Serie A2 Est: il pagellone finale della regular season

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ALMA PALLACANESTRO TRIESTE (22-8), voto 9: stagione da incorniciare per il club giuliano praticamente in testa alla classifica dalla prima all’ultima giornata di campionato, chiusa con il record di 44 punti, anche se il girone di ritorno è stato certamente più complicato di quello di andata. Trieste, infatti, ha accusato spesso il “mal di trasferta”, visto che lontano dall’Alma Arena sono arrivate ben 5 cinque sconfitte (tra cui Bologna e Treviso), senza contare anche la prematura eliminazione dalla Coppa avvenuta in quel di Jesi per mano di Tortona, inoltre l’imbattibilità casalinga in campionato, che durava da 28 partite, è caduta proprio all’ultima giornata nel derby contro i “cugini” friulani,. L’Alma però si è prontamente riscattata andando a vincere in casa di Montegranaro l’ultima gara della regular season rimanendo così in testa al proprio girone. Alla fine, così, ancora una volta, ha avuto ragione coach Dalmasson, che è riuscito, insieme alla dirigenza triestina, nonostante qualche difficoltà e qualche critica di troppo, a costruire un roster vincente, determinato e ben affiatato che fa del gioco di squadra la sua arma migliore. Senza dimenticare, però, le individualità e le qualità di cui ogni giocatore di Trieste dispone, come: l’atletismo e la sfacciataggine di Green (2.4 recuperi e 21.6 di valutazione di media), la forza fisica e la determinazione di Bowers (12.9 punti e 1.2 stoppate di media), l’esperienza e la capacità di fare squadra di Cavaliero (38.4% da tre), le doti di passatore e l’intelligenza cestistica di Da Ros (4.8 assist e 6.4 rimbalzi di media), la regia e l’avventatezza di Fernandez (3.4 assist di media), la grinta e l’attaccamento alla maglia del capitano Coronica, oltre alle diverse caratteristiche dei vari Cittadini, Janelidze, Loschi, Baldasso, Prandin e dei giovani SchinaDeangeli e Milic pronti a dare sempre il proprio contributo quando sono chiamati in causa. In aggiunta, nelle ultime partite, si è già visto anche il talento e la freschezza del neo arrivato Federico Mussini, già capace di inserirsi al meglio negli schemi del coach mestrino. Vista la stagione, fin qui, esaltante e il potenziale a disposizione l’Alma ha tutte le carte in regola per vincere anche la post season e centrare la tanta agognata promozione. Trieste non vuole nascondersi e cercherà di arrivare fino in fondo con tutte le forze che ha a disposizione, che sia questo l’anno buono per tornare in serie A?

CONSULTINVEST BOLOGNA (21-9), voto 7,5: stagione di alti e bassi quella della Fortitudo, capace di sì di arrivare seconda in campionato ma non senza qualche difficoltà e la sconfitta con Mantova all’ultima giornata lo testimonia. Bologna, infatti, non è mai sembrata totalmente in controllo del suo destino, distratta forse anche da una seconda parte di campionato travagliata, in cui ha subito ben tre cambi di allenatore: partita con Boniciolli, anche se il coach triestino è stato assente in diverse partite per motivi di salute, che l’hanno poi costretto a lasciare la panchina e ad allenare è stato spesso il suo secondo Comuzzo e finita con l’arrivo di Pozzecco come capo allenatore. E dire che la Consultinvest era anche riuscita a vincere lo scontro diretto contro Trieste, anche senza Alex  Legion, tagliato ad inizio febbraio a causa delle sue prestazioni non esaltanti, riportandosi così a ridosso della capolista, ma ha poi subito tre scivoloni consecutivi contro Ravenna, Treviso e Forlì. Alla fine così le sconfitte in questa seconda parte di stagione sono state ben cinque (contando anche quella di Jesi), una in più della prima parte, nonostante l’innesto di Teddy Okerafor, arrivato proprio per sostituire Legion e le prestazioni eccellenti di Cinciarini (12.8 punti di media), Rosselli (8.2 punti e 3.9 assist di media) e Mancinelli (5,8 rimbalzi e 1.6 recuperi di media), che si sono alternati per tenere a galla la loro squadra. Solo la grinta di Pozzecco ha così ridato nuova linfa ad un roster apparso troppo spesso incapace di sfruttare il suo grande potenziale e poco incline a giocare insieme, riuscendo a risvegliare in parte anche quei giocatori che non avevano brillato precedentemente, come McCameyFultzChillo Amici. La partita persa con gli Stings all’ultima giornata è sembrata così più un incidente di percorso verso la tortuosa strada che porta alla finale promozione. Si sa, infatti, che la Fortitudo dà sempre il meglio di sé nei momenti decisivi: ora sta ai giocatori dimostrare che i precedenti sbagli sono stati archiviati e che l’Aquila bolognese dopo due concenti delusioni ai play-off è pronta a tornare nella massima serie.

