Focus: Agrigento, un progetto oltre la storia

Focus Rubriche Serie A2

Penso che un sogno così non ritorni mai più” è una pensiero semplice che descrive l’unicità di ciò che gira attorno al nostro mondo, quei ricordi indelebili da raccontare ai nipoti anche a 70 anni come se fossero vissuti per la prima volta. Nel 1958, Domenico Modugno scrisse queste parole come introduzione al suo noto singolo “Nel blu dipinto di blu”, un pezzo unico eppure un punto di svolta duraturo e storico per la musica italiana per originalità e melodia. Modugno scelse poi una voce diversa da quella musicale, ovvero la politica, e tra i luoghi dove si fece notare più per questa tendenza, vi fu una paese dove l’eternità delle storie permane da quasi 2500 anni: Agrigento.

In quel territorio dove un tempo vi fu il nucleo originario della splendida Akragas e dal quale oggi abbiamo la Valle dei Templi, uno dei patrimoni artistici più belli della nostra penisola, oggi sta sorgendo una nuova storia in un’altra categoria, ovvero quella della pallacanestro con la Fortitudo Agrigento, società di A2 Gold, autrice di annata costruita con ottimi attributi e culminata con la sfiorata promozione in Serie A.

www.grandangoloagrigento.it

Questa cenerentola fu fondata nel 1969 dopo i precedenti progetti fallimentari delle squadre della provincia, e dal campionato promozione ha perseguito un percorso lento, con qualche difficoltà, ma crescente, trovando nel 2009 la promozione in A Dilettanti sotto il presidente storico Salvatore Moncada. Il livello della categoria ha riportato indietro la società biancoazzurra, ma dal 2011 è cambiato tutto: il motivo è probabilmente la figura che ormai ruota attorno ad ogni progetto biancoazzurro da 4 anni, ovvero il coach Franco Ciani, un allenatore con una mentalità nuova, operaia e vincente.

Nella stagione 2011-2012, la Fortitudo si rinnova con gli ingaggi di due italoargentini di livello (Chiarastella e Paparella), l’ottimo tiratore Di Viccaro e le ali BirindelliDi Simone; attorno a questi nuovi giocatori vengono confermati il totem italoaustraliano Pennisi, il giovane play Anello, il solido Giovanatto e soprattutto l’esperto Paolo Emilio Mossi, mentre per la categoria under arrivano l’italoamericano Brown e l’avellinese Di Lascio. Questo team sarà ricordato parecchio per una stagione da urlo, incorniciata in un “triplete” da vittoria della regular season con un record strepitoso di 29-3, coppa Italia DNB e promozione in DNA: una percorso perfetto che, a guardarlo oggi, ben pochi avrebbero pronosticato che sarebbe stato non solo la conclusione di una annata fuori dal comune, ma anche l’inizio di un era di fioritura.

L’anno successivo, i giocatori esperti vengono confermati e a questi si aggiunge il play ex-Varese Demartini; attorno ad essi vengono ingaggiati giovani promettenti quali Quarisa, De Laurentiis ma soprattutto Mian; dagli under vengono chiamati Rotolo e Portannese. Prestagione e stagione regolare sono caratterizzate da continui cambiamenti nel roster, tra gli infortuni di Chiarastella e Giovanatto (sostituiti da Castelli e Chiacig) e l’addio di Mossi poco prima del termine del girone di andata (al suo posto arriva Moruzzi). La società si riconferma in Coppa Italia, venendo però eliminata al primo turno da Matera, mentre la stagione vede un soddisfacente terzo gradino del podio; ma l’avversario al primo turno è di nuovo la compagine biancoblu: la serie è avvincente e combattutta, ma a gara5 la spuntano i basilicati e i sogni di promozione in Legadue vengono rimandati all’anno successivo.

