La magia della Coppa Italia: un decennio dopo Devin Smith, Avellino vuole ripetersi a Firenze

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Correva l’anno 2008. La stagione era quella 2007/08. L’accordo con il gruppo Sidigas, datato 14 luglio 2011, era lontano anni luce; era l’ennesima stagione targata Air. Le ultime due annate erano state disastrose e avevano portato, in ordine cronologico, ad una retrocessione (poi evitata in seguito al fallimento di Roseto) e ad un miracoloso terzultimo posto (arrivo a pari punti con Reggio Emilia), che consentì ai ragazzi di Boniciolli di evitare la retrocessione, all’epoca retrocedevano le ultime due in classifica. Quella 2006/07 sembrava essere una di quelle annate che nascono male e terminano nel peggiore dei modi, ma la Scandone, pur tempestata da una serie incredibile di infortuni, avendo superato in entrambe le occasioni Reggio Emilia durante la Regular Season, riuscì a raggiungere la salvezza all’ultima giornata poiché il team emiliano uscì sconfitto dal PalaFantozzi. La fine di un incubo che, vista la sconfitta interna dell’Air contro Biella all’ultima giornata, stava per diventare realtà. Lo stesso incubo diede inizio ad una vera e propria rivoluzione, partita con l’acquisizione della proprietà della società da parte della famiglia Ercolino.

La nuova dirigenza decise di confermare, e al tempo stesso assegnargli il ruolo di General Manager, Matteo Boniciolli mentre furono confermati soltanto cinque atleti del gruppo della stagione precedente, Nikola Radulović, Pasquale Paolisso, Peter Lisicky, Marco Rossetti e Simon Petrov. In Irpinia arrivò gente del calibro di Marques Green, Alex RighettiDevin Smith ed Eric Williams. L’annata inizia con tre sconfitte consecutive, ma la Scandone reagisce e, grazie ad alcuni blitz esterni (a Bologna, Milano, Treviso, Varese), conclude il girone d’andata al quinto posto in classifica (22 punti), ottenendo la qualificazione per le Final Eight. Al PalaMalaguti di Casalecchio di Reno, l’Air prima elimina la Premiata Montegranaro (73-69) e poi l’Angelico Biella (77-63). La coppa, nonostante l’entusiasmo travolgente che circonda il team irpino, visto che l’altra finalista è La Fortezza Bologna, padrona di casa, è ancora tutta da conquistare. Le triple (6) di Devin Smith, l’asse Green-Williams, ed infine, lo sfondamento subito da Cavaliero ad un minuto dalla sirena finale, sanciscono il trionfo, storico, dell’Air. Durante il girone di ritorno, il cammino della Scandone è costellato da alti e bassi; la sconfitta contro Montegranaro è seguita da un ciclo di cinque successi (tra cui quello con la capolista Siena, ancora imbattuta) mentre altre sei vittorie consecutive, arrivate dopo tre ko, consegnano a Boniciolli il terzo posto in classifica. Dopo aver superato Capo d’Orlando ai quarti di finale (3-0) e conquistato la qualificazione all’Eurolega, l’Air si arrende dinanzi alla Virtus Roma (3-0), poi sconfitta in finale da Siena. Il 28 maggio 2008 Matteo Boniciolli, ritenendo ormai concluso il suo ciclo ad Avellino, decise di lasciare sia l’incarico di General Manager sia quello di allenatore.

 

