Esclusiva BU – Fabrizio Della Fiori, eroe della grande Forst: “Cantù vincerà il derby. Gentile come Icardi. Gerasimenko? Non fatemi parlare…”

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Martedì sera, alle ore 20.45, si affronteranno al PalaBancoDesio la Pallacanestro Cantù e l’Olimpia Milano, due formazioni che hanno fatto la storia del basket italiano. Per l’occasione i biancoblu torneranno ad essere targati Forst dopo quarant’anni, sponsor con il quale i canturini hanno vinto il secondo storico scudetto della propria storia nel 1975.
Proprio per questo motivo BasketUniverso ha deciso di intervistare in esclusiva uno di quei giocatori che, tra il 1970 e il 1977, ha militato nelle fila brianzole, partendo proprio dal settore giovanile fondato dal “sciur Aldo Allievi”: Fabrizio Della Fiori, per tutti però solo “Ciccio”.
Il padre dell’ex general manager di Cantù ci ha raccontato cos’era un derby negli anni Settanta, ha parlato della gestione di Dmitry Gerasimenko, del basso livello del nostro campionato italiano e della scelta di Repesa di trovare in Alessandro Gentile il “capro espiatorio” della crisi di Milano.

Forst cantu 1972

Lei ha giocato moltissimi derby contro Milano nella sua carriera canturina ma, in particolar modo, vogliamo soffermarci su quelli dell’epoca Forst: che ricordi ha a distanza di quarant’anni?

“Quando giochi un derby e ci sono otto giocatori italiani e due stranieri, o nove e uno, è molto sentito, dalla tifoseria sicuramente, ma anche da chi va in campo, senza dubbio! All’inizio dell’epoca Forst, Milano era chiaramente più forte, stiamo parlando della grandissima Simmenthal, e ci bastonavano abbastanza spesso, poi però, con il passare degli anni, ci siamo presi le nostre rivincite, soprattutto dal ’75 in avanti. Ai tempi, quando vincevi contro Milano, contro Varese, valeva doppio, lo stesso anche quando perdevi. Adesso però le cose sono diverse: il derby è sentito molto di più dai tifosi che dai giocatori, puoi spiegarglielo in tutti i modi, in tutte le salse, ma ormai i cestisti vanno e vengono, non rimangono 10-15 anni in una stessa società, come succedeva ai miei tempi, per cui non sanno cosa sia davvero; mi ricordo che noi vivevamo quella partita già una settimana prima del fischio d’inizio, se non di più, ora non è proprio più così. Non è per niente una partita come le altre perché questa è La Partita!”.

 

Voi, Milano, Varese, dominavate in Italia, ma anche in Europa: ci dica il segreto che vi ha permesso di arrivare così in alto.

