Esclusiva BU – Valerio Bianchini: “Il mio sogno è vedere due squadre di Roma in serie A. Il tiro da tre? Lo odio”

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Valerio Bianchini, storico allenatore italiano, il primo nella storia a vincere lo scudetto con tre squadre diverse, ha rilasciato negli ultimi giorni un’intervista a BasketUniverso, parlando del basket di ieri e di quello di oggi attraverso aneddoti e opinioni personali.

 

Cominciamo con l’All Star Game: quest’anno se la vedrà con un altro grande storico allenatore della pallacanestro italiana come Dan Peterson. Quali ricordi fa affiorare alla sua mente questo nome?

Potrei scrivere un libro di ricordi! C’è sempre stata una rivalità basata sull’amicizia e sul rispetto. E’ stata una rivalità bellissima e credo che abbia giovato anche al basket perché noi eravamo due soggetti che non si limitavano a stare sul parquet con i giocatori, ma comunque anche fuori parlavamo alla gente comune, insomma cercavamo di propagandare il basket e soprattutto comunicavamo il nostro amore per questo sport.

Coach Buscaglia
Coach Buscaglia

David Logan, Awudu Abass, Austin Daye, sono alcuni dei giocatori che saranno presenti nella sua formazione. Come imposterà questa partita? Vedremo molta difesa, o come è solito vedere nel corso degli All Star Game, sarà lo spettacolo a farla da padrone?

Intanto precisiamo questo: sia io che Dan siamo fuori da un pezzo, io molto più di lui che ha avuto quella parentesi a Milano. Nel frattempo il basket è molto cambiato, anche i giocatori sono molto cambiati: sono molto più fisici, molto più atletici, forse meno tecnici e giocano ad alta velocità. Per quanto riguarda me io farò il “robocop” di coach Maurizio Buscaglia, che è il vero allenatore. Non so cosa farà Dan, io certamente mi affiderò molto a Buscaglia perché conosce il basket di oggi, mentre io conosco quello di ieri. 

 

Lei ha provato anche l’esperienza di allenare all’estero, nell’annata a Beirut. Consiglia l’esperienza all’estero, considerando che alcuni italiani come Trinchieri e Gresta l’hanno già provata, come crescita per gli allenatori emergenti del nostro paese? Lei cosa ne pensa?

Più che un interesse tecnico, mi interessava vedere da vicino il mondo islamico e ho fatto bene perché dopo è successo quello che è successo, però adesso ho una chiave di lettura un po’ più approfondita che non potevo avere rimanendo in Europa. Andando all’estero si cresce culturalmente. Da un punto di vista tecnico certo, Trinchieri è andato in un paese con un basket anche evoluto, quindi gli ha giovato e ha giovato anche alla sua squadra. Andare in Arabia, in Cina o in questi posti forse è interessante dal punto di vista culturale, ma sul piano tecnico credo molto meno.

 

Né Milano né Sassari sono riuscite a raggiungere le Top16 di Eurolega e adesso ci troveremo con addirittura 5 squadre italiane in Eurocup: secondo lei questo è un fallimento o un punto di partenza per una futura crescita anche visto il positivo Europeo 2015 giocato dell’Italia?

Danilo GallinariIntanto non sono molto d’accordo con il “positivo Europeo” dell’Italia perché in realtà non abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissi: la prima parte del torneo è andata bene, mentre la seconda piuttosto male. Quindi è da rivedere ma ci penserà Messina e non per niente è stato cambiato l’allenatore. La delusione è una normale conseguenza del fatto che rispetto le grandi squadre europee le italiane hanno fatto investimenti meno cospicui, ma il punto peggiore è che sono stati pessimi sul piano tecnico: se tu hai meno soldi devi avere più qualità. Invece noi abbiamo messo meno soldi e azzerato la qualità: quando una squadra campione d’Italia come Sassari cambia 11 giocatori su 12 è chiaro che la sua qualità si abbassa. Quindi è normale che poi non possano figurare in un campionato di spessore come l’Eurolega.

 

Parlando appunto di Sassari: sia la Dinamo che la Betaland Capo d’Orlando hanno esonerato l’allenatore in corso d’opera forse interrompendo un progetto che si preannunciava a lungo termine. Lei come commenta tutti questi esoneri?

meo-sacchetti-sassariLa grande tragedia del basket è stata che fino gli anni ’90 era un gioco autonomo ed era un’alternativo al calcio, non nel senso della popolarità ma nel senso della qualità sportiva che offriva il campionato, perché era molto goloso della sua diversità e della sua unicità. Dopo gli anni ’90 è cominciata una contaminazione spaventosa con la parte peggiore del mondo calcio, senza avere i benefici economici che il calcio ha dalle televisioni. Noi abbiamo un calo delle televisioni e i nuovi arrivati che investono nelle nostre società sono diventati degli imitatori del peggiore calcio e uno degli aspetti è l’esonerare gli allenatori: che poi è veramente paradossale perché gli allenatori italiani sono quelli. Si conosce di loro anche quanti capelli hanno in testa: si sa di tutto e quindi quando si prende un allenatore non può succedere che perde tre partite e va sulla graticola come nel calcio, perché il basket è uno sport molto più complesso, per niente naturale, mille anni luce lontano dal calcio. I nuovi signori della nostra pallacanestro non hanno questo in testa e i risultati quindi sono questi. Le uniche due squadre che danno l’esempio sono Reggio Emilia e Trento che hanno provato a cambiare il meno possibile e hanno mostrato una crescita.