DE’ LONGHI TREVISO (20-10), voto 8: ripensando a come Treviso era posizionata in classifica a metà stagione (undicesima posizione con solo 14 punti e ben 8 sconfitte), sembra quasi impossibile ritrovare la De’ Longhi alla fine della regular season al terzo posto e con 40 punti. Invece i veneti hanno disputato un girone di ritorno praticamente impeccabile: facendo registrare la bellezza di 13 vittorie e solo 2 sconfitte, arrivate rispettivamente contro Verona e Ravenna. Coach Pilastrini e la dirigenza, infatti, hanno, deciso di sistemare la squadra, apparsa irriconoscibile nella prima parte di campionato, a stagione in corso ed inserire già a dicembre l’atletismo e la forza di Eric Lombardi (4.1 rimbalzi di media), che si è rivelato un’ottima alternativa al sempre presente John Brown (17.8 punti e 7.2 rimbalzi di media) e di tesserare a gennaio Isaiah Swann, il secondo americano, che con la sua imprevedibilità e le sue triple (48% da tre) ha risolto parecchie partite. Treviso ha così ritrovato la quadratura del cerchio espugnando il Pala Dozza e rifilando venti punti a Trieste, conquistando anche vittorie importanti contro Udine, Montegranaro, Ferrara e Jesi grazie anche alla ritrovata verve di capitan Fantinelli (7.0 assist e 5.4 rimbalzi di media) e del veterano Antonutti (15 punti di media e 50% da tre). L’esperto duo è stato coadiuvato dalla presenza costante di Musso, Imbrò Sabatini, senza dimenticare la lunga panchina trevigiana (dove spiccano i nomi di Negri e Bruttini). La De’ Longhi è tornata quindi a fare sul serio e si è confermata come una delle squadre più in forma del campionato, centrando anche tre successi di fila nell’ultima parte della stagione regolare. Manca però ancora l’ultimo step per dimostrare di essere la squadra da battere, vincere i primi due turni dei play-off in scioltezza e arrivare alla semifinale da favorita (sfuggita l’anno scorso per colpa della Fortitudo) per centrare prima la finale e poi la promozione: a Treviso ci credono fermamente!

APU GSA UDINE (18-12), voto 7,5: una stagione che si è conclusa nel migliore dei modi, con la vittoria contro Imola che regala il quarto posto in campionato alla GSA. Udine ha aggiunto in questa ultima parte di stagione Troy Caupain Jr.: l’americano si è subito messo in mostra facendo registrare 15 punti e 9.5 rimbalzi di media nelle due partite in cui è sceso in campo. Coach Lardo ai suoi non poteva chiedere più di così: dopo una stagione vissuta nelle zone alte del girone Est, le tre sconfitte consecutive con Treviso, Bergamo e Montegranaro hanno rischiato di minare la solidità di questa squadra, che sulla carta ha sempre avuto un roster molto profondo e capace di giocarsela con tutti. La storica vittoria all’Alma Arena ha interrotto la striscia di vittoria casalinghe di Trieste e soprattutto ha ridato certezze alla solidità difensiva della GSA: appena 79 punti subito al termine di due tempi supplementari. Udine ha chiuso con la miglior difesa di tutto il girone Est, seconda solo a Casale nell’intero campionato con 72,7 punti subiti di media. L’aggiunta di Franko Bushati nel mese di Gennaio ha aumentato la pericolosità perimetrale dei friulani (tra le ultime squadre per percentuale dall’arco dei tre punti), ma Kyndall Dykes si è affermato come leader realizzativo con quasi 17 punti di media. Nonostante diversi infortuni nel corso dell’anno, il recupero di Andrea Benevelli è fondamentale in chiave playoff, così da andare a consolidare uno dei migliori reparti lunghi del campionato con Chris Mortellaro, Francesco Pellegrino ed il giovane Ousmane Diop, che ha mostrato nuovi segnali di crescita.

XL EXTRALIGHT MONTEGRANARO (18-12), voto 8+: nonostante il calo di energie e rendimento, convertito in quattro vittorie in meno rispetto al girone di andata, poco importa: la compagine marchigiana ha realizzato un risultato di regular season impensabile a inizio anno, ragionando partita per partita e arrivando ai blocchi di partenza dei play-offs come la grande sorpresa. In un gioco costruito prevalentemente sull’azzannare gli avversari, prendendo le misure in difesa e alzando i ritmi in attacco con l’andare della partita, la gestione del giovane coach Ceccarelli è stata pressochè impeccabile, ben coadiuvato dai suoi quattro pilastri sul parquet, specialisti della categoria e capaci di vincere ad alti livelli quali Powell, Corbett, Amoroso e Rivali, intorno a cui il mix di giovani emergenti (Campogrande e Maspero i più positivi) ha saputo crescere e rendere di conseguenza. Solo complimenti.

