Squadra del mese: Portland Trail Blazers

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Nuovo appuntamento con la nostra rubrica di Basketuniverso: dopo le analisi di Timberwolves, Thunder, 76ers e Jazz per questo mese la nostra attenzione si sposta direzione Blazers. La passata stagione Lillard&co. erano riusciti ad ottenere una risicata qualificazione ai playoff con un record del 50%: quest’anno, dopo un discreto inizio (32-26 alla pausa per l’All Star Game), Portland ha aperto il mese di Marzo con 9 vittorie consecutive (chiudendo a 13 la striscia iniziata a fine Febbraio, non accadeva dal 2007). Vittime eccellenti, tra cui Thunder (due volte), T’Wolves, Cavs e Warriors. Nelle sole tre sconfitte rimediate, due sono arrivate a fil di sirena contro Rockets (115-111) e Celtics (105-100), mentre la gara con i Grizzlies, nonostante l’assenza di Lillard, rimane alquanto inspiegabile. A sorpresa i Blazers occupano al momento il terzo posto della Western Conference con un record di 46 vittorie e 28 sconfitte.

 

IT’S LILLARD TIME!

Damian Lillard è senza dubbio la punta di diamante di questa franchigia: dopo l’incredibile exploit di Febbraio, il giocatore ex Weber State ha concluso questo mese con 28.7 punti, 6.2 assist e 4.4 rimbalzi in quasi 37 minuti di media. Nelle 13 partite in cui è sceso in campo non ha mai terminato sotto i 20 punti, superando per 5 volte quota 30 e chiudendo la gara contro i Pelicans con 41 punti, 9 rimbalzi, 6 assist e 4 steal (18/33 dal campo). Arrivato alla sesta stagione tra i professionisti, Lillard al momento sta facendo registrare i migliori dati in carriera alla voce True Shooting (59.5%), stima che tiene conto dei tiri da 2, da 3 e dalla lunetta: è proprio dalla linea della carità che è riuscito a migliorare le proprie cifre (91,7%), mentre per quanto riguarda le sue percentuali dal campo, rimangono le solite difficoltà in termini di costanza. Il 36,7% con cui tira dall’arco non è una statistica poi così “sbalorditiva”, ma Dame è sempre stato un giocatore capace di realizzare i classici “tiri pesanti”: non è un mistero che il nostro sia un giocatore che non si nasconde quando bisogna assumersi delle responsabilità.

A dimostrarci quanto sia indispensabile per i Blazers ci pensano ancora una volta le statistiche: Lillard sta facendo registrare un Offensive rating di 120 e un Defensive rating di 109 (su una stima di 100 possessi). Con lui in campo il dato cresce di 8.9 punti per Portland, mentre quando siede in panchina arriva a -2.9 punti. Il cambio di marcia è arrivato dopo la pausa per l’All Star Game: Lillard si era detto “frustrato” per la mancata convocazione al weekend delle stelle. In seguito ai diversi infortuni che hanno colpito i giocatori della Western Conference aveva ottenuto la chiamata e così ha ottenuto per la terza volta in carriera la chiamata per la partita della domenica. Se le cifre messe in piedi sono rimaste sostanzialmente le stesse, alla voce plus/minus Dame è passato dal 3.5 del mese di Febbraio al 10.8 di Marzo.

 

MEGLIO TARDI CHE MAI

Gli effetti della sorprendente stagione messa in piedi da Portland sono il risultato di un notevole miglioramento nella metà campo difensiva. I Blazers subiscono una media di 103.3 punti a partita, dato che li colloca al quinto posto della Lega: hanno scalato 20 posizioni rispetto l’anno scorso (108.5)! I numeri ci rivelano che Lillard&Co. sono quarti per percentuale concessa dal campo (44,7%) e noni per Defensive rating (104.5), mentre nella stagione 2016/2017 in queste due voci si sono posizionati rispettivamente quindicesimi e ventesimi. Soprattutto per quanto riguarda l’ultima voce statistica, il Defensive rating, i Blazers vantano due giocatori che rientrano nella top20: si tratta di Ed Davis e Jusuf Nurkic.