L’AVVENTO DEL GRUPPO SIDIGAS

Contrariamente a quanto si possa immaginare pensando alle tre (poi diventate cinque) partecipazioni consecutive alla Coppa Italia, la conquista del primo trofeo e la qualificazione alla Regular Season dell’Eurolega sancirono l’inizio di un periodo tutt’altro che felice: i traguardi raggiunti sul campo (un 9° ed un 11° posto in classifica) non furono dei migliori e, soprattutto, di lì a poco la famiglia Ercolino lasciò l’incarico di Amministratore Unico a Giuseppe Sampietro (4 marzo 2011). Questo si rivelò essere il primo passo verso una nuova era, quella che dal sopracitato 15 luglio 2011 è targata Sidigas; proprio il “Gruppo Sidigas” prima prese il posto dell’AIR in qualità di main-sponsor e poi diventò proprietario della società. Il primo triennio, dal 2012 al 2015, come testimoniato dai continui cambi della guida tecnica, da Giorgio Valli a Cesare Pancotto passando per i vari Vitucci, Frates e Tucci, non portò con sé grandi successi sul campo (tre salvezze tranquille e poco altro) ma, al tempo stesso, fece comprendere a tutto l’ambiente l’importanza di avere una società solida dal punto di vista economico. L’ultimo passo, e veniamo quasi ai giorni nostri, fu compiuto con la separazione dal direttore generale Nevola, che stese il tappetto rosso per l’arrivo della coppia Alberani-Sacripanti, che è riuscita a far splendere nuovamente la stella della Sidigas in Italia ed in Europa. Per far comprendere il tipo di organizzazione che Nicola e Pino hanno portato all’interno degli uffici del PalaDelMauro fin dal loro approdo in Irpinia, basti pensare che nelle stagioni addietro il roster non contava alcun elemento al suo interno fino ai primi giorni di settembre, assurdo no? Per non dilungarci ulteriormente tralasciamo il riassunto delle prime due stagioni del duo di cui stiamo analizzando il lavoro e concentriamoci sui giocatori che hanno vissuto ad Avellino un’importante tappa della loro carriera cestistica. Si pensi a Joe Ragland, tornato sotto i riflettori dopo la breve esperienza turca al Pinar, James Nunnally, approdato al Fenerbahce da MVP del nostro campionato, a stelle già affermate come David Logan Kyrylo Fesenko oppure all’eterno Maarten Leunen, riportato in Italia dal suo mentore Sacripanti. Sembra inutile dire che il numero dei record, partendo dal filotto di 12 vittorie consecutive, che sono stati riscritti durante questi due anni e mezzo, è cospicuo. I paragoni tra le due ere, le due proprietà e le relative guide tecniche non devono essere fatti sia per una questione di etica sia per non incappare in errori di valutazione ma avvertiamo l’esigenza di dirvi che questa Sidigas ha concluso il girone d’andata, qualificandosi alle Final Eight, a quota 24 punti. Si tratta di record? Ovvio che sì, dato che al termine del girone d’andata (22 lo scorso anno e 14 due stagioni fa) non erano mai stati così tanti. La curiosità? Ve l’abbiamo detta prima, ma ve la ribadiamo: la Scandone concluse la stagione 2006/07 con 24 punti in classifica mentre durante quella successiva collezionò 22 punti nel solo girone d’andata.

 

COSA SERVE ALLA SIDIGAS PER RIPETERSI?

Insomma, il discorso è chiaro: non ce ne voglia la “teoria dei corsi e ricorsi storici”, ma Avelino, intesa sia come città che come squadra, arriva in un modo completamente diverso a Firenze rispetto a come arrivò, dieci anni fa, a Casalecchio di Reno. Che ciò sia un bene o un male solo il campo potrà dircelo. L’ambiente, grazie alla vittoria agevole maturata domenica scorsa contro Pistoia che ha riconsegnato ai lupi il primo posto in graduatoria, ha ritrovato il giusto entusiasmo per una competizione di tale importanza: sono attesi circa duemila appassionati a Firenze. Ma allo staff tecnico servirà anche, e soprattutto, altro per riportare il tanto ambito trofeo in Campania: a partire dalla leadership di Ariel Filloy, che vorrà arricchire la sua bacheca, Maarten Leunen Jason Rich, passando per i vari Fesenko e Bruno Fitipaldo fino ai, non poi così tanto, comprimari D’Ercole, Scrubb, Wells, Zerini e N’Diaye. In sostanza servirà, fin dalla palla a due del match contro la Vanoli, l’apporto di tutti, nessuno escluso. La sensazione è che questo gruppo, a 113 km dall’odierna Unipol Arena (ex PalaMalaguti, ndr), abbia tutte le carte in regola per riscrivere la storia.

 

Fonte immagine in evidenza: www.sportavellino.it

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