Trade Irving-Thomas: chi ne esce vincitore?

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L’estate era già stata scandita da più di un gong all’interno del mondo NBA. Trade prima del Draft, trade durante il Draft, una free agency esplosiva. E infine è arrivata anche la “blockbuster trade” che si attendeva da un mese, da quando Kyrie Irving ha fatto sapere a Cleveland che avrebbe voluto essere scambiato per diventare un franchise player e non essere più il Robin di LeBron “Batman” James.

I Boston Celtics e i Cleveland Cavaliers, le due finaliste della Eastern Conference della scorsa stagione e che con grande probabilità si ritroveranno ancora una di fronte all’altra a fine maggio, si sono così accordati: Kyrie Irving passa alla corte di Brad Stevens in cambio di Isaiah Thomas, Jae Crowder, Ante Zizic e la prima scelta non protetta dei Brooklyn Nets al Draft 2018.

Se c’è una cosa che l’NBA ci ha insegnato è che una trade, specie se di queste proporzioni a livello di nomi coinvolti, va valutata tre volte: a caldo (quello che faremo oggi), a medio termine (metà/fine stagione) e nel lungo periodo (dopo anni). L’impressione che si ha, a poche ore dall’accordo, è che entrambe le squadre ne escano in qualche modo vincitrici, nonostante qualche perdita tecnica ed emotiva.

Boston: un futuro più che radioso.

I Celtics si assicurano senza se e senza ma il giocatore più forte tra quelli coinvolti, un 4 volte All Star che assicura a Boston più possibilità di giocarsela ad armi pari con LeBron James o quantomeno ridurre il gap che c’era l’anno scorso e che la preziosissima aggiunta di Hayward e la solida scelta di Tatum non avevano colmato. Irving ha solo 25 anni, ancora due anni di un contratto piuttosto vantaggioso visto ciò a cui si è assistito negli ultimi mesi (2 anni a 39 milioni più la player option che quasi sicuramente non verrà sfruttata dall’ex Duke in modo da poter firmare nel 2019 un contratto molto più redditizio) e, stando alle voci che circolano, con enormi possibilità che venga rinnovato proprio con i 17 volte campioni NBA. Kyrie Irving, il suo essere clutch e la sua abilità in palleggio (numero 1 della Lega?!) in mano a Brad Stevens stuzzicano più di qualche fantasia bagnata cestistica e il suo potenziale offensivo è ancora da esplorare del tutto nonostante sia già nell’elitè dell’NBA vista la mole di possessi che venivano catalizzati dal Re e di conseguenza “tolti” a Uncle Drew.

Difensivamente (quantomeno a livello tecnico) non è che fosse tanto meglio di Isaiah Thomas, però a livello fisico può sicuramente fare meglio ed è sicuramente più in salute del Folletto di Tacoma. Quest’ultimo (3 anni più vecchio di Kyrie) a fine stagione avrebbe sicuramente chiesto un max contract a Danny Ainge che i Celtics difficimente avrebbero potuto dargli, nei Playoffs la sua stazza e le sue lacune difensive verranno sempre sfruttate dagli avversari che lo coinvolgeranno sempre nei pick and roll e costringerebbero a scelte estreme sui cambi difensivi, così importanti nel basket di oggi e in ottica Finals ancora di più contro la corazzata Golden State Warriors. In più c’è il recente problema all’anca che lo ha tenuto fuori nelle ultime tre partite e che, nonostante le rassicurazioni del numero 4, preoccupava non poco Ainge e Stevens (il GM dei Celtics ha già dichiarato che le sue condizioni fisiche hanno influito e non poco nella scelta). Non da sottovalutare però il suo talento offensivo e l’incredibile amore che la città di Boston ha e avrà sempre per lui.

Sono da valutare le perdite di Crowder (che in aggiunta a quella di Bradley del mese scorso abbassa la qualità difensiva della squadra a livello guardie) e il rookie Zizic (un lungo di prospettiva arrivato insieme a Marcus Morris e Baynes, i quali dovranno dividersi i compiti con Al Horford) ma con Irving (25), Hayward (27), Tatum (19) e Brown (19) più tutti gli asset e il pacchetto di scelte (orfano ora di quella di Brooklyn, forse il vero pezzo da 90 perso in questo scambio visti anche i tanti lunghi del prossimo Draft) Boston ha il futuro dalla sua, in particolare se davvero LeBron dovesse abbandonare (di nuovo) l’Ohio la prossima estate.

