Giovani Made in Italy: Michele Antelli, come essere un n.10

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Cosa distingue un playmaker dall’essere bravo o migliorabile? “Non chiederti cosa i tuoi compagni di squadra possono fare per te. Chiediti cosa tu puoi fare per i tuoi compagni di squadra”. La ricerca non è difficile, per chi volesse sapere la fonte: Magic Johnson, uno dei giocatori più altruisti, divertenti e sorridenti e allo stesso tempo competitivo e fantascientifico nella storia del gioco. Un giocatore che ha stravolto il ruolo di regista con un fisico di 206 centimetri. Fantasia, visione di gioco e soprattutto “team work” ai massimi livelli: questi tre sostantivi potrebbero già dare un’idea di un buon playmaker. Nel modo di intendere la pallacanestro all’italiana, il regista predilige il giro-palla tra i compagni, con eventuale apertura degli spazi in penetrazione, ma cercando poco la via del canestro e mettendosi prima di tutto al servizio della squadra: è il caso di Michele Antelli, playmaker del Rucker San Vendemiano ma di scuola Cernusco sul Naviglio e Reyer Venezia.

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NOME: Michele Antelli

DATA DI NASCITA: 12/01/1998 a Cernusco sul Naviglio (MI)

RUOLO: Playmaker

SQUADRA: Rucker San Vendemiano (Serie B)

 

Michele inizia a giocare a pallacanestro fin da piccolo, all’età di 6 anni, guidato dalla stessa passione che ha suo fratello maggiore Luca: la figura del fratello lo spinge in tutto e per tutto, anche nella squadra dove andare a formarsi, ovviamente nella palestra Aldo Moro vicino a casa. Dovranno passare dodici anni prima che la notorietà, il talento e l’attenzione delle grandi squadre lo portino lontano da casa.

Ma andiamo con ordine: nel corso dei primi anni, il figlio di Mauro e Silvia mostra notevoli capacità non solo come playmaker nel palleggio e nel controllo del corpo, ma anche una discreta voglia di fare canestro e difendere con intelligenza. Questi punti a 15 anni possono essere notati tra raduni del progetto azzurro ed allenamenti con la maglia della nazionale, e così Michele si presenta alla prima importante vetrina della sua carriera in Italia: il “Trofeo delle regioni 2013”, nell’edizione di Genova; il ragazzo rappresenta al meglio i “bufali” di Cernusco, con un torneo da 13.3 punti di media e un 3° posto con la Lombardia, in un torneo quasi perfetto (sconfitta solo contro la Toscana di Bucarelli e Moretti). Il grande merito della crescita di questo ragazzo passa dalle mani fatate di Marco Cornaghi, giovane allenatore rampante ma con una mentalità fuori dal comune nella crescita dei giovani: riesce a imprimere nella testa dei suoi giocatori schemi tattici semplici ma enormemente efficaci, che puntino molto più sull’intensità fisica e mentale che sulla fisicità dei giocatori. Con Antelli stella del gruppo, il basket Cernusco si afferma come la cenerentola del basket giovanile con due terzi posti, prima alle Finali Nazionali U14 di Bormio, poi alle Finali Nazionali U15 di Cento; il playmaker milanese infila prestazioni convincenti nei due tornei, chiudendo con la presenza, in entrambe le manifestazioni, nel miglior quintetto.

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E qui, oltre alle soddisfazioni aumentate con la convocazione al Trofeo dell’Amicizia con la maglia azzurra, cominciano anche i guai: la Reyer Venezia bussa alla porta. L’offerta è allettante, ma Michele, d’accordo con la famiglia, rifiuta cortesemente: è il segnale che il suo basket si sta evolvendo. L’annata successiva è di nuovo ricca di soddisfazioni, con l’arrivo alle Finali Nazionali U17 di Porto Sant’Epidio: l’avventura si conclude agli spareggi (12.5 punti di media), dopo aver fatto sudare la fortissima Assigeco Casalpusterlengo di Costa e Dincic, e di fatto anche la love-story con il basket di casa sua. E’ sempre la Reyer a ripresentarsi, dopo aver messo sotto osservazione il giocatore intensifica i contatti e, avendo ottenuto l’approvazione della famiglia e di coach Cornaghi, il playmaker accetta il trasferimento nella laguna. In concomitanza con il trasferimento, Michele ottiene anche un posto importante nelle fila della Nazionale: il ragazzo, infatti, convince Bocchino, a suon di prestazioni importanti, a portarlo a Riga per il torneo Europeo U16; l’Italia chiude la manifestazione al 5° posto, con Michele che si guadagna il suo onesto quarto d’ora in campo, come cambio di Lorenzo Penna, e mette a segno 4.6 punti conditi da 1.4 rimbalzi e 1.1 assist e una grande intensità difensiva.

L’estate 2014 finisce, inizia un nuovo capitolo cestistico con una nuova maglia in un gruppo che lo vede playmaker titolare e che vanta giocatori come Leonardo Totè, Riccardo Bolpin, Riccardo Visconti e Alessandro Simioni. Sotto coach Buffo arriva anche un’importante trasformazione: se prima, a Cernusco, Michele era stato più un playmaker a cui veniva richiesto di andare a canestro e trovare punti, a Venezia diventa un giocatore più maturo, con il compito di gestire la squadra e far circolare il pallone. Sotto la nuova direzione tecnica, il ragazzo accumula anche esperienza a livello europeo, con l’8° posto al ANGT di Belgrado in cui infila 6.8 punti di media a cui si aggiungono 4.3 rimbalzi e 4.8 assist. Giocando anche con il doppio tesseramento per l’U17 e la DNG, riesce a disputare entrambe le Finali Nazionali del 2015 di Treviso e Torino: in terra piemontese va male, con un torneo giocato sottotono dalla compagine orogranata e chiusosi agli spareggi, mentre a Treviso è sempre l’Assigeco Casalpusterlengo a togliergli soddisfazioni, negando a Michele e compagni il gradino più basso del podio nella finalina della manifestazione. In entrambe le manifestazioni si nota già l’impronta nel nuovo sistema: 6.3 punti, 3.5 rimbalzi e 4 assist sono le medie di Torino, mentre in terra veneta gira sui 11 punti, 3.5 rimbalzi e 4.7 assist a gara.

