BU Awards 2017: Rookie of the Year

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Da quest’anno tutti i premi individuali verranno annunciati al termine delle Finals, in particolare il 26 Giugno, durante una cerimonia unica. Noi di BasketUniverso invece li assegneremo giorno per giorno, tre di noi compileranno il proprio podio e in base anche al “voto del pubblico” decreteremo il vincitore dei vari BU Awards 2017 (3 punti per ogni primo posto, 2 per il secondo, 1 per il terzo).

 

1- Mattia Moretti: Malcolm Brogdon

La storia avrebbe potuto essere diversa se Joel Embiid non si fosse fermato a sole 31 partite giocate questa stagione. La scelta sembra quella di una reginetta del ballo di ripiego, perché la più bella è rimasta imbottigliata nel traffico. C’è però da dire che Brogdon ha fatto una stagione davvero spettacolare, rivelandosi una pedina fondamentale per i Bucks. Al di là delle cifre – comunque ottime in rapporto ai minuti giocati – l’impatto sul campo è stato spaventoso su entrambi i lati e la sua importanza si è fatta sentire proprio nell’assenza delle ultime partite. Proprio per questo preferisco dare il premio all’underdog dell’anno. Difesa, punti, poliedricità. Un giocatore con ampi margini di miglioramento che ha dimostrato di avere già adesso qualcosa di difficilmente allenabile: quello che chiamerei fattore “testa”, sia dal punto di vista dell’intelligenza che della mentalità. Dario Šarić è secondo perché salito di colpi soprattutto con l’assenza del compagno Embiid, mentre quest’ultimo merita comunque una menzione per l’impatto spaventoso nonostante le poche partite.

Secondo Posto: Dario Šarić
Terzo Posto: Joel Embiid

 

2- Ilaria Palmas: Malcolm Brogdon

Dopo una stagione in cui il premio di Rookie of The Year è stato indirizzato verso la Città dell’Amore Fraterno sin dai primi mesi (con Embiid prima e Šarić poi), spezzo una lancia in favore di un altro candidato, Malcolm Brogdon. Scelta numero 36 dei Bucks allo scorso Draft (una vera e propria steal), “The President”, come è stato soprannominato a causa della sua cultura e passione per la politica, si è dimostrato uno dei giocatori più NBA-ready dell’intera classe del 2016. Con l’infortunio di Matthew Dellavedova arrivato intorno alla fine di Dicembre, Jason Kidd ha deciso di dare fiducia al ragazzo da Virginia University. Malcolm non si è lasciato scappare l’occasione di dimostrare il suo valore, passando da 9.1 a 13.2 punti di media, conditi da 5.8 assist, 4.5 rimbalzi e il 44% da tre punti nelle seguenti dodici partite da titolare. Oro colato per Milwaukee, che ha trovato in Brogdon un giocatore solido ed efficiente dal perimetro, a cui non trema la mano nei momenti decisivi: un esempio ne è il jumper segnato sulla sirena ad Avery Bradley (non il primo che passa) che ha messo in cassaforte la vittoria dei Bucks al Garden di poche settimane fa, una delle più convincenti della stagione. Le medie di Brogdon dopo il suo primo anno nella Lega sono di 10.2 punti, 2.8 rimbalzi e 4.5 assist, con il 45.7 % dal campo e il 40% da tre: cifre maturate in un contesto tutto sommato vincente (i Bucks hanno chiuso la stagione come sesti ad Est, con un record di 42-40) e mantenute costanti per tutto il corso dell’anno. Forse non basteranno al ventiquattrenne originario di Norcross per conquistare il premio di rookie dell’anno, ma di sicuro lasciano a Jason Kidd, John Hammond e tutta Milwaukee la sensazione di aver trovato un giocatore speciale.

Secondo Posto: Dario Šarić
Terzo Posto: Buddy Hield

 

3- Stefano Muratorio: Malcolm Brogdon

Chi è il miglior rookie dell’anno? A sensazioni direi Embiid, col cuore direi Šarić, ma razionalmente lo dò a Brogdon. Le ragioni sono riconducibili a diversi fattori, il primo sono le statistiche: i 10 punti, 3 rimbalzi e 4 assist in 26′ di media sono stati raggiunti dopo un inizio anno in cui il playmaker dei Bucks non trovava molto spazio. La seconda ragione è il risultato di squadra, se i Bucks sono ai Playoff è sicuramente merito di Antetokounmpo, ma Brogdon si è dimostrato il giocatore ideale da affiancare al greco: tiro, difesa e capacità di sfruttare mismatch difensivi ed offensivi, insomma due prototipi di giocatori del futuro, complementari, nella stessa squadra (beato Kidd). Il terzo fattore si chiama spregiudicatezza, le schiacciate contro Cleveland sono ancora nei nostri occhi, il ragazzo non è giovanissimo, ma dicono lavori durissimo e questo sembra essere il fattore che fa crescere Brogdon giorno dopo giorno, inconsapevolmente, ma verticalmente. E poi ultimo fattore, assolutamente da non sottovalutare, è la posizione in campo, attualmente la più competitiva della lega, Brogdon sembra fatto apposta per normalizzare il gap tra top e medium level playmaker con un modo di giocare unico, ma che può portare il ruolo ad un nuovo step evolutivo.

Secondo Posto: Dario Šarić
Terzo Posto: Joel Embiid

 

4- Voto del pubblico: Dario Šarić

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Il voto popolare ha premiato senza troppi fronzoli Dario Šarić, che ha chiuso nel sondaggio nettamente davanti al compagno Joel Embiid e a Malcolm Brogdon.

 

Classifica finale:

1- Malcolm Brogdon: 10 punti

2- Dario Šarić: 9 punti

3- Joel Embiid: 4 punti

Francesco Manzi

Milano native. Laureato in Scienze Politiche all'Università Statale di Milano, studente di Comunicazione per le Organizzazioni e le Imprese all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Tifoso degli Orlando Magic e dell'AC Milan, fondatore di BasketUniverso con una passione smodata per sport e musica rap.
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