ac6c8ef3094441a48f9a177cfcdfcdf6Sicuramente la programmazione. Io sono arrivato a Cantù nel 1967, anno in cui si è inaugurato il ‘College di via Malchi’, dove la società, in questo caso il Signor Allievi, Morbello, Taurisano, presidente, direttore sportivo e allenatore, ha investito sui giovani, ed io ero uno di quelli. Ma era un progetto a lunghissimo termine perché il mio primo allenatore juniores è stato Arnaldo Taurisano, che poi è cresciuto insieme a noi e ha fatto tutto quello che ha fatto. Il punto è proprio qui: se sei allenato da gente brava, migliori, altrimenti, anche se hai delle doti, ma cresci al fianco di gente non all’altezza, va a finire che diventi scarso pure tu. Insomma, il problema di oggi sono i settori giovanili; per fortuna ci sono alcune società di Serie A2 che stanno investendo sui giovani, oltre a Cantù, che con il Progetto Giovani sta facendo ottime cose e lo Scudetto Nazionale under 20 è solo la ciliegina sulla torta di un lavoro che dura da anni. Non dobbiamo poi dimenticare che Abass, che ora gioca in EuroLega, è un prodotto del settore giovanile canturino. Ma gli altri? L’unica è Reggio Emilia che ha un buon progetto alle spalle. Il motivo però sta alla base: se vuoi fare una squadra competitiva, che possa vincere sul lungo periodo, devi avere un nucleo italiani di livello. Questo lo dico perché se c’è una cosa che ho imparato nella mia carriera è che le partite si vincono nello spogliatoio, da lì nasce veramente tutto, e non è una frase fatta. Un altro grosso problema del nostro basket è che non esiste più l’attaccamento alla maglia, ecco perché finora ho parlato di giocatori italiani: loro potrebbero, anche se non è certo, rimanere più di una singola stagione con la stessa squadra, così da poter programmare su di loro. Prendi solo l’esempio di Cantù: da settembre hanno abbandonato la nave già due giocatori di loro spontanea volontà, ma non è affatto detto che siano gli unici. Poi ci sono realtà in cui le cose sono anche maggiormente esasperate. Se si prende un roster a settembre e lo si va a rileggere a maggio, sei giocatori su dodici sono stati cambiati, quindi non può esistere l’attaccamento alla maglia, al massimo quello ai soldi, giustamente, perché loro sono professionisti e vanno dove gliene offrono di più. E’ questo che manca alla nostra pallacanestro per far sì che cresca davvero e torni ad essere quella di un tempo. Poi, parliamoci francamente, ormai siamo la settima-ottava scelta di un giocatore: Spagna, Turchia, Russia, Germania, Francia, Cina e forse anche Grecia sono davanti a noi, ciò significa che almeno 400-500 cestisti buoni giocano in altri campionati, naturalmente poi ti può capitare di beccare il JaJuan Johnson della situazione, che è illegale per questa Serie A. Ma è un’eccezione, non una regola. Inoltre, in conclusione, il nucleo italiani è la base di un progetto vincente perché se hai 5-6 italiani forti, come a Reggio Emilia, inserire 4-5 stranieri non è un problema: anche se ‘sbagli’ uno straniero, puoi fare affidamento su Della Valle, Aradori, De Nicolao, Polonara, Gentile, eccetera. Dobbiamo far crescere i nostri italiani, perché non voglio credere che alcuni nostri atleti azzurri, che addirittura militano nella seconda lega, siano più scarsi di certi stranieri che vedo ogni domenica!”.

 

Ormai Dmitry Gerasimenko è proprietario di Cantù da più di un anno: come valuta la sua gestione in questi quattrocento giorni circa?

Non lo so, non farmi rispondere a questa domanda, sono fuori dal giro e quindi non lo so (ride). Lui è il padre-padrone e giustamente fa come gli pare e piace; oltretutto le cose stanno anche andando discretamente bene, per cui è giusto che chi mette i soldi, faccia come voglia. Io non sono assolutamente d’accordo sul fatto che lui abbia fatto piazza pulita di quelli che c’erano l’anno scorso e che hanno fatto la storia di Cantù: mi riferisco allo “spogliatoio B”, ad Andrea Lanzi, a Sam Bianchi, per dirne due, senza includere mio figlio, che non fa parte di questo sopracitato spogliatoio B. Non mi sono piaciute queste decisioni perché i giocatori andavano da quelle persone per confrontarsi, sfogarsi, parlare, fungevano quasi da psicologi. Però, ora, fortunatamente, si sta ricostruendo un nuovo spogliatoio B, con delle nuove persone, forse perché si sono accorti degli errori commessi in estate. Comunque, ripeto, chi tira fuori i soldi ha tutto il diritto di fare quello che vuole. Poi se i risultati arrivino oppure no sono affari suoi, perché non deve rendere conto a nessuno, ma, viceversa, è giusto che la gente contesti se le cose vanno male oppure applauda se i risultati ci sono. Può davvero fare tutto ciò che si sente di fare, tanto i soldi sono suoi (ride nuovamente)“.

 

Parlando invece di Milano, visto che sta disputando una stagione in un certo modo fallimentare, in Europa ma anche ultimamente in Serie A, quali sono stati gli errori commessi e di chi sono le colpe?

15894751_1328994183788532_6511196661597438757_n“Ritorniamo a quanto detto prima: il nostro campionato è la settima-ottava scelta dei giocatori stranieri. Che poi Milano non azzecchi un mercato da anni, è un dato acclarato. I tifosi Olimpia devono ringraziare Giorgio Armani perché ogni anno decide di spendere milioni su milioni senza vincere quasi mai nulla; probabilmente un altro avrebbe già salutato tutti quanti. Questa è un’altra prova del livello bassissimo del nostro campionato: Milano ha perso la nona partita di fila in Europa e non ha sempre e solo giocato contro il Cska Mosca o il Fenerbahce, perché sono arrivate delle sconfitte anche contro squadre alla portata dell’Olimpia. Nonostante questo, è prima in classifica senza problemi. Credo che la Serie A italiana di basket non sia mai stata di così basso livello nella sua storia“.

