Gianni Petrucci: “Perché da 13 anni non vinciamo niente?”

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Il presidente della FIP, Gianni Petrucci, è intervenuto in diretta a “Tutti Convocati”, la trasmissione sportiva di Radio 24. Il numero uno della Federazione ha dichiarato che bisognerà capire perché da molti anni l’Italbasket non vince e per quale motivo il nostro movimento è stato scavalcato da quello di tanti altri Paesi.
È necessario tuttavia constatare che il presidente federale sarebbe la figura chiamata a rispondere a questi interrogativi, invece di rimandarli a “qualche tecnico bravo”.

Ecco un estratto dell’intervento di Petrucci.

Probabilmente gli altri hanno lavorato meglio di noi perciò a fine Europeo dovremo fare un’analisi per capire perché non vinciamo una medaglia da 13 anni. Stranamente nell’attività giovanile siamo i secondi in Europa e allora qualche tecnico bravo dovrà analizzare il perché. Abbiamo gli allenatori più bravi del mondo, i soldi onestamente non mancano, probabilmente anche io ho fatto degli errori ma bisognerà fare un’analisi per capire cosa non va, non bastano più piccoli rattoppi. Avete visto qual è la nostra situazione impiantistica? Io sono comunque ottimista, le cadute sono l’occasione migliore per risalire.

Petrucci ha parlato anche di Ettore Messina e della sfida con la Serbia.

Tanjevic ha detto che questa Nazionale è una creatura chirurgica di Messina. Parliamo di un grande coach che ha vinto ovunque sia andato, c’è tanto di Ettore e dei sui collaboratori in questa Nazionale che io non voglio definire operaia. All’inizio nessuno pensava che saremmo arrivati ai quarti, abbiamo giocatore come Baldi Rossi, Biligha e Filloy che pochi conoscevano, in questi si vede “il manico”, la mano di un grande allenatore e psicologo, un uomo di grande carisma. Io sono innamorato di Messina, un coach deve essere bravo ma anche avere carattere, lui ce l’ha.
All’Italia serve partire a handicap per caricarsi, non dico che con la Serbia vinceremo perché siamo sfavoriti ma loro dovrebbero avere almeno un po’ di paura.

Roberto Caporilli

Nato ad Alatri (Fr) nel ’93 e qui diplomato al Liceo Classico. Laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università di Roma Tor Vergata nel 2016, collanora con BU da Ottobre del 2012. Appese le scarpette al chiodo dopo essere arrivato fino alla C2 con la squadra della sua città, è istruttore minibasket e collabora con varie testate della provincia di Frosinone.
Addetto stampa del Basket Ferentino dal 2015 al 2017, anno durante il quale è diventato giornalista pubblicista.

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6 Commenti su "Gianni Petrucci: “Perché da 13 anni non vinciamo niente?”"

Laura <span class="wpdiscuz-comment-count" title="commenti utente"><i class="fa fa-post-count"></i>57</span>

Ecco, proprio l’esempio Datome…quanta panchina ha fatto a Siena? Perchè? Giocando di più sarebbe stato un fattore molto prima di quando è esploso. Un giovane deve avere la fortuna di finire nella squadra giusta?Cosa succede all’estero, viene dato più spazio ai giocatori molto giovani con talento? (è una domanda, non lo so come sia) 

Stefano D'Andreagiovanni <span class="wpdiscuz-comment-count" title="commenti utente"><i class="fa fa-post-count"></i>105</span>

La promozione del movimento come dice Davide non va dimenticata, ovvio, è una cosa fondamentale per ampliare la base di praticanti. Il problema è che se si vuole una Nazionale vincente da questa base bisogna riuscire a ricavare dei giocatori di alto livello mondiale. E avere grandi giocatori italiani aiuta anche la promozione, generando così il classico circolo virtuoso.

Voglio puntualizzare che ho dei dubbi non sul quanto e con che passione si lavora nei settori giovanili ma sul come, con quali metodi. Nel post precedente ho fatto due esempi eclatanti, ma non serve arrivare ai fenomeni per capire che fanno un lavoro migliore del nostro, basta vedere la base di buoni giocatori che completano nazionali come Spagna, Francia, Germania e Grecia per trovare ventenni già elementi importanti. Molti portano gli esempi italiani di Datome e Melli, che sono esplosi “appena gli hanno dato fiducia”, cosa anche vera ma parliamo comunque di giocatori che hanno sin da subito mostrato un talento lampante e che già calcavano i parquet della Serie A da “maturandi”.