TEZENIS VERONA (18-12), voto 7,5: sotto la gestione di coach Dalmonte, la squadra ha migliorato il suo piazzamento ai playoff (due ottavi posti conquistati all’ultima giornata nelle ultime due edizioni) affermandosi come ammazza-grandi e possibile mina vagante in questa post-season. Gran parte del merito passa dalle mani del tecnico imolese, capace di imprimere intelligenza e difesa, portando la Tezenis a rivelarsi come una squadra solida, soprattutto all’interno del pitturato, e ritrovando in attacco quella pericolosità da fuori che l’aveva contraddistinta nelle stagioni precedenti. Nonostante una panchina giovane con nuovi potenziali talenti su cui lavorare, le maggiori garanzie sono arrivate dal reparto esterni con Greene, Jones e soprattutto l’evoluzione di Amato nella seconda parte di stagione in cabina di regia; solidità sotto i tabelloni arriva da Poletti e da Udom, ormai pronto per salire ai massimi livelli.

BONDI FERRARA (17-13), voto 8: Il Kleb è finalmente riuscito a centrare l’obbiettivo play-off, dopo due stagioni in cui, nonostante il roster a disposizione, aveva miseramente fallito l’accesso alla post season. Il protagonista indiscusso di Ferrara è stato certamente Mike Hall, autore di prestazioni straordinarie (tra cui diverse triple doppie) che hanno consentito all’ex Biella di chiudere la stagione con 16.1 punti, 13.1 rimbalzi e 3.9 assist di media in 35.7 minuti giocati a partita. Un alieno in campo, che insieme al ritrovato Cortese (17.1 punti e 2.5 assist di media), ha permesso alla Bondi di arrivare meritatamente tra le prime sette del girone Est. E pensare che la debacle di Montegranaro (100 punti sul groppone e -24) aveva portato all’esonero di coach Martelossi, sostituito dal secondo allenatore Andrea Bonacina. Da lì in poi Ferrara si è trasformata, perdendo solo con le prime tre della classe e con Bergamo, riuscendo a sfruttare al meglio gli schemi del nuovo coach, puntando anche sul’esperienza di Moreno Fantoni, sulla freschezza di Molinaro, sulla grinta di Venuto e la caparbietà di Rush. Ora per Ferrara c’è l’ostacolo Scafati da superare, la Bondi sa di non partire con i favori del pronostico ma ci proverà sicuramente a fare lo sgambetto ai campani per continuare a stupire anche i più scettici.

TERMOFORGIA JESI (17-13), voto 7,5: dopo la tranquilla salvezza dell’anno scorso, il miracolo all’ultima giornata: vittoria su Ravenna e playoff che mancavano dalla stagione 2008/09 per l’Aurora che ha raggiunto un traguardo superiore alle aspettative. Sotto la guida di Cagnazzo, capace di tirare fuori il meglio della performance dai propri atleti, la Termoforgia è riuscita nell’impresa guidata dal talento di Hasbrouck e dalla immaginifica regia di Green per la seconda parte della stagione, ma soprattutto ha trovato leoni da battaglia come Rinaldi e affermato definitivamente un prospetto come Marini, tiratore mortifero e valore aggiunto come passatore e rimbalzista in un roster che ha ruotato sostanzialmente a 7 giocatori per tutta la stagione. Stoici? Decisamente.

ORASI’ RAVENNA (16-14), voto 5: purtroppo dobbiamo dare un voto decisamente sotto la sufficienza per la finalista di Coppa Italia, che ha vissuto un girone di ritorno in costante calando e compromettendo una post-season che sembrava sicura con la sconfitta all’ultima giornata. Nonostante le stelle di Rice, Giachetti e Grant abbiano brillato spiegando pallacanestro, altrettanti componenti non sono stati in grado di reggere il passo e coach Martino purtroppo non è riuscito a scuotere il gruppo nonostante il sogno fosse lì ad un passo. Sarà un’estate torrida e tormentata per la Orasì.