 

Cantù ha da poco cambiato la propria dirigenza e la Cremascoli ha passato il testimone al russo Gerasimenko. Come giudica l’operato dell’azionario di maggioranza canturino in questi primi tre mesi?

Quello è un caso particolare, Cantù è da sempre legata alle famiglie, la famiglia Allievi, poi è intervenuta quella dei Corrado e l’ultima legata alla signora Cremascoli. Era un’azienda familiare che ha prima prodotto molto in termini di giocatori locali (Marzorati, Riva), poi con la globalizzazione ha prodotto stranieri di valore (Stonerook e molti altri). Infine ha cominciato a equilibrare un po’ il prodotto locale. Poi a un certo punto è arrivato l’uomo dell’est ed era chiaro che intervenendo con i suoi soldi, volesse fare la squadra che voleva lui e questa è anche una cosa legittima. L’allenatore che c’era (Corbani ndr), non gli stava bene e quindi ha deciso di prendere un professionista del suo paese (Sergej Bazarevic ndr), mi sembra tutto assolutamente normale.

gerasimenko cantù

Lei ha lavorato in RAI come commento tecnico per le partite di serie A. Dopo qualche anno di basket in chiaro, i diritti della pallacanestro italiana sono tornati a pagamento, su Sky. Questo cambiamento è diventato argomento di discussione. Secondo lei è meglio avere un servizio più approfondito a pagamento o uno meno profondo ma pubblico e a disposizione di tutti?

Mi sta bene com’è adesso con una parte con la pay tv per i più appassionati e una trasmissione, come fa la Rai adesso, con anche il rotocalco “Dai e Vai”, aperto a tutti e in chiaro. Questo è il sistema giusto, usato da sempre dagli americani, con un bilanciamento tra la possibilità di far vedere una partita di Serie A a tutti liberamente  e in più agli appassionati che pagano la pay tv dai l’opportunità di vedere molte più partite, così come fa Sky. L’orientamento dei pubblici televisivi è quello della specializzazione ed è ovvio che il basket e lo sport in generale finiscano sulle reti per i veri appassionati. E’ assurdo che la Rai spenda miliardi per avere le partite di calcio, le lasciasse a Sky e quelli che vogliono vedersi le partite di calcio, basket o pallavolo pagano la tv.

 

Capitolo Roma. In questi ultimi anni sta crescendo moltissimo l’Eurobasket, mentre è oggettivamente in crisi la Virtus: secondo lei ci sarà una sorta di sorpasso nelle gerarchie?

Valerio BianchiniIo non lo vedo come sorpasso ma come ritorno del basket a Roma, che adesso non c’è come non c’è il basket in serie A: c’è una grande attività adesso, ma sui giornali non appare niente, si parla poco di pallacanestro e pochissimo di serie A. E’ calato enormemente l’interesse verso il basket: questo è il dramma di Roma, l’assenza di una squadra nel massimo campionato. Soprattutto il basket è vittima di questa assenza di una squadra di Roma. Ora quello che io spero è che un giorno possano tornare tutte e due le squadre in serie A e sarebbe bello vedere la città dividersi per fare il tifo per la Virtus e per l’Eurobasket, come succede ad Atene con Olympiacos e Panathinaikos. Questo è il mio sogno, anche se non è facile.

 

Torniamo sul cambiamento del gioco. Un giocatore di cui si parla tantissimo in questo periodo è Steph Curry: con il tiro dei tre punti il gioco sta cambiando radicalmente. Cosa ne pensa di questa trasformazione?

Io la penso esattamente come Popovich: odio il tiro da tre! Questo perché ha cambiato la pallacanestro, che è diventato un altro gioco, simile al tiro a segno. E’ la verità: le grandi squadre allenate da grandi allenatori giocano ancora una vecchia pallacanestro, senza abusare del tiro da tre, come ad esempio il Maccabi o il Panathinaikos. Alcune nostre squadre giocano bene, ho già citato prima sia Trento che Reggio Emilia. Gli allenatori devono rimboccarsi le maniche, non possono lasciare il basket in mano ai giocatori: hanno il compito di insegnare ai propri giocatori per esempio il gioco spalle a canestro, il cambio di lato, l’organizzazione difensiva. Dipende molto dagli allenatori, però qualche segno di risveglio mi sembra ci sia.

 

Tutto lo staff di Basketuniverso ringrazia di cuore Valerio Bianchini per la disponibilità e per la professionalità dimostrata.

 

Intervista a cura di Fabrizio Pinna

Giovanni Aiello

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