Brad Stevens, the ATO Maestro

Focus NBA Rubriche

“Totally [planned]. Brad [Stevens] is a genius man, unbelievable. Sometimes he draws stuff up and I look at it, I’m like… [questioning].” – Al Horford

“That man Brad Stevens is a guru. He might have the best out-of-bounds plays I’ve ever seen. He called the switch [that got Horford on Covington at the end of overtime] and knew it was going to happen.” – Marcus Morris

A volte, che si tratti di sport o di qualunque altro argomento, si abusa della parola Genio . La si usa a sproposito, sottostimandola e facendole assumere nel tempo un’importanza via via minore, associandola a individui che non la meriterebbero. E chi guarda o giudica dall’esterno ne diventa assuefatto, resistente.

Non in questo caso. Non adesso che tutto il mondo NBA sta finalmente riconoscendo in coach Brad Stevens un vero e proprio Genio, come se non fossero bastati gli anni precedenti in cui i Boston Celtics hanno sempre ottenuto un record migliore della stagione precedente, come se non fosse bastato l’aver reso giocatori, di partenza mediocri, fondamentali all’interno del suo sistema, come se non fosse bastata l’incredulità per gli zero voti ottenuti dai colleghi quest’anno nella votazione del miglior allenatore dell’anno, come se non fosse bastato aver chiuso la stagione regolare con il miglior defensive rating a 101.5 punti subiti su 100 possessi (per nba.com). E potremmo andare avanti a lungo così.

A confermarlo dall’interno sono Marcus Morris e soprattutto Al Horford, secondo a pochissimi per conoscenza e capacità di lettura del Gioco. Non solo conferma che le giocate in uscita dal timeout di gara 3 contro Philadelphia erano così come le aveva disegnate il coach (e per esteso possiamo presumere che spesso quando Boston va a segno dopo il timeout sia andata proprio come pianificato da Stevens), ma che anche lui stesso dall’alto della sua intelligenza cestistica a volte quando Stevens disegna qualcosa sulla lavagna rimane esterrefatto dalla sua capacità di trovare sempre e costantemente la situazione migliore per far segnare i suoi giocatori.

In particolar modo in uscita dal timeout, una delle qualità migliori (senza sminuire tutte le, tante, altre) del giovanissimo coach dei Celtics.

ATO – After TimeOut

Nonostante le statistiche ATO (acronimo di After TimeOut) siano molto volubili, dipendendo da più fattori e non solo dalla capacità dell’allenatore di disegnare la rimessa, la capacità di Brad Stevens di far uscire i suoi giocatori dal timeout con una giocata vincente è innegabile e ancor più visibile agli occhi di tutti dopo le due giocate vincenti di gara 3.

Prima di chiamare il timeout, Morris era coinvolto a 8 secondi dallo scadere dei 24 in un isolamento lontano da canestro, in una gara da 3/14. Stevens chiama timeout e disegna la prima perla: Horford, sfruttando il blocco di Morris, sprinta fuori dalla linea dei tre punti e nel contempo Morris riceve un blocco da Brown. In entrambe le situazioni i 76ers cambiano e qui Stevens, ben sapendo che ci sarebbero stati dei cambi, sfrutta la situazione di avere Embiid, il miglior rim protector dei suoi, lontanissimo da canestro. L’area è libera e Brown sigilla Ilyasova coinvolto nel cambio per concludere a pochi cm dal ferro.

In questo caso Stevens chiama timeout quando vede Horford in post alto accoppiato con Ilyasova, che ha vinto quasi tutti i duelli giocati finora con il dominicano, e così disegna la seconda perla, decisiva per vincere gara 3, sfruttando la stessa idea precedente: area libera ed Embiid lontano da canestro. Rozier libera spazio andando verso la propria metà campo, Horford e Tatum bloccano per Brown che uscendo sul perimetro viene preso nel cambio proprio da Embiid. Horford è così marcato da Covington in un evidente mismatch con ancora l’area deserta.

Per ESPN.com, in questa stagione nel quarto quarto dopo un timeout i Celtics hanno segnato 1.22 punti per tiro (1° in NBA) tirando con il 51.6% (1°). In situazione clutch, ovvero sia quando negli ultimi 5 minuti ci sono 5 punti di differenza o meno tra le due squadre, l’efficienza aumenta ancora: 1.33 punti per tiro (1°) e il 53.8% dal campo (2°). Prendendo i dati di Synergy sulla passata stagione, i Celtics hanno segnato 0.978 punti per giocata dopo un timeout (3° contro una media di 0.905), generando un totale di 1222 punti in tutta la regular season 2016/2017, di gran lunga il numero più alto di tutta l’NBA. In questi Playoff, i punti per giocata after timeout dei Celtics sono 1.029 (dato via Synergy aggiornato prima della serie con i Cavs).

