BU Awards 2017: Coach of the Year

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Da quest’anno tutti i premi individuali verranno annunciati al termine delle Finals, in particolare il 26 Giugno, durante una cerimonia unica. Noi di BasketUniverso invece li assegneremo giorno per giorno, tre di noi compileranno il proprio podio e in base anche al “voto del pubblico” decreteremo il vincitore dei vari BU Awards 2017 (3 punti per ogni primo posto, 2 per il secondo, 1 per il terzo).

 

1- Michele Manzini: Brad Stevens

Detto che in tanti potrebbero meritare questo premio e che Kerr (per il record) e Pop (perchè è oggettivamente il migliore della pista) potrebbero vincerlo sempre, credo che il lavoro fatto da Brad Stevens con i Boston Celtics sia pazzesco: oltre al primo posto della Conference (anche se non soprattutto per demeriti dei Cavs) e un continuo upgrade nella percentuale di vittorie nei suoi anni in verde, Stevens ha il pregio di tirare fuori tutto ciò che ha a disposizione dai suoi giocatori e ha il merito di far giocare bene una squadra che di talento ne ha relativamente poco (2° per % assist, dietro solo agli inarrivabili warriors). I Celtics esegueno perfettamente la sua motion offense (8° per offensive rating) e la mediocrità difensiva di questa stagione (12° per defensive rating) è stata cancellata da un buon sprint finale (7° nel post ASG), tutto suggellato dal giocare con un reparto lunghi e una second unit (smart a parte) oggettivamente di basso livello. L’ex coach di Butler è inoltre uno dei migliori a disegnare le ATO (giocate in uscita dal time out) e a far giocare i suoi nei momenti clutch. Ora deve dimostrare tutto questo ai playoffs, dove non ha ancora vinto, ma c’è curiosità nel vederlo all’opera con una squadra più forte (draft e free agency permettendo… ma le premesse qui sono buone).

Secondo classificato: Mike D’Antoni
Terzo classificato: Quinn Snyder

*Nota di merito per Eric Spoelstra (se avesse raggiunto i Playoff sarebbe stato un serio candidato alla vittoria)

 

2- Luca Diamante: Brad Stevens

Un paio d’anni fa Danny Ainge, GM dei Boston Celtics, si è trovato di fronte ad un bivio e, nonostante le numerose critiche ricevute nelle settimane successive alle cessioni di Pierce, Garnett e Rondo, il tempo ha dimostrato che le scelte fatte da Danny sono state le migliori. Prima su tutte quella di affidare il nuovo progetto a Brad Stevens che non aveva mai allenato una partita in NBA fino a quel momento. A distanza di qualche anno, Brad Stevens ha già dimostrato di essere uno dei migliori allenatori in circolazione. Non è da tutti accelerare un processo di rebulding in modo così esponenziale e condurre una squadra povera di talento, almeno sulla carta, prima ai piani alti della Eastern Conference e successivamente in vetta. I Boston Celtics giocano un basket pulito, moderno ed entusiasmante basato sulla condivisione della palla, il ritmo e la transizione spesso capitanata dal folletto Isaiah. Nei primi mesi di stagione la difesa era chiaramente meno efficiente rispetto a quella fatta vedere lo scorso anno, ma col passare delle settimane Brad ha rimesso molte cose al loro posto. Detto ciò, il più grande traguardo raggiunto da Brad Stevens e dalla dirigenza è stato quello di aver messo insieme un gruppo coeso e forte mentalmente, consapevole dei propri limiti ma altrettanto consapevole del fatto che i risultati si ottengono continuando a prendere le giuste decisioni in ogni singolo possesso di gioco. Con grande sorpresa di tutti quest’anno è arrivata la prima posizione ad Est, confermarsi ai playoff e raggiungere le Finals sembra ancora un’idea proibitiva, ma chi avrebbe mai pensato di vedere Stevens, Thomas e i Celtics così in alto e così presto?

Secondo classificato: Erik Spoelstra
Terzo classificato: Steve Kerr

3- Giovanni Aiello: Erik Spoelstra

Voglio andare controcorrente e lanciare una provocazione: per me il premio di Coach of the Year dovrebbe andare a Erik Spoelstra. I Miami Heat hanno terminato la regular season al nono posto, mancando la qualificazione ai playoff, della Eastern Conference con il record di 41-41: una delle stagioni più esaltanti degli ultimi anni. Con un roster che ha visto partire Loul Deng, Joe Johnson e Dwayne Wade in estate, gli Heat hanno cominciato l’anno malissimo, con un record di 2-8 di cui 6 sconfitte consecutive: esattamente a metà stagione il record diceva 11-30 e bassa classifica. Da quel momento in poi la svolta: gli Heat vincono 13 partite consecutive (tra cui Houston, Golden State e Hawks) dal 17 Gennaio al 10 Febbraio, che diventano 24 delle ultime 30. Il tutto teniamo conto con una squadra che partiva con Goran Dragic e Hassan Whiteside nel ruolo di “giocatori chiave”: le due star hanno sorpreso tutti per rendimento e qualità di gioco, lo sloveno in particolare. Un roster modellato su giocatori singolarmente molto limitati e considerati gregari, che in questo sistema e con questo piano tecnico, insieme, hanno avuto il quinto miglior Defensive Rating, vinto 20 delle 43 partite contro le squadre qualificate ai playoff e Spoelstra è riuscito a dare ancora minuti nba a gente come Babbit, McGruder, Ellington e Reed. Da premiare coach Spo per la capacità di rendere funzionale e a tratti determinante un giocatore come Dion Waiters, oppure per aver scelto e inserito nel suo sistema James Johnson, un giocatore di un IQ incredibile, esploso nel gioco di questi Heat. Spoelstra è riuscito ad ottenere il massimo dal “materiale” a sua disposizione, costruendo un piano di gioco che potesse risaltare le singole caratteristiche di ognuno, dando vita ad una stagione davvero entusiasmante.

Secondo classificato: Mike D’Antoni
Terzo classificato: Quinn Snyder

4- Voto del pubblico: Brad Stevens

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Con un margine nettissimo, il coach dei Celtics ha vinto anche il voto popolare, superando di gran lunga D’Antoni e Snyder, che hanno chiuso il podio.

Classifica finale:

1- Brad Stevens: 9 punti

2- Mike D’Antoni: 6 punti

3- Erik Spoelstra: 5 punti

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