Italiani d’America: i primi attimi… di magia

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Con un’altra settimana di spettacolare basket, targato stelle e strisce, alle spalle, andiamo ancora una volta a esaminare le prestazioni dei nostri tre alfieri, ormai da anni competitivi tra i giocatori e le squadre migliori del pianeta. La vita oltreoceano di Andrea Bargnani, Marco Belinelli e Danilo Gallinari di sicuro procede alla grande, ma si può dire altrettanto di quella sportiva? Certo, avere già sul groppone quasi una decina di anni di carriera agonistica nella lega più prestigiosa del mondo è motivo di vanto, ma i percorsi sono diversi e mai lineari, a volte si sale, altre si scende e raramente ci si può cullare su quanto fatto.

Il percorso di Andrea Bargnani è stato sotto le attese, anche perché partiva dall’alto di una prima chiamata al draft che ha creato aspettative oltre ogni immaginazione. Dopo 10 anni è abbastanza logico affermare che queste aspettative mai saranno premiate, ma intanto, non si è mai troppo tardi per recuperare una credibilità come giocatore che troppi hanno voluto esageratamente affossare. Il contratto firmato ai Brooklyn Nets è servito proprio a questo: a rilanciarsi per cercare di avere un’ultima possibilità futura che gli permetta di coronare degnamente l’avventura americana. Dopo un inizio dettato da diverse problematiche, tra piccoli intoppi fisici e poco spazio nelle gerarchie di coach Hollins, l’ex bimbo prodigio della Stella Azzurra ha messo a segno 23 punti nella sfida dell’ultima notte contro i Philadelphia 76ers, la squadra più bistrattata delle 30. Nulla di eccezionale, ma un grande segnale lanciato dopo le 4 gare saltate per un problema tendineo. Il Mago vuole ancora prendere l’ultimo treno, non si rassegna a un lento declino e prova da oggi a far decollare definitivamente la sua stagione. Tra 7 giorni avremo nuovi aggiornamenti.

Nel frattempo, andiamo avanti con quelli relativi a Belinelli, un po’ intrappolato nella stessa sindrome che avvolge i suoi Kings, potenzialmente buoni, ma coinvolti in un processo di implosione che non ne consente una sufficiente presa di continuità. Un oscillamento continuo tra vittorie e sconfitte che, molto spesso, tende più ad avvicinarsi alla mediocrità, ragion per cui Sacramento non riesce a intraprendere quel filotto di vittorie che la potrebbe portare a ridosso della lotta per un piazzamento da playoff. La sua settimana lo ha visto essere tra i protagonisti contro OKC e Houston, segnando rispettivamente 16 e 10 punti, ma lo ha anche annoverato tra le semplici comparse nei match contro Utah e New York, nei quali non è riuscito a incidere. Colpa, probabilmente, di qualche tiro di troppo preso. Le sue percentuali continuano a non far brillare troppo gli occhi: il rischio dopo il passaggio da San Antonio era calcolato, ma il Beli deve avere anch’egli l’accortezza di non strafare eccessivamente e di mettersi al servizio di coach Karl, il quale cerca invano di trovare la quadra migliore. Finora la sua esperienza ai Kings non è da buttare, ma francamente non è illecito dire che ci saremmo aspettati qualcosa di meglio.

Quel meglio che Danilo Gallinari sta dando ai suoi Nuggets, sicuramente sperduti senza le brillanti performance dell’italiano. Solo due match in questa settimana per la franchigia del Colorado, che ha vinto contro Philadelphia e perso contro Orlando. Okafor e compagni sono stati un toccasana anche per l’ex Olimpia, che con 24 punti ha trascinato i suoi a un sofferto successo, mentre i Magic, una delle franchigie più in forma del momento, lo hanno limitato a sole 13 segnature, poche anche in una prestazione offensiva di squadra assai difettosa con 74 punti a referto. Una miseria.

Si preannunciano altri mesi di sofferenza? Almeno a livello di squadra sì, visto che difficilmente Brooklyn, Sacramento e Denver rientreranno nella corsa alla post-season. La stagione dei nostri si trasformerà in una corsa alle statistiche?

Bernardo Cianfrocca

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