La rinascita della Virtus dalle proprie ceneri: e ora viene il bello!

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Rivedere Piazza Maggiore piena di anime bianconere fa sicuramente un certo effetto. E permette alla memoria di viaggiare verso i tempi che furono, quelli della sequenza infinita di successi in Italia (e in Europa) che non lasciavano mai solo il Nettuno. Associando questi due eventi quindi l’occhio corre subito al calendario e vede 19 giugno 2017, 16 anni dopo l’ultima Eurolega e 14 anni dopo quell’estate 2003 che spezzò in maniera netta la storia della Virtus, quasi un Anno Zero nella conta delle stagioni, divise in prima e dopo la radiazione. Dal punto di vista sportivo la risalita è stata (quasi) immediata: la Serie A riconquistata al secondo tentativo e una finale scudetto nel 2007, nell’epoca del dominio Siena in cui il secondo posto era l’unico obiettivo possibile per le squadre “normali”. Il problema però era questo. Il popolo della Virtus non si era abituato e non si abituerà mai ad avere una squadra “normale”, e nonostante il ritorno delle Vu Nere qualcosa si era rotto, con il coinvolgimento di piazza che non era più quello di un tempo. Il declino è stato costante, la gestione Sabatini è stata deficitaria sotto l’aspetto comunicativo (per quanto vada ringraziato per aver evitato la sparizione), e gli ultimi anni di Fondazione hanno ampliato le distanze, con una lunga agonia terminata inevitabilmente lo scorso anno.

Ecco un’altra data importante, rappresentata dal 4 maggio 2016: per la prima volta nella sua storia la Virtus retrocede sul campo, a coronamento di una stagione dove tutti sono colpevoli. Peggio di così non si poteva fare e Basciano (altro soggetto da ringraziare per aver evitato il fallimento nonostante non abbia avuto risalto mediatico) in qualità di “gestore” della Fondazione capisce che la situazione così com’è strutturata è insostenibile, e spinto dal presidente “di campo” Bucci decide di aprire la caccia ad un nuovo comandante. Salta fuori così il nome di Zanetti, il quale dopo mesi di studio del progetto si convince a fare un passo in avanti che era nell’aria da tempo e prende la maggioranza delle quote. Inevitabilmente affidarsi ad un colosso mondiale del genere (918mln di € di fatturato nel 2016) muta nuovamente la storia della Virtus prima ancora che la fisionomia dell’organigramma, con un nuovo capitolo pronto ad essere scritto.

Le ambizioni cambiano, gli investimenti sono immediati, si ricorre pesantemente al mercato per dimostrare voglia e potenzialità economica. E mentre si vince la Coppa Italia, la crescita è costante e dopo i discorsi sulle coppe Europee arrivano i Playoff conclusi in maniera trionfale.

Ecco allora che la speranza è che questo 19 giugno 2017 possa essere il nuovo Anno Zero, che si possa chiudere un’era fatta di difficoltà e di mediocrità, a cui il pubblico non era abituato e al quale non voleva abituarsi.

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Ed è proprio il pubblico il protagonista, la piazza gremita da dove si era partiti: un anno di vertice indipendentemente dalla categoria (con anche il plus della sfida cittadina con la Fortitudo) ha riavvicinato un popolo che vive di basket, vuole vivere di basket, ma che era costretto a farlo con distacco. Questa squadra, invece, composta da uomini e da questo condottiero, ha avuto la forza di incarnare lo spirito bianconero appieno, sacrificarsi per la causa al 100% e dedicare anima e corpo completamente alla canotta bianconera, dopo anni di porte girevoli e giocatori più inclini ad osservare il conto in banca che la palestra d’allenamento. 

Fin dalla prima conferenza stampa Ramagli aveva affermato che l’obiettivo di questa stagione era “ricostruire quel filo rosso che collega la squadra al pubblico”: vedendo com’è finita la stagione, con 400 persone a Trieste e una piazza piena in due serate consecutive, è stato certamente raggiunto.