Davis riesce a dare il massimo contributo possibile con il minutaggio a sua disposizione, perché in appena 19 minuti di gioco cattura 7.4 rimbalzi di media (sarebbero 14 proiettati su 36 minuti). La nota più incredibile è il rendimento a rimbalzo offensivo: ne registra 5 a partita, catturando il 14,2% dei rimbalzi offensivi a sua disposizione, dato che lo posiziona al quinto posto nella nba alle spalle di gente come Adams, Kanter, Drummond e Jordan. Per quanto riguarda il centro bosniaco, dopo l’impatto più che positivo al termine della passata stagione, quest’anno la musica non è cambiata. Nel mese di Marzo Nurkic viaggia 15+10 di media e 9 volte su 14 ha chiuso una partita con una doppia doppia a referto: abbiamo detto però che è sempre più evidente come il suo contributo difensivo sia sempre più importante per l’economia della squadra. Portland è la quarta squadra per rimbalzi catturati nella nba (45.4) e nella top10 per rimbalzi offensivi (10.2): la copertura che i lunghi dei Blazers offrono sotto canestro non condiziona però la difesa perimetrale. E’ noto che la coppia Lillard-McCollum non sia tra le migliori in termini di difesa, ma il lavoro collettivo permette comunque a Portland di rientrare nella top10 per triple concesse agli avversari. Un ultimo dato: Lillard&Co. concedono appena 1.20 punti per tiro (Point per shot), posizionandosi così al terzo posto dietro Celtics (e Spurs a 1.18) e Warriors (1.19).

  

(A sinistra la shot-chart difensiva dei Blazers di questa stagione: possiamo vedere la differenza rispetto il 2016/2017 con l’immagine a destra)

 

LA COMPAGNIA

La principale differenza rispetto la passata stagione credo riguardi la conferma e la crescita dei cosiddetti “gregari”, che offrono a Stotts la possibilità di allungare le rotazioni e distribuire meglio i minutaggi. Al-Farouq Aminu è diventato un solido starter nba: un giocatore secondo me spesso sottovalutato, ma che in questa stagione ha consolidato il suo ruolo all’interno dei Blazers. Un giocatore duttile per la possibilità di marcare esterni e lunghi in difesa, nella metà campo offensiva gioca come “4” tattico grazie alla solidità del suo tiro da tre punti: quest’anno tira con un discreto 38,2% dall’arco (33% l’anno scorso). Aminu registra 9.5 punti e 7.5 rimbalzi di media in 30 minuti di gioco: cifre sempre costanti dal suo arrivo a Portland.

La sorpresa più inaspettata riguarda la prestazione di Shabazz Napier, playmaker scelto alla numero 24 del primo giro nel 2014. Tre anni passati in sordina, in cui ha cambiato tre panchine (Heat, Magic e appunto Blazers), fino a trovare finalmente fiducia da parte di Stotts. Napier  è passato dai 9.7 minuti di media del 2016/2017 ai quasi 21 di quest’anno: è riuscito così ad incrementare il suo apporto per punti (8.8 contro i 4.1), assist (da 1.3 a 2.1) e steal (da 0.6 a 1.1). Non servono però le statistiche per dimostrare come il giocatore ex Connecticut si sia guadagnato sgomitando sempre più spazio all’interno dei Blazers, permettendo così all’allenatore di potersi permettere il lusso di giostrare le due stelle Lillard e McCollum anche lontano dalla palla, lasciando incombere su Napier il compito di impostare il gioco.

 

Per quanto riguarda Maurice Harkless si potrebbero spendere alcune righe per evidenziare come dopo un inizio di stagione “discretamente pessimo”, nel mese di Marzo sia riuscito ad alzare il rendimento, facendo registrare quasi 11 punti. La crescita che salta all’occhio riguarda le media al tiro, perché si è passati al 58,3% dal campo ed al 55,6% da tre punti. Purtroppo Harkless, che già nel corso della stagione ha dovuto saltare 13 partite per infortuni minori, si è operato al ginocchio sinistro: il giocatore sarà rivalutato tra due settimane, ma in vista dei playoff i Blazers perdono un buon gregario che costringe Stotts a ridisegnare il minutaggio, considerato che Moe si era conquistato di recente un posto tra i titolari grazie alle ottime prestazioni nelle vittorie con Clippers, Cavs e Thunder (rispettivamente 21, 17 e 16).

 

Fonti statistiche: stats.nba.com, basketball-reference.com
Grafici: www.austinclemens.com/shotcharts

Dati aggiornati al 30 Marzo 2018

Giovanni Aiello

Playmaker e allenatore udinese, studia all'università di Trieste. Grande ammiratore del lavoro di Tim Thibodeau, ma innamorato follemente di Gregg Popovich. Tifoso dei Chicago Bulls e segreto amante dei San Antonio Spurs. Giocatore preferito? Senza ombra di dubbio Kawhi Leonard. Scrive per BU da febbraio 2014
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