One for the ages – La storica tripla doppia del Barba

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L’avvento di un nuovo anno porta con sé tante aspettative e tanti nuovi obiettivi da raggiungere. Per questo motivo, abbiamo deciso di interrompere il nostro tour della memoria e focalizzarci su quanto sta accadendo nel nostro presente. E’ un presente per certi versi rivoluzionario; stiamo assistendo a prestazioni che hanno riscritto il libro dei record o che quanto meno sono andati molto vicino a farlo: basti pensare ai 60 punti di Klay Thompson in meno di 3 quarti, o al 20+20 di Chris Paul senza palle perse, o ancora alla prestazione inaugurale di Anthony Davis da 50 punti, 16 rimbalzi, 7 assist, 4 rubate e 5 stoppate e così via.

Ed eccoci quindi qui a celebrare colui che nella storia ha voluto entrarci passando direttamente dalla porta principale. Questo è il racconto della storica
tripla doppia da 53 punti, 16 rimbalzi e 17 assist: mai nessuno come lui. Il “barba” James Harden.

James Edward Harden Jr. nasce a Los Angeles il 26 agosto del 1989, ed è il terzo figlio della signora Monja Willis e suo padre James Harden Sr. Il motivo per il quale non trovate la sigla Jr. a fianco al nome di Harden è dovuto al fatto di non voler associare il suo nome a quello di suo padre, dipendente dalla droga e assiduo frequentante delle prigioni californiane.

hqdefaultAl momento di scegliere la high school, mamma Monja decise di mandarlo lontano da Rancho Dominguez, quartiere emergente di Los Angeles con poca violenza criminale ma con molti tentativi di furti nelle case. La scelta ricadde su Artesia High School, liceo con un ottimo programma studentesco e con una forte predisposizione alla pallacanestro, ma soprattutto ex liceo dell’idolo del giovane James: Micheal no, Magic nemmeno, bensì il grande tiratore Jason Kapono. Non a caso Harden vorrà successivamente andare a UCLA per seguire le orme del #24 ma non sarà così.
Harden sale alla ribalta durante il suo secondo anno in cui entra a far parte del quintetto base, chiudendo la stagione con 13 punti di media. Al terzo anno supera il metro e ottanta di altezza e affina il suo tiro in sospensione diventando la stella della squadra con quasi 20 punti di media e strascinando la squadra ad un record di 33-1, tenendo sempre con un profilo basso ed un comportamento rispettoso sia dei suoi compagni che del suo allenatore. Dopo un’altra grande stagione era giunto il momento di scegliere l’Università: come detto, James spingeva per UCLA ma la scelta ricadde su Arizona State dal momento che il suo coach liceale Pera, era ora assistente presso la stessa Università e sua madre si stava trasferendo a Phoenix per assistere la madre malata.

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Sin da subito, Harden divenne il leader di una giovane squadra, portandola ad un record di 21 vittorie e 13 sconfitte con 17 punti e 2 rubate di media, tirando con il 40% dalla linea dei 3 punti; tuttavia tutto questo non fu sufficiente per qualificarsi per il torneo NCAA. L’anno seguente migliorò ancora toccando il picco il 30 novembre del 2008 quando segnò ben 40 punti contro UTEP e portando Arizona State al torneo NCAA con un record di 20 vittorie e 10 sconfitte. Grazie ad una stagione da 20 punti 5 rimbalzi e 4 assist venne nominato giocatore dell’anno per la PAC-10 e All-American all’unanimità, nonostante la sconfitta in finale per il titolo della PAC-10, contro la USC di Daniel Hackett.

La sconfitta per mano di Syracuse al torneo, segna la fine del percorso universitario di Harden che si dichiara eleggibile al Draft del 2009 in cui viene scelto alla numero #3 dagli Oklahoma City Thunder, andando così a formare un trio devastante con Durant e Westbrook, scelti nei 2 anni precedenti. Coach Brooks ha per le mani una squadra con enorme talento e decide così di usare Harden come sesto uomo. Il primo anno si chiude con quasi 10 punti di media in poco più di 20 minuti di impiego a sera ma il suo apporto è fondamentale per trasformare OKC in una squadra dal record vincente, passando da 23 a 50 vittorie ma ai Playoffs vengono eliminati al primo turno dai futuri campioni dei Lakers . L’anno seguente si passa a più di 12 punti a sera, migliorando il record della squadra di altre 5 vittorie. Il viaggio si interrompe in finale di Conference per mano ancora una volta dei futuri campioni dei Dallas Mavericks, dopo una serie meravigliosa ma assai dispendiosa contro Memphis al turno precedente.

 

Nella stagione 2011-2012 arriva la definitiva esplosione. Sempre partendo dalla panchina, Harden tocca quasi i 17 punti di media in 31 minuti di impiego, vincendo quasi all’unanimità il premio di sesto uomo dell’anno. OKC vince 47 delle 66 partite disputate per via del lockout, arrivando così ai Playoffs in grande confidenza. Nei primi due turni si prendono la rivincita, spazzando via sia i Mavericks che i Lakers, mentre in finale di Conference rimontano da 2-0 a 4-2 contro i San Antonio Spurs, dando vita ad un duello da ricordare contro l’altro grande mancino che ha fatto la storia dei nero-argento, Manu Ginobili. Si arriva così per la prima volta alle Finali NBA, in cui però vengono superati in 5 gare dai Miami Heat di un LeBron James al suo primo titolo in carriera.