 

Una nuova speranza

Il futuro immediato della Virtus appare più radioso che mai. Detto del riavvicinamento della piazza, che ha colto la retrocessione per ricompattarsi e mostrare tutto il suo amore mai perduto in anni di distacco, anche dal punto di vista tecnico qualcosa già si muove. Una buona fetta di squadra è già composta, con le riconferme che la fanno da padrone: Ndoja, Rosselli, Umeh e Lawson sono rinnovati in automatico grazie alla clausola presente nei contratti in caso di promozione, e anche Gentile sarà della truppa, grazie all’1+1 senza uscite firmato al momento dell’arrivo da Reggio Emilia. Per quanto riguarda Bruttini, la società ha la possibilità di esercitare il rinnovo entro il 30 giugno, mentre Michelori e Spizzichini sono liberi a tutti gli effetti. Più complicato il discorso legato a Spissu, che era in Emilia in prestito secco da Sassari. La volontà dei bianconeri e del play sardo è chiara ed è quella di rimanere insieme, ma bisognerà trovare l’accordo con la Dinamo che non sembra essere molto ben disposta alla perdita del classe 1995. Sui 4 giovani invece verranno considerate le richieste di prestito, per farli crescere in A2 e tornare all’ovile maggiormente formati, Oxilia al momento ha più offerte sul tavolo di Penna, Pajola e Petrovic.

Ma gli occhi ovviamente sono tutti puntati sul mercato in entrata. E se i primi nomi circolati sono quelli di Aradori e Vitali (prima della conferma di quest’ultimo a Brescia) significa che da subito c’è la volontà di essere protagonisti. Completano la prima tornata di abboccamenti Fesenko e Cusin da Avellino per i lunghi e l’MVP dell’ultimo campionato Landry (anche se ha preferito rimanere a Brescia proprio un paio di giorni fa). Zanetti ha già dichiarato di voler essere tra i top team in breve tempo in Italia e in Europa, e già quest’anno potrebbe assaporare la vetrina europea grazie alla wild card per l’Europe Cup derivante dalla vittoria in Coppa Italia. Se queste sono le premesse, si prospetta un’estate di fuochi d’artificio sotto le Due Torri.

Una chiosa più specifica la merita ovviamente l’artefice di questa stagione miracolosa, il coach Alessandro Ramagli. Chiunque in città vorrebbe la sua riconferma e ogni ora che passa prende sempre più piede questa pista, nonostante le sirene di Reggio Calabria pronta a farne il perno di un ambizioso progetto. Il tecnico livornese ha stupito tutti anche quest’anno, creando un gruppo splendido in sede di mercato col GM Julio Trovato, e poi plasmandolo al meglio in palestra. Subito identità chiara, con gioco delineato e una soluzione adatta per ogni situazione. Mai nulla lasciato alla casualità, e dopo anni di abbandono tecnico al piano di sopra (citofonare ai vari Valli, Finelli e compagnia) la differenza del manico è stata palpabile fin da subito e si è vista in campo. Il vero giudice di tutto il lavoro in palestra e nell’ombra ha parlato, e Ramagli si è guadagnato un posto tra i grandi della panchina passati da Basket City.

 

Un dato statistico

Negli ultimi anni il trend delle neo promosse è sempre stato positivo, con nuove piazze che dal basso sono arrivate nella massima serie con progetti seri e vincenti. Basti pensare che per trovare una neo-promossa direttamente retrocessa bisogna tornare indietro al 2012 con Casale Monferrato, dato che nel mentre sono salite le poi scudettate Sassari e Venezia, le finaliste Reggio Emilia e Trento, e le conferme Pistoia, Brindisi, Capo d’Orlando, Torino e Brescia.

Insomma, un anno di purgatorio per ricominciare più forti può aver fatto solo bene alla Virtus, pronta a ripartire con nuovo slancio e rinnovato entusiasmo verso una nuova vita di vertice.

 

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1 Commento su "La rinascita della Virtus dalle proprie ceneri: e ora viene il bello!"

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Vincenzo | <span class="wpdiscuz-comment-count">1757 commenti</span>
Vincenzo | 1757 commenti

Grazie Luca
Mi hai fatto rivivere i meravigliosi anni di Danilivic e Ginobili.
Forza Virtus

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