Italbasket: Crescere insieme

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gentile italia

Guardiamo avanti.

Si è concluso il campionato europeo della spedizione azzurra con quella che, per come intendo io la pallacanestro, è stata la prestazione che più di tutte ha fatto capire la profonda crescita e maturazione di questo gruppo.

La partita di ieri con la Repubblica Ceca non era affatto semplice: la delusione dell’eliminazione, la frustrazione del day after e l’evidentissima stanchezza psicofisica erano animali pericolosi da addomesticare contro un avversario che, invece, arrivava senza nulla da perdere a giocarsi un obiettivo – il preolimpico – che aveva solo sognato. Sarà stato utile, in questo senso, l’aver assistito alla Lettonia andare fino al +15 contro la Grecia di Katsikaris (a proposito, hats off per V-Span che ha annunciato l’addio alla nazionale, al pari di Zisis e Bourousis) che ha giocato esattamente come la squadra che non si aspettava di uscire ai quarti, salvo infilare 5-6 minuti di basket corale per sistemare la pratica a pochi attimi dalla fine.

L’Italia è stata quadrata da subito, giocando ovviamente sottoritmo e con metà (scarsa) dell’intensità vista fino all’altro ieri, ma non ha mai dato a Satoransky e compagnia l’idea di poter vincere, ha avuto un lodevole Cusin a far la voce grossa sotto le plance e ha saputo assestare l’allungo decisivo grazie ad un terzo quarto offensivamente eccelso della premiata ditta Mago-Beli.

Aver trovato le energie nervose per giocare questo spareggio è un grosso salto di qualità per questo gruppo, e sono personalmente orgoglioso che si sia compreso a fondo l’importanza dell’obiettivo del qualification round per le Olimpiadi. Questo era il nostro traguardo: vergognarsene e rifiutarsi di accettarlo è, a quanto leggo, impossibile per buona parte dell’opinione pubblica, ma così è e questa è la nostra dimensione ad oggi.

Perché sicuramente un’Italbasket nelle prime 4 avrebbe aiutato a nascondere gli enormi problemi del nostro sistema in generale – a colpi di “La nazionale trascina il movimento” tanto caro al nostro Petrucci – e i comunque grandi difetti della nostra selezione in particolare (scarsa attitudine difensiva individuale, attacco prevedibile e fermo a tratti, limiti di squadra in alcuni ruoli ecc).

Quello che dobbiamo volere come intero movimento è progredire, e senza dubbio noi non siamo ancora dove vogliamo e dobbiamo essere per giocarci con continuità dei piazzamenti importanti in una manifestazione complicatissima come Eurobasket è.

Penso ad Ale Gentile, che inizia il terzo anno consecutivo come capitano e protagonista principale dell’EA7, da lui trascinata in una stagione non esaltante (recuperatevi le sue prestazioni da gara 5 in poi con Sassari); al Cincia, neo-papà atteso all’esordio in Eurolega in una piazza come Milano; a Gigi, che sarà sotto la guida di Obradovic in una squadra con enormi ambizioni; ad Amedeo, che deve cercare di guadagnarsi sempre più spazio e considerazione, a Nik che andrà al Bamberg dal nostro Trinchieri, a Dani che dovrà giocare da spalla di quel fenomeno di Spanoulis.

E ai nostri azzurri d’oltreoceano: a Gallo e Beli, a cui auguro di cementificare il proprio status e avere una stagione in salute, e Mago, che spero trovi un ambiente che riesca a stimolarlo come Pianigiani è riuscito a fare, e a riguadagnarsi una reputazione fin troppo messa in discussione.

Insomma, tutti sono chiamati a crescere nella prossima stagione: alcuni di loro ce la faranno, altri si scontreranno con i propri limiti e faranno fatica. Sicuramente tutti ci proveranno e avranno nella testa, seppur in un angolino, l’idea che tutto ciò che fanno è anche per la nostra Nazionale e per fare sempre meglio. Sognando Rio.

Quindi cresciamo anche noi, e accettiamoli: se lo meritano.

About Manuel Riccio

Anni 22, nato e cresciuto a Varese. Laureato in economia e studente di Sport Business alla Ghirada. Amo leggere e discutere di sport. Collaboro con BasketUniverso dal settembre 2015.
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