Il terzo violino d’eccellenza: Jeff Hornacek, una carriera divisa tra Suns e Jazz

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Ecco un altro appuntamento con Memories of Champions: la nostra rubrica che racconta le carriere dei giocatori più importanti della storia della NBA. Anche oggi parleremo di un giocatore oggi quasi dimenticato e forse mai valorizzato a dovere, ma che negli anni ’90 ha divertito e stupito tifosi e appassionati di pallacanestro, segnando il suo nome nei libri di storia.

Jeffrey John Hornacek nasce il 3 Maggio del 1963 a Elmhurst, nello stato dell’Illinois da una famiglia benestante di origini europee (Repubblica Ceca per la precisione): suo padre allena alla St. Joseph High School, ma Jeff invece frequenta la Lyons Township.

Al college gioca con la maglia dei Cyclones di Iowa State University: completa il percorso scolastico frequentando tutti e quattro gli anni dal 1982 al 1986, guidando il suo ateneo fino alle Sweet 16 del torneo NCAA nel suo ultimo anno. Hornacek ai tempi era già considerato un buon giocatore grazie alla sua strabiliante visione di gioco (miglior assistman nella storia dell’università) e alle ottime doti di realizzatore, grazie ad un tiro pulito e decisamente affidabile: lo dimostra all’esordio del torneo nel 1986, quando dopo aver portato la gara all’overtime, Jeff trascina alla vittoria i suoi con un canestro da 8 metri che riporta alla vittoria Iowa State nella competizione dal lontano 1944.

Jeff HornacekUn giocatore con le sue doti non può che destare interessa ai piani alti: un bianco con IQ cestistico, mai sopra le righe, educato, con mani veloci e un discreto mid-range. Aggiungiamo anche che la linea da tre punti era stata aggiunta da pochi anni e quindi le squadre in quegli anni cercavano disperatamente giocatori che potessero aprire le difese: viene selezionato dai Phoenix Suns al secondo giro (22esima scelta) dopo che la sua scelta fu scambiata addirittura tre volte prima di arrivare alla franchigia dell’Arizona. Già nelle prime stagioni trova diversi minuti, ma viene poco coinvolto negli schemi dei Suns, complice anche l’adattamento ad uno stile di gioco molto più fisico di quello del college, dove non riesce ancora a costruirsi un tiro affidabile da tre punti. L’arrivo di coach Fitzsimmons è una benedizione per lui e per la squadra: dalla free agency viene firmato Tom Chambers, la squadra passa da 28 a 55 vittorie e Hornacek diventa una macchina di triple agendo indisturbato come terzo violino dietro la coppia Kevin Johnson-Chambers.

In tre stagioni (dal 1987 al 1990) incrementa esponenzialmente tutte le voci statistiche passando da 9.5 a 17.6 punti, da 3.2 a 4.7 rimbalzi e da 1.3 a 1.7 rubate a partita, migliorando sensibilmente anche le proprie percentuali dall’arco con un’affidabile 40,8% da tre punti. L’unico dato che cala è il numero di palloni assistiti ai compagni (da 6.6 a 5 di media), ma i Suns in questi anni diventano una delle maggiori contender della Western Conference, arrivando per due volte consecutive alle Finali di Conference. Prima di essere eliminato dalla corsa al titolo (nel 1990) però, Hornacek vuole togliersi uno sfizio personale e realizza il suo carrer high nei playoff, proprio nell’ultima partita delle Finali di Conference, gara 6 contro i Trail Blazers: ne mette 36 a cui aggiunge 6 assist, 5 rimbalzi e 4 rubate, il tutto tirando con il 50% dal campo.

Nella stagione 1990-1991 però la squadra esce già al primo turno contro gli Utah Jazz e il progetto inizia a vacillare: l’anno successivo a livello personale per Hornacek è uno dei più produttivi. Vince il premio di miglior giocatore della Western Conference nel mese di Dicembre, arriva la prima (e unica) convocazione per l’All Star Game e chiude la stagione con 20.1 punti, 5.1 assist e 5 rimbalzi di media, tirando con il 52,5% da due e il 43,9% da tre dopo 81 partite: ai playoff crescono ancora alcune voci (per esempio il tiro dall’arco arriva al 48,6%), ma Phoenix viene comunque eliminata al secondo turno contro Portland e in estate Hornacek viene scambiato per Charles Barkley ai Philadelphia 76ers.

Nello stato della Pennsylvania l’allenatore è Fred Carter e ha un’idea: sfruttare le qualità di playmaking del nostro spostandolo nel ruolo di point guard. Jeff chiude con il suo massimo in carriera per assist (6.9 a partita) nella stagione 1992-1993, ma la squadra è in fase di ricostruzione dopo l’addio di Barkley e pare chiaro a tutti che Hornacek non sia in grado di giocare nel ruolo di playmaker. Per sua fortuna ai 76ers ci rimarrà solamente per una stagione e mezza, perché i Jazz sono alla ricerca di un realizzatore da affiancare al miglior duo ogni epoca e nel 1994 approda a Salt Lake City.

Hornacek - Stockton - Malone
Non solo Stockton e Malone: il trio che ha portato i Jazz ai vertici negli anni ’90.

Inutile dire che nonostante la carta d’identità segni 31 anni da compiere, Hornacek torna a diventare uno dei giocatori chiave di una franchigia pronta a dare battaglia per la vittoria finale (raggiungendo come saprete 2 Finali NBA consecutive nel 1997 e nel 1998).

hornacekCon la maglia dei Jazz il numero 14 torna a giocare nel suo ruolo naturale, quello di guardia, e sul perimetro diventa una delle armi segrete di coach Sloan, che teneva impegnate le difese avversarie con il pick and roll Stockton-Malone e apriva il campo con Hornacek: il giocatore dell’Illinois con il passare degli anni ha sviluppato anche un ottimo gioco lontano dalla palla e questo ha permesso di aumentare ancora di più la pericolosità della manovra offensiva dei Jazz. Negli anni ’90 raramente si è visto un giocatore così intelligente su un campo da gioco e se si considera che Stockton giocava con la stessa divisa si capisce come mai per anni Utah si è affermata ai vertici della lega. In questi anni sigla un nuovo record personale: il 23 Novembre 1994 realizza 8 triple su 8 tentativi contro gli allora Seattle Supersonics.

Uno degli ultimi flashback riguarda gara 2 delle Finali del 1998: sembra essere l’anno giusto considerando anche la vittoria in gara 1. Un Hornacek ormai 35enne ne metterà 20 marcato da Michael Jordan: è una bella sfida tra i due, ma alla fine la spunteranno i Bulls vincendo di 1 solo punto per 86-87.

Una carriera che lo ha visto arrivare a pochi minuti dal titolo per due anni di fila: però non ci sono dubbi che possa sentirsi gratificato (sia Iowa State che gli Utah Jazz hanno ritirato la sua maglia numero 14) da quello che ha fatto vedere nelle 14 stagioni giocate in nba. Da qualche anno come tutti sanno ha intrapreso la carriera da allenatore, perché la voglia di migliorarsi e provare a vincere potrebbero portarlo lontano anche se “solamente” seduto sulla panchina.

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