La delusione di Jahlil Okafor: “Io capro espiatorio, faccio parte di questo Processo?”

NBA News

Trust The Process, il motto con il quale sono diventati famosi negli ultimi anni i Philadelphia 76ers, è riecheggiato ancora più forte in questi giorni dopo il massimo salariale che la franchigia ha concesso a Joel Embiid, emblema del progetto avviato ormai cinque stagioni fa da Sam Hinkie e che punta a trovare un primo step di realizzazione quest’anno. Se Embiid, che si è anche guadagnato il soprannome di Process, nonostante le sole 31 partite giocate, sembra essere una delle stelle più luminose della NBA che verrà, Jahlil Okafor è all’estremo opposto.

Terza scelta al Draft 2015, Okafor è rapidamente passato da candidato al Rookie of the Year ad esubero dei Sixers, messo in ombra nella passata stagione da Embiid e risultato estremamente insufficiente anche dopo l’infortunio del compagno che lo ha portato comunque a partire 33 volte in quintetto. In un faccia-a-faccia con SB Nation, il centro di Philadelphia ha confessato tutta la propria delusione per la situazione attuale:

Non sono sicuro di far ancora parte della squadra. Sono davvero parte di questo Processo? Sono davvero parte di questa cultura? Questo è il motivo per il quale i miei compagni scherzano sui social, mentre io sto in silenzio. Vado ad un evento dei Sixers, sorrido, faccio delle foto coi bambini e cose così, ma nel frattempo penso: “Faccio parte di questa squadra?”.

Mi sembra che sia diventato il capro espiatorio per un sacco di problemi del Processo. Qualcosa che ho imparato è che, quando perdi, la gente cerca di spiegare perché stai perdendo. E penso che sia a quel punto che si sia iniziato a parlare della mia difesa. “Non sa difendere, per quello hanno vinto solo 10 partite”. Ma ci sono molte altre ragioni per le quali abbiamo vinto solo 10 partite quella stagione. Poi arriva il secondo anno [lo scorso, ndr]. E’ il primo anno di JoJo [Embiid, ndr] in NBA, quindi non gli si dà colpe. Ed è il primo anno anche per Dario [Saric, ndr], quindi non gli si dà colpe. Nerlens [Noel, ndr] si era appena operato e Ben [Simmons, ndr] non poteva scendere in campo, quindi credo che sia stato ancora una volta io il capro espiatorio.

Ho iniziato a pensare di non essere parte di questo futuro, non è stato qualcosa come dire: “Oddio, mi stanno mettendo da parte”. Credo di essermi messo da parte da solo. A volte penso che sarebbe bello ricominciare da capo, in una nuova squadra, in un nuovo contesto, con nuovi compagni. Ci penso spesso e credo potrei trarne beneficio.

Francesco Manzi

Milano native. Laureato in Scienze Politiche all’Università Statale di Milano, studente di Comunicazione per le Organizzazioni e le Imprese all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Tifoso degli Orlando Magic e dell’AC Milan, fondatore di BasketUniverso con una passione smodata per sport e musica rap.

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