Rick Fois presenta la Finale NCAA: “Gonzaga ha tanti giocatori di altissimo livello, dovremo gestire il ritmo e i rimbalzi contro NC”

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Originario di Olbia, settimana scorsa Riccardo Fois era stato il primo italiano a raggiungere le Final Four di NCAA, da assistente di coach Few ai Gonzaga Bulldogs. Nella notte tra sabato e domenica l’asticella è stata alzata ulteriormente, e Gonzaga ha raggiunto la Finale del Torneo 2017 che andrà in scena a Phoenix stanotte contro North Carolina. Abbiamo raggiunto Rick Fois, che ci ha raccontato le emozioni per questo traguardo ed il percorso che i Bulldogs hanno fatto, perdendo solo una partita nell’arco di tutta la stagione collegiale.

Vi aspettavate questo risultato?

Sicuramente l’obiettivo a inizio stagione era quello di arrivare fino alle Final Four e di vincere il titolo, quindi l’aspettativa c’era. E’ chiaro che quando ogni anno inizi la stagione NCAA, devi scoprire un po’ com’è la tua squadra, com’è il livello delle avversarie, quindi non è una cosa automatica, però l’obiettivo iniziale, quello di ogni anno, è vincere la WCC, vincere il torneo, e poi andare alle Final Four e vincere il campionato.

Cosa temete e quale giocatore temete maggiormente in North Carolina?

Di North Carolina temiamo soprattutto la loro grandissima capacità  di andare a rimbalzo in attacco, dove prendono il 41% dei loro tiri, che è un numero pazzesco, e sono la migliore squadra NCAA per quello. E poi la loro transizione, spingono Berry, un playmaker molto in stile NBA da questo punto di vista. Quindi dovremo riuscire a gestire il ritmo della partita e vincere questa battaglia a rimbalzo.

Quale giocatore di Gonzaga ti ha sorpreso maggiormente nell’arco di questa stagione?

In un modo o nell’altro si potrebbe parlare di tutti; faccio due nomi: Silas Melson, che è un giocatore che ha veramente dovuto lavorare, ha avuto dei periodi difficili l’anno scorso in cui non riusciva a giocare come sapeva e ha continuato a lavorare, lavorare, ogni giorno, ed è arrivato a diventare un giocatore fondamentale per noi. E’ il nostro leader difensivo, è il nostro leader di energia e, probabilmente, l’MVP silenzioso della nostra annata. E Poi Johnathan Williams, un ragazzo che si è trasferito a Missouri, che è arrivato qui, ed è un lavoratore incredibile, ha dovuto aggiustare il suo stile di gioco, imparare a fare delle letture che, probabilmente, non gli erano mai state insegnate in 19 anni, è riuscito a mettere tutto insieme con grande umiltà, rinunciando anche ad un ruolo più da protagonista, ma è stato comunque ampiamente ripagato dalle prestazioni individuali.

Come pensate di preparare questa partita, consapevoli di aver comunque scritto la storia dell’università?

L’abbiamo preparata in maniera normale, per quanto normali possano essere delle Final Four NCAA. Abbiamo fatto allenamento video, come facciamo normalmente. Sappiamo di aver scritto la storia dell’università, però l’obiettivo è vincere il titolo, non è mai stato andare in finale. Siamo in un albergo nel centro di Phoenix che è tutto pieno di tifosi di Gonzaga, ci hanno detto che domani arriveranno tantissimi charter, molti di più di quanti ce n’erano durante la semifinale. Non è solo la nostra sfida ma anche di tutta la nostra città, e di tutta la nostra università. Non si sa quando potrebbe ricapitare un’occasione così; io spero presto e spero tante volte. Quando sei a un passo dal vincere qualcosa vuoi sempre vincerlo, a prescindere che sia un’amichevole o una finale NCAA. 

L’anno scorso parlavi dell’emozione di essere arrivati nelle Elite Eight. Quest’anno finale. Quali emozioni hai provato al termine del match contro South Carolina?

L’Elite Eight contro Duke furono molto emozionanti, perché era anche il mio primo anno qui, tra parentesi erano forse le prime partite di questo livello alle quali prendevo parte. Quest’anno andare in finale è stato, forse, meno emozionante da quel punto di vista. Quando sei lì, anche se ci sono 77.000 persone a guardarti, non ti rendi bene conto; è strano, non senti tanto l’atmosfera calda, perché il pubblico è talmente tanto e talmente lontano che non lo senti, ci sono palazzetti dove giochiamo durante l’anno molto più caldi, molto più ostili da un certo punto di vista. Quindi sei lì, ti dimentichi di tutto e giochi la partita. E’ chiaro che ti rendi conto poco a poco di quello che stai facendo ma, onestamente, mi ricordo la grande emozione quando abbiamo vinto due anni fa contro Iowa per andare alle Sweet Sixteen e poi UCLA per andare alle Final Four. Grande emozione l’anno scorso quando abbiamo battuto Utah per andare alle Sweet Sixteen. Quest’anno forse la partita più emozionante da quel punto di vista è stata quella contro West Virginia, durante la quale mi sono sentito un po’ preso, le altre, anche adesso per la finale, penso siano partite normali.