I set offensivi ATO di Stevens, per sua stessa ammissione a ESPN, non sono particolarmente complessi ma la sua conoscenza enciclopedica del Gioco gli permette di anticipare qualunque contromossa avversaria e così reagire di conseguenza.

Secondi finali decisivi, lato destro del campo libero, occupato da Tatum su indicazione del coach. Rozier dopo aver consegnato a Morris riceve il blocco da Horford al gomito. Con Morris e Horford sul perimetro, i due lunghi di Portland non possono proteggere il ferro, l’area è libera e Tatum dal lato debole sfrutta il blocco di Rozier per ricevere un perfetto passaggio da Horford per la comoda schiacciata che chiude la partita. L’impossibilità di aiuto dai due lunghi ha punito severamente la mancanza di cambio tra Turner e McCollum.

Come si evince da questi primi tre video, Stevens sfrutta a ripetizione continui blocchi e stagger lontano dalla palla (“Screen the screener”) per forzare dei cambi o qualche amnesia difensiva che porta qualcuno dei suoi a trovarsi solo. Per ogni possesso si possono contare innumerevoli cambi di direzione di uomini e palla e continue esche per distrarre i difensori e non far capire chi è l’uomo designato per concludere il possesso (misdirections).

Boston ha bisogno di punti velocemente. Tatum riceve il blocco da Irving che a sua volta lo riceve da Horford (il quale poi bloccherà ancora per Tatum nel caso le opzioni finora sfruttate non andassero a buon fine). Irving si trova così contro Sabonis dopo i cambi difensivi. Potrebbe benissimo battere in un amen il più lento centro dei Pacers ma sfrutta il suo talento clamoroso in isolamento per sparare la tripla del -2.

Altro “Screen the screener” set dai Playoffs della passata stagione. Non è un caso che venga coinvolto Isaiah Thomas, il più piccolo in campo ma il più pericoloso. Thomas porta un blocco cieco a Brown per poi andare a ricevere un blocco da Olynyk, ma le attenzioni accentrate sull’ex Celtics comportano una mancata comunicazione tra Rondo e Butler (misdirection!) che lascia solo Brown per una comoda schiacciata.

Il meraviglioso mondo di Al Horford

Horford è il miglior “centro” possibile per Brad Stevens. Elogiato a più riprese dal proprio allenatore, il dominicano è lo stretch five perfetto che rende la 5 Out Motion di Stevens ancora più efficace. Oltre a essere uno dei migliori difensori della Lega, è in grado di portare blocchi solidi e puntuali, di giocare in post contro avversari più piccoli, di portare sul perimetro difensori più grossi togliendoli dall’area e, più di ogni altra cosa è in grado di passare quel pallone e di vedere il compagno libero come pochissimi altri in NBA. E questo, sulle giocate ATO (come si evince dalla sua onnipresenza in quasi tutti i video analizzati finora e in seguito), ha un valore inestimabile.

Horford prima porta il blocco a Tatum verso l’area di campo liberata dal taglio di Brown poi è pronto a bloccare sulla palla per Irving. Su questo pick and roll Jokic non esce e protegge l’area dalla possibile penetrazione di Irving (drop). Horford è così libero sul perimetro e, dopo l’uscita maldestra di Jokic, Lyles è costretto a flottare. Questo però espone gli angoli, con Brown pronto e appostato a ricevere l’assist da Horford per una tripla piedi per terra wide open. La lettura meravigliosa di Horford è che, dopo essersi allargato, sapeva che il centro serbo sarebbe uscito a tutta velocità intimorito dal suo tiro da tre (43% abbondante in stagione). Una volta arrivato a centro area ci sono ben 3 Nuggets concentrati su di lui, consentendogli di scegliere il compagno meglio appostato.

In questo caso la lettura è molto più semplice. Horford vede Adams e Brewer che escono forti su di lui dopo la ricezione della rimessa. Questo fa guadagnare qualche decimo di secondo a Tatum che infatti riceve immediatamente, attacco con energia il centro dell’area e poi scarica per Morris che punisce da tre punti e fa vincere l’ennesima partita clutch ai Celtics.

Per cleaningtheglass.com, Horford in questa stagione ha avuto un net rating, ovvero sia la differenza tra i punti segnati su 100 possessi e i punti subiti su 100 possessi dai Celtics, di + 7.8 (92° percentile) che per Boston diminuisce di 9.1 punti su 100 possessi quando esce dal campo (91° percentile). In più la percentuale dal campo con lui sul parquet aumenta del 6.0% (99° percentile, quindi solo l’1% della Lega fa meglio di lui).

In più avere lui in campo nei secondi finali e sfruttare il suo gioco in post non è propriamente una cosa malvagia.
And again.

