Italiano d’America

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Christian Burns è italiano da quando, il 17 luglio 2009, ha sposato la bellissima Emma Ersilia Nazzaro, americana di nascita ma con nonni molisani; quindi, grazie al matrimonio, anche il lungo della Red October Cantù ha ottenuto la cittadinanza italiana.
A seguito di questo “vantaggio”, Burns ha potuto giocare per molti anni in Europa da comunitario, senza dover obbligare le società a spendere un visto per lui, dettaglio non di poco conto nel mercato cestistico del Vecchio Continente. Tant’è che il nativo di Trenton ha militato in Germania (Ulm), Ucraina (Ferro-ZNTU) e Israele (Elitzur Maccabi Netanya), prima di approdare per la prima volta nella sua carriera nel Bel Paese, a Montegranaro, già 27enne, chiudendo la stagione con 15 punti e 7 rimbalzi, con 29 marcature in una singola partita come season high. Cifre mica da ridere.
Quest’ottima annata l’ha portato all’Enisey Krasnojarsk, in Siberia, team di altissimo livello nel campionato russo. La stagione successiva firma al Cez Nymburk, con cui vince il campionato ceco e partecipa alla VTB League.
Arrivando ai giorni nostri, l’anno scorso inizia all’Al Wasl, prima di essere riportato nel nostro Paese dalla Germani Basket Brescia, anche grazie al quale riesce a centrare per la prima volta nella propria storia le Final Eight di Coppa Italia, bissate quest’anno e quasi vinte contro Torino.
Burns dimostra di essere uno dei migliori lunghi della nostra Lega, collezionando doppie doppie a ripetizione, tra l’altro spesso partendo dalla panchina e avendo minutaggi ridotti, trovandosi davanti a sé nelle rotazioni l’MVP del campionato, Marcus Landry.
Ettore Messina si accorge delle sue prestazioni e decide di convocarlo in Nazionale, complice anche un problema generazionale a livello di lunghi: Andrea Bargnani dà forfait, Danilo Gallinari idem, Davide Pascolo si fa male durante il training camp e il #23 si ritrova a far parte della spedizione israeliana, dopo aver brillato nelle varie amichevoli estive.
Ad Eurobasket non ha avuto particolare fortuna, giocando poco più di 8 minuti di media e solo 4 delle 7 gare disputate dagli Azzurri.

Arriviamo però a questa stagione, dove ha avuto un notevole miglioramento, tra lo scetticismo generale (Brescia ha deciso di non confermarlo), sia con la maglia di Cantù, sia con quella della Nazionale, che continua a vestire con grande orgoglio, come ha sempre ripetuto in ogni intervista, forse molto più di chi in Italia ci è nato. In particolar modo, è stato uno dei migliori in campo nell’ultima tornata, sia contro l’Olanda sia nella vittoriosa trasferta in Romania. Gli avversari erano quelli che erano però in entrambi i casi ha sfiorato la doppia doppia.
Eppure il meglio di sé lo sta dando con i canturini, tant’è che su di lui si sono già piombate Milano e Bologna. Infatti Burns ha finora collezionato 11 doppie doppie su 19 partite disputate, leader di tutta la Serie A in questa speciale classifica, registrando come high di punti 24, nella vittoriosa trasferta brindisina, quella che ha consegnato ufficialmente ai brianzoli la qualificazione alla Coppa Italia, e come high di rimbalzi 15, sia a Torino sia domenica scorsa con Pistoia.
Cifre alla mano, è il miglior lungo italiano del campionato, nonché il giocatore con la media valutazione più alta (19.6) di chiunque altro, dove il secondo ha un punto in meno rispetto a lui.
E allora la domanda sorge spontanea: perché ci abbiamo messo così tanto a “scoprire” Christian Charles Burns? In un vuoto generazionale di lunghi com’è quello che stiamo vivendo oggi, si sarebbe potuto e dovuto puntare prima sul classe 1985, dato che per anni abbiamo pregato che Andrea Bargnani fosse in condizioni fisiche adeguate per stare sul parquet, oltre a dover puntare sul “Pandino” Marco Cusin, un usato sicurissimo, che ha però moltissimi limiti nel basket moderno, fatto di tanto atletismo e tiro da tre punti. Entrambe caratteristiche non appartenenti a Cusin, bensì all’ “italiano d’America”.

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