Cleveland: il pacchetto migliore possibile.

D’altra parte i Cavs, un po’ con le spalle al muro dopo la richiesta del numero 2, il caso Griffin e le mancate trade (Butler e George), non potevano ricevere un pacchetto migliore. Le offerte finora arrivate non soddisfacevano la dirigenza (con i Suns soprattutto si sarebbe iniziato a parlare solo se fosse stato coinvolto Josh Jackson) e le destinazioni reclamate da Irving non avevano i giocatori adeguati a uno scambio. Oltre alle questioni tecniche, questo accordo permette a Cleveland di risparmiare in luxury tax ben 19 milioni di dollari (secondo Bobby Marks).

Senza Irving, il trio Rose-Calderon-Felder non è sufficiente per restare competitivi ad alti livelli e nonostante le sue carenze difensive Isaiah Thomas è una delle migliori guardie offensive della Lega con tantissimi punti nelle mani (41.1 punti a referto su 100 possessi, secondo solo ai 42.6 di Westbrook), può giocare sia on che off the ball (e con LeBron James la sua abilità in catch and shoot è tutto oro che cola). Crowder ha un contratto fantastico, è un ottimo difensore che potrà essere molto utile contro i Thompson, Durant e Iguodala che tappezzano il roster degli Warriors e fa sempre il suo su entrambi i lati del campo (+11.5 on/off court l’anno scorso). Zizic è un po’ un punto interrogativo in NBA ma il suo impatto in Eurolega è stato più che soddisfacente e la sua giovane età sono un discreto bonus per i Cavs.

Infine, last but not least, la scelta non protetta dei Brooklyn Nets, verosimilmente una delle squadre peggiori anche quest’anno quindi con alte possibilità di top 5 in un Draft 2018 già allettante (Porter, Bagley, Doncic, Williams), è il vero valore aggiunto in questo scambio e che permette a Cleveland di guadagnare qualcosa di importante data la sicura partenza del suo secondo miglior giocatore.
Questa pick migliora le prospettive del futuro dei Cavs anche in attesa della scelta di LeBron durante la prossima estate e, in aggiunta all’allungamento del roster, può anche essere compresa in ulteriori scambi (cessione di Kevin Love?!) per cercare di avvicinarsi ancora di più a Golden State nella battaglia al titolo di quest’anno.

Cosa aspettarsi nell’immediato futuro?

Le due squadre restano ancora al vertice della Conference e i Celtics potrebbero avere ridotto il gap, ma probabilmente Cleveland, sempre per via di quello là con il 23, rimane la favorita ad Est nel breve periodo e ora ha qualche arma in più per evitare di ri-sprofondare nell’oblio che l’ha caratterizzata per la maggior parte della sua storia sportiva.
A margine: LeBron ha dimostrato ancora di essere superiore a tutte le voci e ha benedetto così il suo ex compagno di squadra.

Boston si è assicurata uno dei top-10/15 della Lega e un giocatore a cui appoggiarsi nelle situazioni più critiche (gara 7 Finals 2016 dice niente?!) che non vede l’ora di avere una squadra sulle spalle e in più ha finalmente sfruttato i giocatori scambiabili e una delle numerose scelte a disposizione per rafforzarsi nell’immediato e avere in ottica del lungo periodo, uno dei roster con l’età e le caratteristiche tecniche più promettenti.

Redde rationem? Probabilmente finali di Conference a fine maggio ma gli dei del basket, che evidentemente si divertono tanto, hanno già organizzato il primo palcoscenico in cui tutti i protagonisti di queste squadre si ritroveranno faccia faccia, alcuni con le maglie invertite: Opening Night, 17 ottobre. Boston Celtics @ Cleveland Cavaliers.

Noi, e credo tutti voi, non vediamo già l’ora.

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