Tra le innumerevoli qualità del Coach

Abbiamo già analizzato tante situazioni e apprezzato le numerose qualità di Brad Stevens, ma spulciando ancora più nel profondo le partite di Boston, ce ne sono altre due che mi hanno colpito.

La prima è la capacità di andare a punire sistematicamente un punto debole della difesa avversaria e, se l’effetto è positivo, battere il ferro finchè è caldo e anche nei possessi immediatamente successivi ripetere pedissequamente lo stesso set, adeguandosi di volta in volta in base a cosa propone la difesa.

Negli scorsi Playoff contro Washington, Thomas dopo un blocco cieco porta un blocco sulla palla per Horford. Gli Wizards decidono di cambiare e Horford finendo contro un giocatore più piccolo lo attacca in post.

Nell’azione successiva si ripete la stessa sequenza. Ma dopo il blocco sulla palla stavolta non c’è nessun cambio, Gortat passa sotto il blocco e Horford è libero di tirare dalla media un comodo jumper (nel possesso ancora successivo si ripeta la stessa azione, bloccata a metà da un fallo su Isaiah Thomas,ndr).

Arrivando a questa stagione, Stevens ha sfruttato molto i giochi a due tra Irving e Horford. Boston tenta di forzare un cambio ma Mitchell rimane con Irving e poi è bravo a impedire la ricezione all’ex Cavs che riceve solo dopo qualche secondo. Il gioco a due apre la strada a Irving verso il ferro, con Jerebko che non può contenere troppo per non lasciare libero Horford sul perimetro, lasciando quindi molto più spazio all’interno dell’area grazie anche agli altri tre uomini di Boston aperti sul lato debole, impedendo ulteriori aiuti.

Nel possesso successivo l’azione parte allo stesso modo. Questa volta Mitchell cambia e su Irving, che riceve subito il pallone, finisce Hood. Il blocco di Horford è appena accennato per tagliare verso canestro e successivamente uscire dal pitturato per lasciare Irving giocare l’uno contro uno con gli altri Celtics spaziati bene per consentire una penetrazione verso il ferro.

La seconda è invece la prontezza nel riconoscere un mismatch favorevole mentre si sviluppa l’azione e indirizzare i suoi giocatori nel prendere una determinata scelta vincente.

Horford cattura il rimbalzo e, come è solito fare, conduce lui stesso la transizione secondaria impedendo alla difesa di Portland di schierarsi al meglio. Stevens riconosce subito il mismatch con Aminu e intima con gesti (e urla) a Theis di spostarsi dal lato forte, sia all’inizio dell’azione sia quando il tedesco voleva portare un blocco. Horford gioca l’isolamento e una volta battuto Aminu attira l’aiuto di Davis che lascia spazio per il taglio e il canestro facile di Thies, premiato per aver ascoltato il proprio allenatore.

Stessa situazione nella famosa gara 3 contro Philadelphia. Horford cattura il rimbalzo, Stevens vede l’accoppiamento con Covington (lo stesso del canestro nell’overtime) e ancora con urla e gesti dice a Rozier di spostarsi sul lato debole. Horford, fino a quel momento senza punti, può giocare l’uno contro uno con Covington e segnare i punti che lo mettono in partita.

Non contano gli interpreti, conta il sistema

Un’altra delle qualità che più meravigliano di coach Brad Stevens è la capacità di ottenere risultati qualunque siano le risorse a disposizione, facendo rendere al meglio tutto il materiale umano che può usare. Questo è reso ancora più evidente dal fatto che siano rimasti solo 4 giocatori dall’incredibile scorsa stagione (chiusa al 1° posto nella Eastern Conference) eppure quest’anno, senza uno dei due migliori innesti quale Gordon Hayward, sta avendo risultati comparabili se non addirittura migliori.

In più l’assenza di Irving (con lui l’offensive rating sale di 8.5 punti su 100 possessi per cleaningtheglass.com) da metà marzo ha privato il coach di uno dei migliori giocatori in isolamento, per una squadra che già non ha nessun tiratore puro e mortifero in uscita dai blocchi (quali possono essere Curry-Thompson, Belinelli-Redick o Kyle Korver).

Ma la vera forza di coach Stevens è mettere al centro il proprio sistema e non chi lo interpreta.

Torniamo al 2016 con l’ennesima situazione ATO: ancora Thomas porta un blocco cieco per Jerebko che riceve da Smart. Bradley, dopo aver sprintato fuori dall’area riceve il blocco da Crowder e riceve libero per la mancata comunicazione tra LaVine e Muhammad, con quest’ultimo come un pesce fuor d’acqua troppo concentrato sul pallone e non sui tagli e i vorticosi movimenti senza palla.

