Virtus-Brescia, le parole di Ramagli e Diana in sala stampa

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Dopo la vittoria della Leonessa Brescia in casa della Virtus, sono intervenuti i due coach per spiegare la partita dal loro punto di vista.

ALESSANDRO RAMAGLI – COACH VIRTUS SEGAFREDO BOLOGNA

Direi che cominciano a diventare un po’ troppe. Tre perse in fila, magari con modalità diverse, però dobbiamo mettere le mani nelle situazioni che nei momenti caldi ci fanno perdere lucidità, smettiamo di giocare insieme, e questo ci costa partite. Dobbiamo cambiare rotta, perché ci disconnettiamo e facciamo errori banali. E poi il dio del basket non è mai benevolo, il canestro di Vitali è stato difficilissimo, però quando ti meriti di prendere uno schiaffo lo schiaffo lo prendi. Era una partita molto difficile, ci voleva la costanza nella lucidità, avevamo preso in mano la partita con l’impatto difensivo nel terzo quarto. Però negli ultimi 5 minuti dovevamo fare giocate intelligenti, e invece ci siamo disconnessi facendo errori che ci sono costate la partita. Quando questa cosa si verifica tre volte bisogna metterci le mani, in modo anche drastico. Non è possibile giocare con tutti e farsi scappare dalle mani le partite, perché gli altri fanno giocate di squadra e tu no. La squadra produce pallacanestro di squadra, poi ci sono momenti in cui questo si interrompe. Non è un difetto strutturale, credo sia un registro mentale che deve essere cambiato.
Drastico? Bisogna cambiare le modalità in cui gestiamo certi momenti della gara. E’ una cosa mentale. Eravamo partiti male, abbiamo abbassato il sedere, difeso e ripreso la partita. Serviva però un livello di equilibrio cestistico che però a noi manca, e l’abbiamo pagato. Mi sembra che mentalmente quando c’è bisogno di dare l’ultimo pugno facciamo fatica a darlo, e abbiamo lo spettro della partita che si riapre. Viene un po’ fuori la “malattia”, che magari non c’è. Abbiamo tutti gli strumenti per avere un livello di equilibrio che di solito esprimiamo per 30-35’ minuti. Poi gli ultimi 5’ sono un’altra partita. Però non tutto è allenabile, perché nelle mini-partite in allenamento non c’è lo stesso pathos. Un finale come quello di stasera o di Milano non è riproducibile in allenamento.
C’è molto da fare a livello mentale, e va fatto in partita. La pallacanestro è uno sport di situazione e noi dobbiamo migliorare in determinate situazioni.
Confronto con la squadra? Ci siamo parlati, ci girano i coglioni, a me e alla squadra. Tu glielo dici e loro ti dicono quel che pensano. E’ normale che sia così, è umano. E abbiamo condiviso la nostra chiave di lettura, che è questa: in certi momenti ci disconnettiamo. Queste cose si risolvono più parlandone.
Il calendario non ha aiutato? Sì, magari se affronti squadre più abbordabili il problema non salta fuori. Ma io sono più contento così, è meglio che sia venuto fuori ora. E se oggi raccontassi del calendario difficile vi prenderei per il culo, e io non prendo per il culo nessuno. Meglio si sia presentato ora, e adesso dobbiamo trovare la medicina.

ANDREA DIANA – GERMANI BASKET BRESCIA

Una vittoria dalla forte personalità su uno dei campi più caldi, con grandissimo entusiasmo e quindi anche per questo la nostra vittoria assume ancora più valore. Abbiamo saputo reagire a un pessimo terzo quarto, rispondere alla fisicità della Virtus e fare un ottimo ultimo periodo. Abbiamo avuto personalità,un plauso a tutta la squadra che è sempre stata sul pezzo anche sotto di dieci punti senza perdere la testa. Il nostro obiettivo era arrivare a giocarci il finale punto a punto. Il piano partita erano 40 minuti di zona con cambi sistematici per chiudere gli spazi della Virtus e avere maggiore controllo. Ho la fortuna di allenare giocatori intelligenti, che sanno comunicare, seguire i tagli e non fare semplicemente una zona classica. Quando vinci in un campo così vuol dire che ognuno ha portato il suo contributo. La ciliegina l’ha messa Luca Vitali con il canestro finale, ma la vittoria è di tutta la squadra e includo lo staff tecnico che con me ha preparato al meglio la partita in settimana.

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