Franco Ciani, allenatore della Fortitudo Agrigento (agrigentosport.com)
Franco Ciani, allenatore della Fortitudo Agrigento (agrigentosport.com)

La stagione 2013-2014 parte all’insegna dell’entusiasmo e la consapevolezza di aver di fronte un forte gruppo ma che ancora deve compiere il salto di qualità. Il mercato segna la partenza di metà del roster precedente e solo tre sono gli acquisti: Mocavero, lungo ex-Barcellona eletto poi capitano, ma soprattutto Alessandro Piazza, playmaker da Reggio Calabria dotato di una intelligenza e visione di gioco fuori dal comune, e Kwame Vaughn, guardia classe ’90 da California State. Dopo un’avvio molto a rilento con una chimica di squadra ancora da assemblare, da Novembre in poi è un campionato quasi perfetto (24-2) con una striscia vincente pazzesca di 14 partite consecutive. Con Mian e Chiarastella in quintetto assieme ai nuovi arrivati, il giro palla dei biancoazzurri aumenta di velocità, dinamismo e fantasia: il risultato è la vittoria della Legadue Silver e quindi l’accesso ai playoff per la Serie A. Il progetto però non ha abbastanza forza per poter competere con squadre di livello superiore: Trento spazza via i siciliani per 3-0, ma, nonostante questo, il risultato a fine stagione è ancora una volta straordinario.

E arriviamo a questa annata: un passo alla volta viene modellata una squadra che possa reggere il confronto nella nuova categoria di A2 Gold. Del roster precedente restano Piazza, De Laurentiis, Chiarastella e Portannese. Il GM Cristian Mayer riesce a modellare un team giovane ma molto competitivo: Udom, lungo interessante classe ’93 da Siena, Saccaggi, gran tiratore ex-Omegna classe ’89, e Vai, promettente play-guardia classe ’95 dal vivaio di Varese, si uniscono all’unico innesto di esperienza, ovvero Marco Evangelisti, l’ultima stagione a Torino. Alla voce USA, da Norfolk State viene pescato Penndarvis Williams, guardia dal talento offensivo strepitoso, e da Elburn David Duzinski, centro con ottime qualità, entrambi alla loro prima annata da professionisti. I biancoazzurri partono davvero col botto, a dimostrazione di volersela giocare e mettendo le avversarie sull’attenti; nelle partite successive però la squadra viene ridimensionata da una striscia negativa che abbassa il record al 50% di vittorie e a metà campionato esce dalla zona playoff facendo presagire un girone di ritorno difficile. Qui però emergono la grinta e la voglia di vincere del gruppo: dopo aver sfruttato un periodo di 4 vittorie di fila (3 esterne),  il Palaempedocle non vede più sconfitte fino alla fine del campionato permettendo il raggiungimento della post-season. Si parla di una stagione dai mille volti ma trionfale per la neopromossa, che offensivamente ha trovato in ogni suo componente, soprattutto negli esterni, una circolazione veloce del gioco con buonissime percentuali. La difesa ha viaggiato su alti livelli con un blocco capace di ruotare bene, favorendo così i recuperi e la possibilità del contropiede. Che i biancoazzurri sarebbero andati fino in fondo era poco prevedibile, ma sicuramente c’era la sensazione che sarebbero stati un’insidia.

La serie contro Verona (scaligerabasket.it)

Il primo turno è contro Treviso: il fattore campo detta legge in una serie conclusasi 2-1 ma in cui i siciliani dimostrano di essere in ottime condizioni. Di fronte, al secondo turno, si presenta la capolista Verona, perfetta per tutta la stagione e quasi imbattibile: l’avventura, sulla carta, sembra chiudersi qui, invece Agrigento spiazza tutti i pronostici con un 3-1 ai gialloblu che, dopo gara1, vengono nettamente battuti nelle successive tre sfide, realizzando un upset clamoroso. La società siciliana non vuole fermarsi qui e con un altro 3-1, in una sfida tra due dei migliori coach della categoria, batte Casale Monferrato in semifinale: la tattica difensiva di Ramondino viene superata due volte in Piemonte e in Sicilia a gara4. L’avversario in finale è una bestia nera dei biancoazzurri: la Torino di coach Bechi, dal talento offensivo di prima qualità e battuta solo una volta in questi playoff. Eppure, come aveva fatto per tutta la stagione, Agrigento riesce a ribaltare tutte le aspettative portandosi avanti 2-1 nella serie, con la possibilità a gara4 in casa di portare a casa il trofeo. Nel momento in cui però la Cenerentola arriva ad un passo dal bacio con il principe, la mezzanotte scocca nei minuti finali di gara4: Torino vince in volata e la decisiva gara5 è totalmente dominata dai gialloblu. La PMS sale, Agrigento resta in A2, ma il percorso compiuto da questo roster li rende comunque i protagonisti della stagione appena conclusa.