Davide <span class="wpdiscuz-comment-count" title="commenti utente"><i class="fa fa-post-count"></i>204</span>

Concordo con quanto detto da Steve. Mi permetto di aggiungere che a mio avviso il movimento va curato a 360 gradi e non solo con le giovanili (sacrosante e da curare al massimo). Esempio: la “palla-pallavolo” trasmessa in prima serata con migliaia di spettatori (annoiati) a guardare le partite mentre noi facevamo questo su Facebookcomment imageVideo e foto griffati di giocatori in pose “sexy” e non che non servivano assolutamente a nulla, con tanto di fischi e lazzi dei commentatori.E poi vogliamo parlare di questocomment imageCioè… davvero tu i 40 milioni di budget li spendi così? Senza creare eventi? Potresti addirittura fare un canale televisivo dedicato. E che è poi? Il ritorno dei morti viventicomment image

Stefano D'Andreagiovanni <span class="wpdiscuz-comment-count" title="commenti utente"><i class="fa fa-post-count"></i>105</span>

Beh, basterebbe qualche giocatore con un decimo del talento di Doncic 😀

E’ difficile fare delle classifiche di chi ha i migliori settori giovanili. Soprattutto basato sui tornei internazionali: non basta un argento mondiale u19 per dire che dietro al Canada e davanti agli USA ci siamo noi. Soprattutto se negli ultimi anni tra campionati europei u18 e u20 non è che abbiamo fatto incetta di medaglie. Nel complesso va detto che i risultati sono abbastanza buoni però questo potrebbe significare che creiamo giocatori più precocemente disciplinati tatticamente, quindi che riescono a fare bella figura giocando di squadra, ma che come talento non sono all’altezza dei pari età delle altre Nazionali.

Per me il problema non è il passaggio ai campionati senior, se non in pochissimi casi, ma proprio del fatto che vengono fuori dalle giovanili senza essersi formati adeguatamente per essere o diventare in pochi anni giocatori di alto livello. I casi luminosi di Doncic e Porzingis sono emblematici, punte di diamante di settori giovanili di squadre spagnole, che li hanno affinati da ragazzini e a 18 anni erano già titolari.

Laura <span class="wpdiscuz-comment-count" title="commenti utente"><i class="fa fa-post-count"></i>57</span>

Stefano D’Andreagiovanni Ha scritto: Anzi quasi sicuramente il problema è lì, dato che a 18-19 anni sono pochissimi quelli che riescono a tenere il campo in A2, figuriamoci se sono pronti per l’A1.

Esatto, ci servono più Doncic che a 18 anni si giocano l’Europeo in Nazionale…ok, forse ho esagerato 😄Se è vero quello che dice Petrucci che nelle giovanili siamo i secondi in Europa, allora probabilmente non scatta quel “qualcosa” nel passaggio giovanili-squadre maggiori. Non funziona.

Stefano D'Andreagiovanni <span class="wpdiscuz-comment-count" title="commenti utente"><i class="fa fa-post-count"></i>105</span>

Dopo più di quattro anni di presidenza Petrucci si accorge che bisogna capire perché il nostro movimento è stato sorpassato dagli altri Paesi e fa fatica a livello di Nazionali? Non credo alle mie orecchie. Le Nazionali giovanili vanno benino, ma i risultati di talune spedizioni Under sono troppo episodici per poter dire che nei settori giovanili si lavora bene. Anzi quasi sicuramente il problema è lì, dato che a 18-19 anni sono pochissimi quelli che riescono a tenere il campo in A2, figuriamoci se sono pronti per l’A1.

Lascia il tempo che trova ai fini del discorso affermare “abbiamo gli allenatori più bravi del mondo”, cosa che ci può anche stare se ci si riferisce a Messina, Trinchieri, Pianigiani o Scariolo, e in prospettiva a Buscaglia e Menetti. Ma questo c’entra poco con la qualità dei giocatori, che come detto sopra dipende soprattutto dai settori giovanili, dove probabilmente non abbiamo più gli allenatori migliori del mondo.

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