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La crescita prosegue a pieno ritmo anche nella stagione 2015-2016, quando affina le sue doti di palleggiatore e regista, diventando pian piano quello che è definibile come giocatore maturo. All’ANGT di Roma, concluso al 7° posto, il ragazzo risulta determinante in un gruppo che poggia troppo sulle spalle del talento di Visconti: la guardia purtroppo non è al top e ne risente anche la prestazione collettiva, con Antelli che non può fare meglio con 9.3 punti, 3 rimbalzi e 4.5 assist. Però la Reyer quell’anno in Italia è davvero ai massimi livelli: gli orogranata si arrendono solo in finale ai padroni di casa di Cantù alle Finali Nazionali U20 in una manifestazione da 7.7 punti, 3.5 rimbalzi e 4.5 assist per il playmaker azzurro, mentre è tra i protagonisti del suo primo scudetto U18 a Pordenone, dove ha la meglio, mostrando una grande tenuta mentale, sulla Virtus Bologna nella finale vinta per 79-76, quando mette a segno 15 punti e sforna ben 7 assist, siglando alcune giocate decisive nei minuti conclusivi di gara. Nella manifestazione friulana tiene medie più che buone con 10.8 punti, 2 rimbalzi e 3.7 assist a gara.

Ora siamo nel corso della stagione 2016-2017 e per Antelli, in accordo per il prestito con Venezia, è stato il momento di entrare nel mondo dei professionisti: la Rucker San Vendemiano, squadra che milita nel campionato di Serie B, lo ha selezionato come playmaker titolare del suo nuovo progetto. Per il play di Cernusco si tratta di una grande opportunità che gli permette di giocare tanti minuti, di crescere come giocatore e di restare in terra veneta per finire gli studi liceali: il suo impatto è subito fondamentale con 9.2 punti di media in 26’ di gioco, a cui si aggiungono 2.9 rimbalzi e 3.7 assist nelle 12 gare finora disputate.

Dopo averne descritto la carriera, analizziamo le qualità singole del giocatore: Michele Antelli è un playmaker che ha subito importanti cambiamenti nel suo percorso giovanile a livello di cifre, ma ancora di più in termini di formazione nel ruolo. Parliamo di un regista con una struttura fisica poco robusta, ma potenzialmente atletica ed esplosiva, necessaria per dargli quella velocità in grado di reggere sugli scivolamenti difensivi e di battere gli avversari sul primo passo; a questo aggiunge un’eccellente controllo del corpo in grado di disorientare gli avversari e che gli permette di cambiare scelte in corsa e adeguarsi ai movimenti dei playmaker avversari.

Offensivamente, può fare tutto: tiro dal palleggio, piedi per terra, 1vs1, penetrazioni per l’appoggio o uno scarico… tutto! Ha nel suo repertorio un ball-handling veloce e controllato in grado di garantirgli diverse soluzioni per battere l’avversario. La meccanica di tiro è molto pulita, con una meccanica ben sviluppata accompagnata da un morbido rilascio del pallone, che viene applicata prevalentemente sui tiri mid-range, anche se non disdegna anche la soluzione da dietro l’arco. Negli attacchi al ferro preferisce le vie centrali con ottimo uso di entrambe le mani per l’appoggio, anche se recentemente ha imparato a costruirsi un’apertura anche dall’ uscita dai blocchi: in particolare, nel pick n roll, è bravo a sfruttare il blocco dei lunghi per poter creare una situazione di vantaggio e adeguare così il marcatore del compagno alle sue scelte offensive. Possiede una visione di gioco e un’intelligenza tattica come pochi per la sua età: non cerca quasi mai la soluzione personale, ma punta di più a innescare i compagni liberi per trovare il canestro nella maniera più vantaggiosa; questo lo rende un esimio cervello in cabina di regia, in grado di gestire bene il gioco sia dal punto di vista del ritmo sia da quello delle scelte.

A livello difensivo, dimostra di gestire al meglio le situazioni “a uomo” con una difesa aggressiva che segue di pari passo il ritmo del diretto marcatore, mentre nelle letture può migliorare tanto, essendo anche un discreto stealer. Ci sono anche punti assolutamente da migliorare: il tiro da tre punti in termini di spazio e scelta, la gestione del pallone nelle situazioni offensive (in cui spesso si affida alla prima scelta di servire il compagno più vicino a canestro anche se ben marcato, e nei raddoppi degli avversari) e le letture difensive, compensabili solo con una adeguata formazione tattica.

Insomma, abbiamo di fronte un notevolissimo playmaker, con ampi margini di miglioramento, ma già ben inquadrato e formato nel ruolo: un giocatore che preferisce giocare tanto con i compagni, non ambizioso, e funzionale per il gioco e la vittoria di squadra. Un vero numero 10 che aspetta solo di tornare alla base veneziana, per poter far parlare di sé nel basket che conta.

Federico Gaibotti

About Federico Gaibotti

Classe '92 di Brescia, laureato in Scienze Motorie presso l'Università di Bologna, attualmente specializzando in Scienze dello Sport presso l'Università di Urbino. Appassionato di tutto il movimento cestistico italiano e internazionale professionistico e giovanile. Supporter dei San Antonio Spurs. Collaboratore per BasketUniverso da Ottobre 2014

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