Recensione del libro – “Lost Souls” di Christian Giordano

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Eccoci arrivati al terzo appuntamento della rubrica Libro Lost Soulmensile “Segnalibero”, che si occupa di recensire libri sulla pallacanestro. Fino ad ora abbiamo parlato del libro “Somethingdifferent” di Marco Crespi, nel quale si racconta la cavalcata dalla Mens Sana Siena fino a gara-7 della finale Playoff contro l’Olimpia Milano. Il mese successivo abbiamo trattato del libro “La morte è certa, la vita no” sulla straordinaria storia della vita di Klaudio Ndoja, da migrante a giocatore di basket professionista. Una muraglia si innalza a separare i precedenti due libri recensiti da questo. L’unico punto di incontro è rappresentato da una fessura chiamata leggenda, se pur vista in maniera differente. Il libro di cui vi parleremo ora non ha nulla di tutto ciò all’interno delle sue pagine. Non vi è speranza o un lieto fine. C’è il grigio piombo delle strade, il rosso del sangue. La parte più crepuscolare dello sport e della vita. Eppure il fascino del libro sta in questo. Strano a dirsi, ma è così. Non proverete compassione per queste 35 anime perdute, proverete solo ad immaginarle. Presto capirete il motivo.

Ma chi sono le Lost Souls narrate da Christian Giordano nel suo strepitoso libro? Sono eroi nei rispettivi playground. Campioni nel basket quanto incapaci, per la maggior parte di essi, di esserlo anche nella vita. 35 Storie, con la “S” maiuscola, ognuna diversa dall’altra, anche se non mancano intrecci. Esse sono accomunate da un unico comune denominatore, persone in grado di fare di tutto con un pallone da basket, tranne che autografarlo. Gli uomini che vengono raccontati sono giocatori di grandissimo talento, molti dei quali mai arrivati al professionismo, non per carenze tecniche, bensì spesso per problematiche legate al mondo della droga e alla vita di strada.

Se lo state per leggere è perché anche voi siete morbosamente attratti da chi è passato col rosso nella vita. O magari perché, se Dio vuole, le loro storie non si vedono su YouTube e ci costringono ancora a farsi immaginare.” Questa frase di Federico Buffa, presente nella prefazione del libro, è fondamentale. Nonostante al giorno d’oggi abbiamo a disposizione numerosi strumenti tecnologici, quello che richiama maggiormente la nostra curiosità è ciò che meno comprendiamo e conosciamo. A maggior ragione se l’argomento in questione sono “I miti del basket di strada”. 35 Leggende. Un libro epico quanto le storie contenute in esso. Poi l’autore, che contribuisce a comunicare il “verbo” della pallacanestro lontana dai riflettori, a dare memoria a questi sventurati. 35 Leggende, che sono e rimangono tali, solo leggende. Il “solo”, in questo caso, non è di per sé per forza un male. Ci nega la certezza di sapere come sarebbe andata se uno di questi giocatori fosse approdato in NBA, avendo l’opportunità di giocare al pieno delle sue capacità fisiche, ma allo stesso tempo riempie la nostra mente di supposizioni, ci costringe ad immaginare, a scoprire, ad informarci e sopratutto a sognare.

Vi farete trasportare dall’autore direttamente nei ghetti degli Stati Uniti. Leggerete le gesta di questi strepitosi giocatori di pallacanestro, sentirete il sapore della sconfitta, che accomuna tutte queste vite. Ma molti di loro torneranno sui loro passi e cercheranno la redenzione indicando la retta via ai giovani, nei quali si rivedono. Alcuni di loro saranno salvati dalla Bibbia, come Billy Rieser e Steve Space.

Earl Manigault www.todayifoundout.com

Earl Manigault

Tra le leggende, Earl “The Goat” Manigult è colui che spicca. Giordano lo definisce il “re dei re” perché nettamente il più conosciuto, tra coloro che non sono mai arrivati al professionismo. Una storia che ha dell’incredibile, troppo bella per non meritare un film, che infatti puntualmente arriva nel 1996, intitolato “The Rebound”, rendendo la giusta gloria al campione di New York. Un predestinato, il cui destino gli ha voltato le spalle. Solo la fama guadagnata nei playground della Grande Mela lo renderanno immortale, gli negheranno l’oblio. Perché le sue gesta atletiche fuori dal comune rimarranno incise nella storia del basket.

Cosa hanno in comune: “Pensieri spettinati”, opera dell’aforista polacco Stanisław Jerzy Lec e “Lost Souls”? La risposta è in una frase del primo, che si ricollega al secondo: “La scarsa memoria delle generazioni consolida le leggende”. In questo caso non è la memoria che manca, ma la mancanza di fonti visive. Allora spazio a parole e scritte. Fiumi di inchiostro e montagne di frasi sono state utilizzate per tramandare ai posteri le vite di queste leggende. A colmare l’oceano di sapere delle persone affascinate da questi malaugurati talenti. Queste fonti, molto spesso più ufficiose che ufficiali, sono raggi di sole che ci illuminano. Per un campione arrivato alla ribalta nel professionismo, ce n’è un altro stroncato dalla strada.

Christian Giordano nello scrivere questo libro è stato sublime. È riuscito a non esagerare con l’enfasi, lasciandola trasparire. Ha lasciato fluire le storie delle vite, come un ruscello che scorre, impreziosendolo con dettagli. In poche pagine è riuscito a tracciare un chiaro ritratto di ciascuna “Anima perduta”, riuscendo a rimanere il più oggettivo possibile. Non mettendo notizie alla rinfusa, bensì creando un ordine stellare. Stelle come i giocatori da lui narrati. Supernove formidabili.

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