Warriors-Cavs, le pagelle: ancora una volta è Golden State a trionfare contro uno stratosferico LeBron James

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Golden State Warriors

Kevin Durant, 8,5: l’esordio in gara 1 ha lasciato l’amaro in bocca a tanti, ma KD ha saputo riscattarsi con l’andare della serie. In gara 3 realizza una prestazione leggendaria, trascinando i suoi in un momento di rara difficoltà: il numero 35 termina con 43 punti, 13 rimbalzi, 7 assist e 6 triple convertite su 9 tentativi. Dopo il brutto esordio di queste Finals (8/22 al tiro, 1/7 da tre), si riscatta con una gara chirurgica in gara 2: chiude a quota 26 punti con appena 14 conclusioni tentate, a cui aggiunge nel complesso una discreta prova difensiva. Ciliegina sulla torta, in gara 4 arriva la tripla doppia da 20+12r+10a. Dal mio punto di vista giusto assegnare a lui il premio di MVP delle Finali: ha dato lo strappo finale alla serie in gara 3, è stato onnipresente, su entrambi i lati del campo, ed è diventato il giocatore che più condiziona il rendimento dei Warriors (ha fatto registrare un NET Rating di +64.5 su 100 possessi quando è in campo rispetto a quando siede in panchina).

Steph Curry, 8: sono sufficientemente convinto che se non avesse fallito l’approccio in gara 3 (3/16 al tiro, 1/10 dall’arco) si sarebbe finalmente portato a casa il premio di MVP delle Finals. Curry chiude la serie con più di 27 punti di media, 6 rimbalzi e quasi 7 assist, ritrovando una “discreta” confidenza al tiro (41,5% dall’arco) dopo la sfida contro i Rockets. Come per tutta la post-season vive spesso di lampi e quando si accende diventa un giocatore che neanche i migliori videogiochi sarebbero in grado di riprodurre alcune delle sue giocate. Per due volte supera quota 30 punti, siglando in gara 2 il record di triple convertite in una gara di finale (9): in gara 4 registra addirittura 3 stoppate e 3 steal, a dimostrazione di come in questa serie sia riuscito ad incrementare il suo rendimento difensivo (il Defensive Rating è cresciuto partita dopo partita: 116 punti in gara 1 fino ai 97 di gara 4).

Draymond Green, 7,5: o si ama o si odia, non ci sono vie di mezzo, ma è da stupidi non riconoscere l’incredibile impatto che ha nel sistema dei Warriors. Come suo solito “flirta” con la tripla doppia solo in gara 1 (13p+11r+9a) e nonostante le cifre calino, soprattutto a rimbalzo, nel corso della serie, è il perno di questo sistema difensivo (97 punti di Defensive Rating in gara 4). Registra sempre un NET Rating positivo in tutte e quattro le sfide e se non trova ancora una certa confidenza con il tiro dalla distanza (21%), per sua natura non si nasconde certo quando la partita è punto a punto, come quando all’esordio in gara 1 si sblocca con 5 punti nel finale.

Klay Thompson, 7,5: l’infortunio occorso in gara 1 poteva mettere fine alla sua serie, invece Klay è rientrato dopo un breve “pit stop” dagli spogliatoi e ha chiuso con 24 punti e due triple pesanti nei minuti finali. In gara 2 tira 8/13 dal campo mandando a referto alcuni canestri decisivi nell’ultimo quarto: nonostante nelle ultime due partite metta a referto appena 10 punti (8/21 al tiro), chiude la serie con il 43% dall’arco. Il suo gioco così versatile gli permette di essere efficace anche quando non riesce a dare il suo contributo nella metà campo offensiva, perché è in grado di fare qualsiasi cosa sul parquet. In difesa è sempre incisivo, come in gara 4, dove termina con 78 punti di Defensive Rating in 29 minuti di gioco.

Andre Iguodala, 6: gioca solo due partite, ma il suo ritorno è fondamentale per coach Kerr, perché gli permette di allungare le rotazione e avere in campo un difensore di primo livello. In gara 4 si “sbizzarrisce” dall’arco con 3 canestri su 6 tentativi, a cui aggiunge 2 stoppate e 2 palle rubate (88.3 punti di Defensive Rating). Indubbiamente è il miglior difensore dei Warriors (e della Lega?) a cui affidare le cure di James.

