer e fa partire la festa di Cantù.

 

Peterson e D’Antoni (panorama.it)

Olimpia Simac Milano – Ciao Crem Varese 91-78 (Coppa Korac 1985)
Il primo trofeo internazionale di Mike D’Antoni e Dan Peterson, la vittoria che toglie all’Olimpia l’etichetta di “eterna seconda” e apre l’epopea dei suoi successi. Pochi giorni prima le squadre si erano affrontate in campionato con Milano che aveva vinto di un solo punto ed arrivava a Bruxelles con i favori del pronostico tutti dalla sua parte. In effetti i milanesi conducono per gran parte dell’incontro nonostante i pessimi avvii di D’Antoni e Carroll che comunque trema solamente in apertura di secondo tempo, quando Thompson e Sacchetti portano avanti Varese. Bastano però Premier, Schoene e il secondo tempo di D’Antoni a consegnare la Coppa alle Scarpette Rosse.

 

 

 

1986 Virtus Banco di Roma 157 – Mobilgirgi Juve Caserta 150 (Coppa Korac 1986)

Il canto del cigno della Virtus scudettata nel 1983 e vincitrice della Coppa Campioni dell’anno dopo. I capitolini, guidati dal compianto Mario De Sisti, arrivano a un insperato successo ai danni di Caserta, che pochi mesi più tardi si arrenderà in finale scudetto al cospetto di Milano. Ai campani non basta il leggendario Oscar Schimdt per alzare un trofeo in quella stagione, i romani vincono l’andata a Caserta e s’impongono anche al ritorno, con un solo punto di scarto, in un Pala Eur gremito per ammirare le gesta dei vari Sbarra, Solfrini, Flowers, Rautins e Gilardi.

Dino Radja (legabasket.it)

 

Scavolini Pesaro 180 – Il Messaggero Virtus Roma 193 (Coppa Korac 1992)
Si affrontano due squadre fantastiche, che regalano spettacolo all’andata e al ritorno. La prima gara, giocata nella Capitale, si chiude con il punteggio di 94-94 con un entusiasmante duello fra Daye e Radja, autori rispettivamente di 30 e 34 punti. Si decide tutto nella partita di ritorno, giocata a Pesaro, in un palasport gremito all’inverosimile. Sul parquet c’è anche gente del calibro di Magnifico, Costa e Boni per i pesaresi ma dall’altra parte risultano decisivi Fantozzi, Premier, Avenia e soprattutto Niccolai, mvp dell’incontro con 23 punti.

 

Philips Olimpia Milano 201 – Il Messaggero Virtus Roma 181 (Coppa Korac 1993)
La Virtus prova a ripetersi l’anno dopo ma si schianta contro l’Olimpia di Mike D’Antoni, al suo primo e unico successo da allenatore di Milano. La gara di andata rimane in sostanziale equilibrio (vinta dai lombardi di 5 lunghezze) ma in quella di ritorno si vede tutto lo strapotere della Philips, anche perché stavolta Radja e Premier steccano la partita. Non basta un encomiabile Dell’Agnello ai capitolini che cadono sotto i colpi di Davis, Riva, Pittis e soprattutto Djordjevic che sfiora il quarantello.

Roberto Caporilli

Nato ad Alatri (Fr) nel '93 e qui diplomato al Liceo Classico. Laureato in Lingue e Letterature Moderne all'Università di Roma Tor Vergata nel 2016, fa parte di BU da Ottobre del 2012. Appese le scarpette al chiodo dopo essere arrivato fino alla C2 con la squadra della sua città, è istruttore minibasket e collabora con varie testate della provincia di Frosinone. Addetto stampa del Basket Ferentino dal 2015 al 2017, anno durante il quale è diventato giornalista pubblicista. Dal Novembre del 2017 è direttore responsabile di BasketUniverso e studia presso l'Università Cattolica di Milano.
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