Cosa avete quest’anno in più rispetto alle altre stagioni? 

Abbiamo otto giocatori che son veramente di alto livello. Che siano quattro che sono in odore di NBA e quattro che siano da Eurolega, o cinque da NBA e tre da Eurolega, abbiamo davvero giocatori molto talentuosi, ragazzi perbene quando si dedicano alla pallacanestro, e lo sono anche fuori dalla pallacanestro. Poi abbiamo esperienza, perchè comunque Karnowsky è uno che ha giocato gli Europei contro Paul Gasol, minuti importanti contro la Francia di Rudy Gobert, non è insomma l’ultimo arrivato. Nigel Williams-Goss è uno che ha vinto una medaglia d’oro Under 19 con gli Stati Uniti, Johnathan Williams ha vinto una medaglia d’oro Under 17 sempre con gli Stati Uniti, Jordan Mathews ha giocato tre anni nella Pac-12 ad alto livello. Quindi è una squadra costruita con un gruppo di giocatori che ha già vinto nella propria carriera, ad alto livello e da protagonista. Penso ci abbia dato quel qualcosa in più. E poi ovviamente un po’ di fortuna che non guasta mai, perchè contro West Virginia sarebbe bastato un errore al tiro di Mathews e probabilmente avremmo perso, oppure il goaltending di Zach Collins contro North Western. Ci sono episodi in un torneo NCAA che cambiano quella che poi è la storia e la narrativa della stagione, e quest’anno li abbiamo avuti a favore.

Primo italiano in assoluto a raggiungere questo risultato. Un grande onore per te e per la Sardegna. Un pensiero a riguardo?

Sono molto contento e onorato di essere parte di questa storia. Come ho detto anche ad altri, mi sento una parte piccola in una storia che è molto più grande di me e che ho avuto la fortuna di aiutare a costruire con dei piccoli mattoncini; però è una storia che tutti, ex giocatori, ex allenatori, giocatori e allenatori odierni, hanno costruito passo per passo per vent’anni. E’ arrivata veramente in maniera incredibile, in maniera costante a crescere, crescere, crescere fino ad arrivare a questo punto, che non è assolutamente l’apice perché ci si può sempre migliorare e sicuramente l’obiettivo è quello di continuare a progredire, per quanto possibile sia quando lotti per vincere un titolo NCAA. E’ un onore perchè comunque sono sardo, e le percentuali di arrivare da Olbia a far parte di questa storia, a far parte di un evento così seguito a livello americano ma anche a livello mondiale, sono piuttosto basse. Sono sicuramente contento di farlo e mi ritengo molto fortunato. Anche il modo in cui sono arrivato qui, ci sono tante sliding doors, tante cose che potevano andare in una maniera o nell’altra. Probabilmente era destino che io fossi parte di questo gruppo a Gonzaga. 

Per ultimo, un pensiero sul “fenomeno” del momento. Secondo te Lonzo Ball può far bene in NBA o rischia di essere un flop?

Lonzo Ball? (ride) Bellissima domanda questa, probabilmente se sapessi la risposta qualcuno in NBA mi darebbe tantissimi soldi per dirgliela. Scherzi a parte, penso che sia un giocatore di altissimo livello, lui come anche Fultz, come Josh Jackson, sono tutti giocatori che faranno bene in NBA, perché ormai tra gli scout di NBA c’è un livello tale di studio per i giocatori che vengono scelti che raramente si sbaglia, soprattutto nelle prime quattro o cinque scelte. Ecco, poi ci sarebbe da parlare di cosa il pubblico si aspetta dai giocatori. C’è differenza tra un giocatore che fa 14, 15 All Star Game, e un giocatore che invece gioca ad alto livello e ne fa 2 o 3. Però insomma, non penso si possa definire un flop. Penso che Lonzo Ball sarà un giocatore NBA per quindici anni, sarà un All Star, non so se saranno dodici o quindici o due, però più facile che faccia bene che un flop. 

Ringraziamo Riccardo “Rick” Fois che ci ha gentilmente concesso il suo tempo per rispondere a qualche domanda. Un in bocca al lupo a lui e a Gonzaga per la Finale di stanotte.

Intervista realizzata da Fabrizio Pinna

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