La storia siamo noi: nessuno si senta offeso, perchè nessuno la può fermare

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De Gregori cantava la storia e scriveva che la storia non si può fermare.

Quando entrai per la prima volta da allenatore Virtus dentro la casa della Virtus, nella mitica palestra dell’Arcoveggio, per un attimo la sensazione di entrare nella storia della pallacanestro si fece molto più concreta che l’astrazione di un canzone. Porelli, Messina, Richardson, Danilovic, Ginobili ti fissano dall’alto, come a ricordarti dove sei finito. Quando poi Giordano Consolini arrivò a salutarmi (avevamo allenato assieme una nazionale Under 18 con Aradori, D’Ercole e altri), sotto la sua foto, col suo caratteristico sorriso permeato di ironia, ancora di più mi sentii immerso in un ambiente surreale, sospeso oltre il momento in cui ne fai parte.

L’aspetto professionale viene molto dopo. Quando si finisce sul campo, le problematiche legate al miglioramento, alle vittorie, alle sconfitte. La quantità stessa di cose da fare, essendo parte di un contesto di alto livello, annebbiano la visione dell’esterno. Ci sono attimi in cui non sai esattamente che giorno sia, o meglio, lo sai ma solo relativamente alla prossima partita da giocare oppure quella appena giocata. Però ogni tanto in casa Virtus gli occhi si alzano e non si può fare a meno di pensare alla squadra più riconoscibile del panorama cestistico italiano, probabilmente insieme a Milano, anche al di fuori dei confini patrii.

Io la vivevo così, emozionato nel tempo in cui non ero super impegnato. Super impegnato in un contesto super esigente peraltro, dall’allora proprietario Claudio Sabatini, al GM Massimo Faraoni, a tutto quello che gravitava intorno alla prima squadra. Dai magnifici Forever Boys, agli impegni extra per i giocatori in scuole, aziende, negozi, segnale di un’appartenenza viralizzata delle V nere rispetto al territorio ed alla gente.

Oggi un pizzico o forse più di un pizzico di tristezza accompagna chiunque sia appassionato di Basket ed ancora di più chi abbia fatto parte anche solo per un attimo di quel pezzo di storia cestistica. La prima retrocessione sul campo è stata un cazzotto nello stomaco per chiunque abbia attraversato da spettatore o da addetto ai lavori il percorso storico della Virtus Bologna. Però i cazzotti difficilmente uccidono. Anzi, se il pugile colpito ha la capacità di rialzarsi, ne acquista in forza ed esperienza. La ricerca dei colpevoli all’italiana è permeata di negativismo. Lo sport che vive di sensazioni è portato all’estremizzare nel nostro bel Paese gli attimi in cui tutto è fantastico o tutto terribile. Invece le società sportive di alto livello, vanno oltre sia gli istanti, sia le vittorie o le sconfitte che dovrebbero essere frutto di programmazione e lavoro.

 

virtus bolognaIn questo momento credo sia necessaria una profonda analisi che porti a capire i risultati di un fallimento, ed è banale che la retrocessione della Virtus lo sia. Ma altrettanto credo che porsi in modo costruttivo, considerando quello che viene un anno zero, e programmare in maniera equilibrata il futuro sia la chiave per riportare la Bologna bianco-nera in campo durante… il quindicesimo round. Ci sono dei dati indiscutibili da valutare. Un bacino di utenza importantissimo per l’italia. Una centralità geografica che spinge un sacco di appassionati a passare prima o poi per Bologna. Due impianti di livello altissimo per il nostro Paese: uno più grande, moderno e quasi al livello dei palazzi europei dove si giocano le finali di Eurolega, ed un altro che trasuda pallacanestro per ogni centimetro delle proprie pareti. Una tradizione di sviluppo dei giocatori tramite un settore giovanile che ha mantenuto, pur senza la possibilità di continuare ad investire ingenti capitali, qualità e quantità anche figlie della tradizione. Un tifo organizzato corretto, numeroso e presente almeno quanto esigente e competente. Un’attenzione mediatica estremamente alta e una qualità media dei rappresentanti dell’informazione più alta e informata della media nazionale. Una passione di fondo per il Basket da parte del tessuto cittadino tutto, con una conseguente disponibilità ad iniziative che coinvolgano contemporaneamente il basket e la città. Una gran quantità di addetti ai lavori, di piccole società collegate, allenatori, dirigenti, arbitri, ufficiali che per un attimo del loro percorso sono transitati nel lunghissimo percorso delle V nere.

E’ vero che l’aspetto economico oggi è preponderante ed imprescindibile. E’ certo che la Virtus del 2000, così come altre realtà Italiane, erano competitive sotto il profilo del budget con i top team Europei, mentre questo non è più vero oggi. Credo che proprio per questa ragione una realtà ambiziosa potrebbe prendere come modello di riferimento strutture che, a partire dal talento, possano lavorare per svilupparlo e raccogliere i frutti del lavoro mantenendosi ad alti livelli tramite questo, penso a situazioni come il Partizan di Belgrado ad esempio. Chiaro che la proponibilità di una idea come questa passi comunque nel reperire risorse, dotarsi di una struttura stabile, aver la pazienza di aspettare lo sviluppo dei giocatori, muoversi in anticipo su mercati che un club ad alto budget può non aver la pazienza di aspettare.

virtus bologna

Mettersi nelle condizioni di ridurre gli errori, ma non aspettarsi di non farne, perché lo sviluppo dei giocatori talvolta non porta all’esplosione ai massimi livelli degli stessi, anche se un buon lavoro è stato fatto. Pensare a coinvolgere ed in qualche modo rendere un poco più popolare una realtà che nella città Felsinea è spesso stata considerata di élite, pur fidelizzando una larga parte della popolazione. Fare, proporre, produrre, non dar nulla per scontato, rendersi appetibili. Tutte idee, nient’altro che idee. Poi buttarle su carta dall’esterno è pure molto facile. Ma il mio intento è, parlando della Virtus, di ricordarne la storia, ma non tenerne conto. Oggi il passato è passato. Danilovic non gioca più, Richardson non gioca più, altri non giocano più ed altri ancora non giocano più a Bologna. Ma la Virtus oggi c’è e ci sarà domani.

Perché, la storia, nessuno la può fermare: ci saranno ostacoli e chilometri da superare… ma certo, per farlo, il modo migliore è fare passi in avanti, non indietro. Guardare verso l’orizzonte, ricordando quel che c’è stato dietro le nostre spalle, talvolta sorridendo, talvolta con un’espressione amara, ma senza voltarsi indietro. Non rimpiangendo, ma proponendo.

Marco Sodini

About Marco Sodini

Nato a Viareggio ha iniziato ad allenare a 21 anni nella propria città. Dopo trascorsi a Lucca ( serie B e settore Giovanile ) approda a Livorno dove con il Don Bosco Under 18 sfiora un titolo Juniores eccellenza ( Pescara 2006 ) ed allena per la prima volta una Nazionale Giovanile ( under 18 ). Nel 2008 e 2009 è assistente di Dell'Agnello in Legadue ( anche miglior staff del campionato nel 2009 ) per poi esordire in Serie A come vice allenatore della Virtus Bologna, dove rimane 3 stagioni. Nel 2013 l'esperienza all'estero in Superleague Ucraina con il B.C. Kiev, poi la chiamata a Milano nello staff di Luca Banchi e lo scorso campionato l'esperienza da capo allenatore a Piacenza in Legadue. Nel maggio 2015 è anche stato il primo allenatore Europeo a tenere un Clinic in Colombia.

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