JaVale McGee, 6,5: chi lo avrebbe mai detto qualche anno fa che JaVale sarebbe stato impiegato come chiave tattica in una Finale NBA? Kerr lo butta nella mischia con lo scopo di punire “l’attentissima” difesa di Cleveland e McGee risponde con 4 discrete prove: parte in quintetto in gara 2 e chiude a quota 12 punti (6/6), ripetendo una prestazione in doppia cifra anche in gara 3. Nell’atto conclusivo registra un NET Rating di 66 punti e vince il duello sotto canestro contro Thompson, che non entra mai in partita anche a causa dell’ottimo impatto di McGee.

Shaun Livingston, 6: dalla panchina il suo impatto è decisivo nelle prime due gare della serie, con Iguodala ancora fuori dai giochi e poche alternative tra le riserve. In gara 1 e gara 2 mette insieme 20 punti senza sbagliare nemmeno una conclusione: in appena 16 minuti di media riesce a incidere attaccando con efficienza il ferro (89,5% di True Shooting in quattro gare) e dando il solito aiuto anche in difesa.

Jordan Bell, 5,5: non brilla particolarmente il rookie dei Warriors, che nelle prime partite soffre in difesa gli accoppiamenti dei Cavs. Si riscatta in gara 3 con una buona prova dalla panchina, mettendo a referto 10 punti e catturando 6 rimbalzi in appena 12 minuti sul parquet.

Kevon Looney, Nick Young, David West: s.v.

Coach Steve Kerr, 7: contro una Cleveland non così irresistibile è stato molto più semplice gestire la serie, anche se è stato necessario modificare alcune cose in corso d’opera. L’assenza di Iguodala lo ha costretto a rivedere le rotazioni, alternando a serie in corso i minutaggi dei vari Looney, Bell, West e Young. In gara 2 la squadra va decisamente meglio a rimbalzo (43-42 in gara 2 per i Cavs rispetto i 53-38 di gara 1) e la difesa si adatta a LeBron, costringendolo a giocare di più per i compagni. Con il ritorno di Iguodala tutto risulta più semplice, soprattutto se anche uno come McGee riesce a dare un contributo del genere.

 

Cleveland Cavaliers

LeBron James, 8: cosa possiamo aggiungere sulle Finali di LeBron rispetto a quanto abbiamo potuto vedere? Mi sento di dire che innanzitutto, il risultato dell’ennesima sconfitta non andrà ad intaccare il valore assoluto di questo incredibile giocatore. In gara 1 oserei dire che sfodera una delle migliori prestazioni della storia delle Finals, facendo registrare al tabellino 51 punti, 8 rimbalzi e 8 assist, una prova irreale in 48 minuti di gioco. Mano rotta o meno, chiude solo una volta sotto il 50% al tiro, in gara 3, dove però realizza una tripla doppia: è evidente che è costretto a cambiare stile di gioco, coinvolgendo maggiormente i compagni e terminando due volte oltre la doppia cifra per assist in gara 2 e in gara 3. Viaggia a una media di 34 punti, 10 assist e più di 8 rimbalzi nella serie, mostrando una freschezza fisica (45 minuti a serata nelle 4 partite) e mentale fuori da ogni capacità per un giocatore che a Dicembre compirà 34 anni. Non sono mancati i momenti in cui è stato costretto a forzare tiri e/o passaggi, ma non vedo sinceramente cosa gli si potesse chiedere di più da questi playoff a livello individuale.

Kevin Love, 5,5: quanto è difficile dare una valutazione alla sua prestazione in questa serie? Love chiude le Finals con 19 punti e 11 rimbalzi di media grazie a tre partite chiuse in doppia doppia (esclusa gara 4). D’altro canto bisogna sottolineare ancora una volta le sue evidenti mancanze difensive, con una serie di “strafalcioni” in gara 2 che lo avrebbero dovuto relegare in panchina (134 punti di Defensive Rating). Ha sicuramente il merito di emergere sotto i tabelloni, controllando un gran numero di rimbalzi, ma fa difficoltà al tiro, scendendo per due volte sotto il 40% (4/13 in gara 4), e non fornisce alcuna garanzia dall’arco dopo l’1/8 all’esordio in gara 1.