 

Uno dei casi che ha maggiormente tenuto banco nel corso dell’ultimo mese è stato quello che ha visto coinvolto Alessandro Gentile: lei, da osservatore esterno, come avrebbe gestito la situazione?

“In questi casi bisogna sapere davvero bene le cose ed essere dentro alla società per conoscere le due campane. Se tu, come allenatore, decidi di cacciare un giocatore, facendo leggere tra le righe che è lui il colpevole di tutto questo momento, poi devi vincere per dimostrare che avevi ragione, altrimenti le colpe sono di qualcun altro, di certo non di Gentile. Probabilmente, però, Gentile non si sarebbe dovuto tenere nel momento in cui aveva dichiarato che sarebbe voluto andare a Houston, piuttosto che a Barcelona, piuttosto che da qualche altra parte. La sua situazione è molto simile a quella di Mauro Icardi con l’Inter, vista anche l’età: solo che l’argentino non ha perso la fascia ed è stato messo al centro del progetto nerazzurro, mentre ad Ale hanno tolto i gradi di capitano. E’ normale che un ragazzo di ventitré anni, che ha un bel caratterino, poi te la faccia pagare sul campo. Alla fine Milano vincerà questo povero campionato perché ha un roster talmente lungo e talmente più competitivo rispetto alle altre che su una serie a sette gare è quasi imbattibile”.

 

Il match è stato rimandato a martedì (inizialmente si sarebbe dovuto giocare lunedì) perché Milano è rimasta bloccata sabato ad Istanbul, causa le condizioni climatiche avverse (neve): cosa ne pensa della scelta dell’Olimpia di chiedere il rinvio (a lunedì 16) e della decisione della Forst di accettare? Sarebbe cambiato qualcosa sull’esito dell’incontro?

Mah… se fossero tornati domenica e avessero giocato lunedì, che cosa sarebbe cambiato? Io nella mia carriera, stiamo parlando degli aerei degli anni Settanta e non dei jet di oggi, ho fatto di quei viaggi allucinanti in posti sperduti nel mondo e non si facevano tutte queste storie se l’aereo era in ritardo di qualche ora. La cosa era semplice: allenamento in Turchia venerdì, ritorno in Italia sabato e poi lunedì tutti in campo, come da calendario. Voglio fare i complimenti a Cantù che ha accettato lo spostamento, ma in questi casi non si tutelano i tifosi: molti magari hanno preso delle ore di permesso per lunedì che non si possono permettere martedì, oppure avevano preso degli impegni, sapendo che il derby sarebbe stato lunedì. Ma poi stiamo parlando di ragazzi di 25 anni! Se non recuperano loro dalle trasferte, chi lo può fare? In conclusione a me fa davvero specie che Milano abbia chiesto il rinvio della partita, è un match di regular season come molti altri, e anche se fosse stata la partita della vita, avresti dovuto giocartela con tutte le carte a tua disposizione. Tanto lunedì, martedì, mercoledì, sabato, davvero non cambia nulla per atleti di questo tipo!”.

 

Cosa ne pensa della scelta della società canturina di tornare ad essere Forst almeno per una notte?

Italia Basket All of Fame 2014“E’ stata sicuramente un’ottima scelta di marketing. E’ un modo per festeggiare lo storico scudetto del 1975, anche se con un anno e mezzo di ritardo. Non mi nascondo: a me martedì, come anche a Charlie Recalcati o a Pierluigi Marzorati, scapperà una lacrimuccia quando saremo a Desio, non siamo delle macchine, sono sincero. Magari dietro al numero 8 dello sponsor Forst non ci sarà scritto Della Fiori ma Parrillo, però è sempre Cantù ed è sempre la storica Forst che ha vinto uno scudetto oltre quarant’anni fa”.

 

Ultima domanda, secca e scontata: chi vincerà questo derby?

Ma Cantù, senza dubbio! I padroni di casa sono al settimo cielo, vengono da quattro vittorie nelle ultime cinque partite, mentre Milano non ha più Gentile e non ci sarà Sanders, oltre al fatto che non sa più vincere in EuroLega e anche in campionato ha stentato nell’ultimo mese e mezzo. Sono pronto a metterci la firma anche ora che vincerà la Forst questo derby“.

 

BasketUniverso ringrazia Della Fiori per la disponibilità e per la prontezza nella risposta.

 

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