sport.livesicilia.it
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Come si è arrivati a un traguardo del genere? Abbiamo spiegato prima come è andata la stagione regolare, ma analizziamo al meglio questi Playoff. Contro Treviso, la compagine siciliana non ha mostrato grosse lacune, anzi, addirittura ha trovato miglior rendimento da David Dudzinski: il lungo di Elburn, poco costante per quasi tutta la stagione, nelle ultime gare di campionato era stato molto produttivo sotto canestro, lasciando intravedere il giocatore che forse non era stato veramente ammirato per il resto della regular season. Oltre alle costanti Piazza e Williams, molto apporto è arrivato da Udom e Saccaggi, mine vaganti nelle vittorie in terra amica. La serie contro Verona invece ha evidenziato un atteggiamento più concentrato: per spiegare meglio, i siciliani si sono presentati in una condizione atletica ma soprattutto mentale molto più solida e lucida e, come si suol dire, “da clima Playoff”. Dal punto di vista del gioco, il fattore più evidente è stato ancora una volta Dudzinski: contro l’MVP del campionato, Darryl Monroe, il lungo classe ’91 ha dominato la serie sotto le plance cancellando il centro gialloblu su entrambi i fronti del campo. Hanno inciso molto anche la panchina, molto più produttiva dei cambi veronesi, e le giocate di Chiarastella, con il capitano limitato bene nei primi tre incontri, ma MVP di gara4 con le giocate decisive. Nella serie contro Casale Monferrato la capacità realizzativa di squadra è venuta molto meno, merito del blocco difensivo che coach Ramondino ha mostrato in tutto l’arco della stagione. Nei primi due incontri al Palaferraris, 10′ di blackout dell’attacco piemontese (ultimo periodo di gara1 e il primo di gara2) uniti alle costanti penetrazioni che hanno caricato di falli i rossoblu, sono stati i fattori hanno spianato la strada verso il successo ai ragazzi di coach Ciani; in gara3, Ramondino ha imbrigliato bene l’attacco biancoazzurro con una difesa che ha prodotto più recuperi e meno palle perse, mentre gara4 ha puntato gli occhi su bellissimo duello tra Piazza e Blizzard, con il play di Bologna che ha realizzato la sua miglior prestazione stagionale confezionando serie e finale. Infine, nell’ultimo atto contro Torino, i siciliani nelle prime tre gare, per larghi tratti, sono riusciti a mettere in difficoltà la squadra gialloblu imponendo il proprio gioco e riuscendo a limitare i lunghi torinesi e soprattutto a favorire il gioco degli esterni e di Dudzinski che si sono rivelati ancora una volta l’arma in più; in gara4 infine è successo ciò che i siculi non avrebbero dovuto concedere: il break a Torino nel finale del terzo quarto che ha permesso alla formazione di coach Bechi di rimanere avanti per tutto l’ultimo quarto. Quel break, più i liberi di Dudzinski che sarebbero valsi il pareggio, sono state le chiavi della sconfitta che si è rivelata pesante perché ha poi minato le sicurezze biancoazzurre e risollevato il morale gialloblu, che in casa a gara5 ha straripato.

Insomma, si tratta di una squadra con una solidità mentale e gestionale che ha lavorato ogni giorno per migliorare sé stessa, ma soprattutto è un progetto che non ha alzato mai la testa, giocando con l’atteggiamento di chi non aveva nulla da perdere e mettendo anima e corpo per raggiungere un traguardo che è storia, e pure oltre.

Il sogno è finito, si torna alla realtà con il prossimo campionato da affrontare. Stavolta però Agrigento avrà un occhio di riguardo diverso, un occhio più attento, più rispettabile e soprattutto più ammirevole. Come lo aveva il poeta greco Pindaro che a suo tempo disse:”Te prego, o splendida, più bella tra le città dei mortali”. Lo splendore oggi guarda anche alla palla a spicchi.

 

Federico Gaibotti

Classe '92 di Brescia, laureato in Scienze Motorie presso l'Università di Bologna, attualmente specializzando in Scienze dello Sport presso l'Università di Urbino. Appassionato di tutto il movimento cestistico italiano e internazionale professionistico e giovanile. Supporter dei San Antonio Spurs. Collaboratore per BasketUniverso da Ottobre 2014
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