J.R. Smith, 4,5: non è facile dare un giudizio oggettivo, perché non si può glissare su quanto accaduto nel quarto finale di gara 1. Prova a farsi perdonare con 5 punti nel primo quarto di gara 2, ma sbaglia i successivi 7 tentativi:  chiude a quasi 10 punti di media, ma converte appena il 30% dal campo. In difesa alterna aggressività e voglia di fare con alcuni errori elementari e letture completamente sbagliate, facendo registrare al termine della serie 124 punti di Defensive Rating.

Tristan Thompson, 6: nelle Finali di Conference era riuscito a mettere in difficoltà coach Stevens, sporcando di fatto le prestazioni di Horford. Dopo l’1/4 al tiro di gara 1 riesce a dare il suo contributo offensivo, convertendo 12 canestri su 21 tentativi. In area è sempre un fattore per i Cavs, che riescono a sfruttare le caratteristiche fisiche dei propri lunghi per vincere la lotta a rimbalzo (5.3 di media per TT). Saluta queste Finals con appena 16 minuti in gara 4 in una partita dove soffre clamorosamente McGee e non trova nessun modo per essere utile alla causa.

George Hill, 5: mette in piedi la sua migliore prestazione in gara 2, con una prova completa sui due lati del campo e 15 punti a referto (3/6 dall’arco) dopo l’1/2 dalla lunetta nel fatidico finale di gara 1. Nel corso della serie però non riesce a trovare continuità al tiro, chiudendo con poco più del 30% dal campo e il 44% di True Shooting (appena il 28% nelle due sfide casalinghe). In difesa prova a dare il suo contributo e da tre punti, dopo la serie con i Celtics, torna a tirare con percentuali discrete (43%), ma in gara 4 termina con -52 di NET Rating ed appena 1 canestro a bersaglio su 7 tentativi.

Jeff Green, 4: è solo il lontano parente del giocatore visto nelle Finali di Conference. In difesa non riesce a risultare in alcun modo un fattore, facendo registrare 116 punti di Defensive Rating rispetto ai 98 della serie contro Boston. Anche nella metà campo offensiva è oltremodo negativo: sotto il 30% al tiro, “sparacchiando” dall’arco in gara 1 e sbagliando 5 tentativi su 6 in 36 minuti di impiego (non giocherà più di 24 minuti nelle successive partite).

Rodney Hood, 6: viene tenuto nel congelatore in gara 1 e 2, salvo poi guadagnarsi 26 minuti di media nelle ultime due. Il suo contributo sorprende un po’ tutti: dalla panchina in gara 3 porta una buona dose di aggressività difensiva, mentre in attacco realizza 15 punti (7/11) e cattura 6 rimbalzi. Chiude la serie tirando 4/14, ma il tabellino recita 10 punti, 8 rimbalzi, 1 stoppata e 2 recuperi.

Larry Nance Jr, 5,5: ha un impatto molto positivo in gara 1 con 9 punti e 11 rimbalzi in 19 minuti, grazie alle sue caratteristiche e un gioco più dinamico rispetto a Thompson. In gara 2 è spaesato e dannoso per quanto riguarda l’attacco, registrando un pessimo -48 di NET Rating. Chiude queste Finals con 7 rimbalzi di media e il 50% tiro, dimostrando di essere un giocatore ancora grezzo, ma un buon elemento dalla panchina.

Jordan Clarkson, Kyle Korver: s.v.

Coach Tyronn Lue, 4,5: nel marasma di gara 1 gli vanno riconosciute alcune colpe anche lui, a cominciare dal mancato timeout dopo il rimbalzo di JR Smith: c’era un lasso di tempo ragionevole per rendersi conto che Smith non avrebbe costruito nulla per un tiro decente. Non si prende la responsabilità di panchinare Love in diverse occasione (vedi gara 2), visto lo scarso rendimento difensivo che ha punito i Cavs per tutta la serie. Come suo solito non ci sembrano essere spiegazioni plausibili riguardo la distribuzione dei minutaggi nelle sue rotazioni, solo che se contro i Celtics era riuscito a cavarsela, questa volta ha dovuto pagare pegno.

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