Quando sembra tutto pronto per scrivere la storia della franchigia arriva la trade che non ti aspetti. Il GM dei Thunder Sam Presti deve rinnovare i contratti di Harden e Ibaka a cifre molto importanti che porterebbero OKC a sforare il tetto salariale, pagando fior fior di milioni di dollari nella così detta “tassa di lusso”. Il proprietario non essendo disposto a perdere i suoi profitti, invita sostanzialmente il suo General Manager a fare una scelta tra i due giocatori. La scelta ricade su Ibaka che accetta il rinnovo da 12 milioni all’anno, mentre Harden lo rifiuta, aprendo così lo scenario che porta alla cessione. La destinazione è il Texas presso gli Houston Rockets che scambiano Kevin Martin, Jeremy Lamb, più due scelte al primo turno per James Harden, Daequan Cook e Cole Aldrich.

NBA: Houston Rockets-Media Day

L’esordio con la nuova maglia è da ricordare. 37 punti e 12 assist contro Memphis. Mai nessuno al debutto ci era riuscito. Harden ha ora la squadra nelle sue mani e qualche giorno dopo firma il suo career-high a quota 45 contro gli Hawks. Il suo impatto è devastante tanto da chiudere la stagione con 26 punti, 6 assist e 5 rimbalzi di media, riportando Houston ai Playoffs dopo un’assenza di 5 anni, ma uscendo al primo turno per mano dei suoi ex compagni dei Thunder.

Nell’anno seguente arriva la firma di Dwight Howard, che relega Houston tra le grandi favorite al titolo NBA. La stagione si chiude con un record di 54 vittorie che vale il 4° posto ad Ovest ma ancora una volta arriva la sconfitta al primo turno, questa volta contro i Blazers di Lillard che segna sulla sirena la tripla della vittoria in Gara 6. Nella stagione 14/15, Harden alza il livello del suo gioco, toccando i 27.4 punti di media a cui aggiunge 7 assist, 6 rimbalzi e 2 rubate in 37 minuti di impiego, guidando i Rockets alla finale di Conference in cui vengono eliminati dai futuri campioni dei rivoluzionari Warriors di Curry e Kerr.

Dopo una stagione deludente si arriva così alla stagione in corso, in cui Harden sotto la guida di D’Antoni, diventa a tutti gli effetti non solo un playmaker, ma un giocatore incontenibile. Houston viaggia a gonfie vele sotto la regia del “Barba” che innesca le bocche da fuoco posizionate sul perimetro, che portano il nome di Gordon, Ariza e Anderson. Le triple doppie iniziano a diventare un risultato quasi quotidiano fino ad arrivare allo scorso primo gennaio quando Houston ospita i New York Knicks.

NBA: New York Knicks at Houston Rockets

I Knicks partono forte portandosi in vantaggio in doppia cifra nonostante Harden segni o assista tutti i primi 20 punti dei Rockets. Dopo una breve pausa in panchina, il numero 13, inizia a carburare propiziando un parziale che regala a Houston ben 14 punti di vantaggio all’intervallo. Harden ha già 24 punti, 9 rimbalzi e 10 assist. Il gioco dei Rockets è abbastanza delineato: correre in contropiede sempre e comunque e qualora non fosse possibile, pick&roll centrale tra Harden ed il centro di turno tra Capela, Harrell o Nenè, e gli altri 3 citati in precedenza sugli scarichi. Le poche variazioni da questo sistema si hanno o con un pick&pop con Anderson o con un doppio blocco sulla palla. Ma come il buon D’Antoni insegna, si tira solo nei primi 7 secondi dell’azione.

Nel terzo quarto, James ricomincia da dove aveva concluso, continuando a martellare il canestro dei Knicks a suon di triple e penetrazioni, raccogliendo inoltre tanti giri in lunetta in cui è quasi infallibile. Holiday difende forte ma Harden è molto più furbo e navigato, “rubando” tantissimi falli con il suo consueto “rip move“. New York tuttavia torna a contatto ma ci pensano le solite triple di Gordon e Anderson, assistite dalla stessa “barba”, a chiudere le ostilità.

Ebbene si questa è la stat line di Harden: 53 punti (14/26 dal campo con un 9/16 da 3 più 16/18 ai liberi), 16 rimbalzi (3 offensivi), 17 assist e 8 palle perse.

Secondo la “Elias Sports Bureau”, Harden ha partecipato a ben 95 punti dei 129 totali della squadra, secondo solo ai 100 punti di Wilt Chamberlain.
Per la prima volta nella storia un giocatore ha chiuso la partita con almeno 50 punti, 15 rimbalzi e 15 assist.
Ha eguagliato Micheal Jordan con 4 partite consecutive da almeno 30 punti e 10 assist.
Ha firmato il suo personale career-high alla voce punti e pareggiato quello per gli assist e per le triple realizzate.
Ha raggiunto il suo ex compagno di squadra Westbrook, come unici giocatori capaci di realizzare triple doppie con almeno 50 punti.

Stavo bene“, disse Harden ai giornalisti. “Ma il merito va dato ai miei compagni per aver segnato ed aver creato spazio per me per segnare e per essere quello che sono. Guardo ai numeri ed è incredibile. Tutta la stagione fino ad ora è incredibile“.

Avete altro da aggiungere?

Ad oggi il mio personale voto per l’MVP va a lui nonostante il numero 0 in maglia Thunder stia viaggiando ad una tripla doppia di media in una squadra di un livello inferiore. Se Houston continuerà a viaggiare a questo ritmo non potrà che arrivare  il meritato riconoscimento, dopo il secondo posto del 2015. Per i soli parziali abbiamo: 28.4 punti, 8.2 rimbalzi, 11.9 assist e 1.4 rubate

The writing is on the wall – Barba!

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