Di nuovo 2018. Quando Ojeleye taglia, Larkin penetra verso canestro. Il taglio di Ojeleye costringe Gobert a scegliere se proteggere il pitturato, sua specialità o lasciare un tiratore mediocre libero sul perimetro. La scelta cade sulla prima opzione e nel momento in cui Larkin fa andare via il pallone, Mitchell abbandona Brown per aiutare Gobert. Ojeleye ora ha ben due uomini liberi da servire, Rozier e Brown. Il numero 7 dei Celtics riceve e spara la tripla vincente.

Allargando la questione oltre gli ATO, Boston è efficacissima nelle inbound plays (rimesse, che siano dopo un timeout o meno) quando deve eseguire un determinato set offensivo preparato da coach Stevens piuttosto che in transizione dove, oltre a non andarci con relativa frequenza nonostante sia stata la miglior difesa della regular season, non è così produttiva (105.0 punti su 100 possessi, 24° per nba.com).

Come detto non conta il giocatore, ma il sistema e anche uno ai margini delle rotazioni come Nader può essere il prescelto per concludere una rimessa. Continua serie di blocchi (misdirection!) per creare confusione, Nader dopo aver bloccato per Morris (che avrebbe una linea libera verso il ferro) riceve un secondo blocco da Monroe e può tirare da tre indisturbato poiché quando Washington si accorge di ciò che stava accadendo è troppo tardi.

L’efficienza aumenta ulteriormente in situazioni clutch. In regular season i Celtics ha vinto 29 delle 46 partite clutch (63%) aumentando l’offensive rating da 105.2 a 113.2 punti su 100 possessi (7°) e alzando la TS, percentuale reale, da 55.2% a 59.8% (4°). Nei Playoffs, su 36 minuti giocati finora in situazioni clutch, l’offensive rating schizza a 131.6 punti su 100 possessi e la percentuale reale a 64.9% (2° per entrambe le statistiche escludendo Houston e San Antonio che sarebbero davanti ma con rispettivamente 4 e 2 minuti giocati).

L’efficacia di Boston in queste situazioni ha permesso ai Celtics di vincere numerose partite rimontando da svantaggi oltre la doppia cifra o anche oltre i venti punti (solo New Orleans ha fatto meglio) e di portare spesso a casa le partite punto a punto (vedi le serie contro Milwaukee e Philadelphia), essendo tra le migliori per margine sugli avversari nel terzo e quarto quarto (2.91 punti in più in media degli avversari nel secondo tempo, 3° dietro Golden State e Toronto, per nbaminer.com).

Brad Stevens l’anno scorso ha ricevuto sull’argomento gli elogi anche di LeBron James, suo attuale avversario nelle Finali di Conference.

“He’s very good out of ATOs. He has so many different wrinkles, misdirection. [You’re] thinking the ball is going this way, he has a misdirection going the other way. […] So you can plan for a few, but then he might run something you’ve never seen before,” – LeBron James

Nel finale equilibrato di gara 3 delle passate Finali ad Est contro il Re, Stevens aveva tre timeout e li ha sfruttati così per creare tre situazioni favorevoli:

Horford porta il blocco per far uscire Crowder a prendere il pallone dalla rimessa, ma la distrazione arriva con i due blocchi per Smart che consente allo stesso Horford di dare una linea di passaggio facile per Crowder, ricevere il pallone e poter giocare in post basso uno contro uno con l’area libera contro Thompson.

Crowder e Jerebko liberano l’area andando sul perimetro. Come nell’azione precedente Horford porta il blocco per l’uscita di un uomo, in questo caso Bradley, che riceve palla. Il blocco di Smart è immediato per poter tirare in pochi secondi e avere ancora successivamente l’ultimo possesso. Bradley penetra con decisione verso canestro e la difesa collassa consentendogli di aprire per Jerebko che piazza il jumper wide open.

I Celtics vogliono sfruttare tutto il tempo possibile per far scadere il cronometro. Crowder fa un ricciolo verso il canestro che gli consentirebbe un uno contro uno nel pitturato ma i Cavs non comunicano, in due seguono l’ex Marquette e Bradley si ritrova solo, con l’aiuto del solito Horford, per sparare la tripla vincente.

Ora la serie con i Cavs è sul 2-2 e per il momento non sono state necessarie particolari chiamate essendo state tutte le partite, a parte tratti di gara 2, decise ampiamente prima della fine.

Se mai dovesse servire e comunque dovesse andare la serie contro il titano a nome LeBron James, siamo certi che Brad Stevens sia pronto a illuminare la scena con il suo meraviglioso quoziente cestistico dimostrandosi ancora, per l’ennesima volta, the ATO Maestro.

Dati aggiornati al 22/05/2017. 
Laddove non specificato, le statistiche sono via nba.com.

  • 75
  •  
  •  
  •  

Commenta

Please Login to comment

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.