3 motivi per cui la Dinamo Sassari potrebbe vincere la Supercoppa Italiana

Home Serie A News

Se la Supercoppa 2020 fosse un film, questa sicuramente avrebbe un finale alla Sergio Leone: uno stallo alla messicana moderno, con quattro personaggi (e possibilmente tre braccia), totalmente diversi l’un l’altro, che si puntano la pistola, pronti a sparare al segnale giusto. Vince solo uno, chi lo fa davvero prima dei titoli di coda.
Il miglior modo per concludere un movimentato pre-campionato come quello che abbiamo vissuto in queste settimane.

Chi parla delle migliori delle combinazioni ha forse perso alcuni dettagli di questa prima lunga Eurosport Supercoppa 2020, che invece è stato puro agonismo dal primo all’ultimo minuto. Lo sa bene la vincente del gruppo D, il Banco di Sardegna Sassari, che ha trovato nella “bolla” del Geovillage di Olbia avversarie di livello, che fino all’ultima gara hanno messo in difficoltà coloro i quali, formalmente, sono ancora campioni in carica.
Si dice che quando tocchi il fondo puoi solo risalire; chissà se questo vale anche quando le speranze di qualificazione sono state messe in discussione sino all’ultimo. Noi, nel dubbio, abbiamo provato ad elencare almeno tre motivi per il quale vale la pena salire:

1. ESSERE CAMPIONI IN CARICA

Come detto poc’anzi, la detentrice dell’ultima Supercoppa giocata ormai quasi un anno fa è proprio la Dinamo Sassari. Nella due giorni barese i sardi dimostrarono di poter lasciare alle spalle la finale scudetto persa pochi mesi prima restituendo il sorriso a tutti i tifosi e prendendosi la rivincita contro la Reyer Venezia. In quella gara furono determinanti Michele Vitali e l’MVP della coppa Curtis Jerrells, protagonisti nel rocambolesco overtime in volata che regalò il quinto titolo complessivo alla gestione Sardara. Stesso gruppo che vincerà due mesi dopo anche contro la Virtus Bologna, avversaria oggi in semifinale.
Molti di quei ragazzi non figurano più nel roster di Gianmarco Pozzecco. Anzi, sarebbe più facile fare il conteggio opposto (solo quattro giocatori). Lo stravolgimento però non è mai stato un problema per il Banco, che invece ha l’appartenenza dalla sua e una mentalità vincente anche nelle situazioni peggiori.
E chissà se il fatto che dall’altra parte sarà una tra Milano e Venezia la finalista, non possa essere un’ulteriore motivazione…

2. AFFIDARSI ALL’INCOSCIENZA DEI GIOVANI

La Dinamo si presenta alla Segafredo Arena con il secondo miglior attacco del torneo, frutto del lavoraccio di sette dei dodici effettivi. Tralasciando capitan Devecchi, sempre a disposizione, i sardi sono allo stesso tempo la squadra più giovane (28.9 anni il roster, 26.8 il quintetto) e corta tra le quattro finaliste. Arrivati in Gallura in punta di piedi hanno dimostrato subito grande fuoco interno e un’ottima intesa in campo e fuori. Come da tradizione nessuna stella brilla più di un’altra: in ogni gara ci sono stati più protagonisti diversi, da Pusica a Bilan, da Burnell a Spissu e Bendzius. L’ingresso graduale di Justin Tillman, arrivato qualche settimana più tardi, ha dato una soluzione in più e tanta garra, naturale per chi, alla prima esperienza europea, vuole spaccare il mondo. In poche parole, poco egoismo e tanta voglia di vincere insieme.
La Virtus Bologna, dal canto suo, ha la miglior difesa e una squadra lunga ed esperta. Non ha bisogno di dimostrare nulla se non che quest’anno, così come l’anno prima, si fa sul serio da subito. Sarà sicuramente una bella sfida tra due squadre totalmente diverse.

3. GIANMARCO POZZECCO

Se non è stato abbastanza chiaro nelle 48 primavere vissute, l’allenatore della Dinamo Sassari non ama perdere. Non vuole perdere al campetto, non vuole perdere alla Playstation e non vuole perdere neanche contro il nipotino. E allora potrebbe mai demotivare i suoi ragazzi nel primo grande impegno stagionale?
Sì è vero, nelle ultime settimane è sembrato arrendevole, ha lamentato spesso la stanchezza psicofisica dei suoi ragazzi e la sfortuna di aver iniziato un percorso così tortuoso in una situazione infortuni gravosa. Ma il Poz è uno che ha vissuto 6 vite in soli due anni e mezzo nell’isola: nonostante tutte le vicissitudini non ha nessuna voglia di gettare la spugna, specie contro un’avversaria storica come la Virtus. E poi il legame con la Sardegna è troppo grande; non si vince solo per sé stessi, si vince per chiunque porti la Dinamo nel cuore. I suoi discorsi pre-partita sono ormai negli annali, le camicie strappate e gli after-show davanti alle telecamere pure. Ne avremo ancora?

fonte foto in evidenza: sito Dinamo Sassari (dinamobasket.com)

  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.