ANDREA COSTA IMOLA (15-15), voto 6,5: playoff solo sfiorati per la compagine biancorossa, che sotto la guida del conterraneo Demis Cavina ha raggiunto un risultato ben oltre gli obiettivi stagionali con un roster molto giovane e rampante e cresciuto nel corso della stagione trovando conferme e ambizioni per traguardi più alti. Una squadra che ha fatto della difesa, soprattutto sul perimetro in termini di tiri contestati e circolazione del pallone, e di un’attacco variegato capace di sfruttare la lunghezza della sua panchina; tra le note liete, Wilson è stato un’apporto decisivo sotto i tabelloni, ma troppo isolato per poter reggere il confronto con squadre molto più forti fisicamente, ma ancora più liete sono state la maturazione decisiva di Alviti e la crescita di Penna come playmaker che danno dato ulteriore apporto e nuovo materiale per la nostra pallacanestro su cui lavorare. L’esperienza di veterani come Prato e Maggioli è ormai una garanzia per il sistema Andrea Costa; riprovarci l’anno prossimo sarà dura, ma mai dire mai.

DINAMICA GENERALE MANTOVA (14-16), voto 4,5: stagione a 2 facce quella dei biancorossi, che hanno disputato senz’altro un ottimo girone d’andata ma anche un pessimo ritorno, con una media punti da zona playout. C’era grande attesa ed entusiasmo per lo starting five costruito in estate (e la restante compagine biancorossa, formata da molti giovani), con l’arrivo dell’esperto Bobby Jones, il ritorno di Moraschini (anche se ha dovuto saltare le prime partite per l’operazione al crociato), la sperata crescita di Candussi e Vencato e soprattutto la prima esperienza da allenatore di Davide Lamma. Insomma c’erano tutti gli ingredienti per fare bene: gruppo giovane e volenteroso e un coach con tanta voglia di dimostrate il suo valore. Tant’è vero che la società ha fissato fin da subito l‘obiettivo stagionale: entrare tra le prime otto accedendo così ai playoff. L’inizio è abbastanza incoraggiante con 2 vittorie (Bergamo e Udine). Poi però arrivano ben 4 sconfitte consecutive contro Verona, Treviso, Piacenza (a sorpesa) e la capolista Trieste, creando forti malumori all’interno dell’ambiente Stings. Da qui, la decisone di scambiare capitan Gergati con Mei proveniente da Tortona (scambio che non ha prodotto gli effetti sperati). Mantova riesce però a rialzarsi (trascinata dalle ottime prestazioni di Candussi, Vencato, Moraschini e Jones), uscendo definitivamente dalla crisi, infilando 7 vittorie consecutive e andandosi a giocare il secondo posto all’ultima giornata d’andata, al Paldozza contro la Fortitudo (match perso all’ultimo secondo). Il girone di ritorno è da incubo: a parte le vittorie iniziali contro Bergamo, Forlì e Piacenza, la Dinamica Generale perde non solo tutte le partite in trasferta (eccetto la penultima giornata contro la retrocessa Orzinuovi), ma anche tutti gli scontri con le big e soprattutto gli scontri diretti per la lotta ai playoff. Non basta nemmeno l’acquisto (tardivo) di Legion (dalla Effe), ad invertire la rotta: anzi la Dinamica riesce a collezionare addirittura 6 sconfitte di seguito. A pagarne le spese è proprio coach Lamma, esonerato a 3 gare dal termine e la Vice Presidente Belleli, che rassegnate le dimissioni,  vengono poi accettate dalla società. La squadra viene così affidata all’allenatore in seconda, Alberto Seravalli che fa 2-1 (ma ormai a giochi fatti), perdendo in casa contro Ravenna dopo un tempo supplementare e ottenendo invece i 2 punti sia ad Oriznuovi che contro la Consultinvest Bologna all’ultima giornata. L’obiettivo della società, che da quello di raggiungere i playoff ad inizio stagione, era passato addirittura a metà stagione, a passare il primo turno (cercando di migliorare il risultato della stagione precedente), non è stato raggiunto, chiudendo la stagione con un undicesimo posto, che lascia molto amaro in bocca e una fortissima delusione per la società e i tifosi. A livello di singoli, v’è da registrare il notevole miglioramento del play Vencato (il migliore degli Stings per costanza di rendimento) sia in fase realizzativa (256 punti segnati, 52% da 2 e 29% da 3) e sia in quella di assistenza (154 assist totali, 5,3 di media e terzo posto in classifica generale. Il miglior marcatore biancorosso risulta essere il pivot Candussi con 419 punti realizzati (49% da 2 e 41% da 3), seguito da Jones (398p. 53%, 32%) e Moraschini (353p. 42%, e 29%).

UNIEURO FORLI’ (12-18), voto 6,5: le vittorie di prestigio contro Trieste, Montegranaro e Bologna sono sicuramente le migliori partite disputate da Forlì questa stagione ed insieme ai restanti successi accumulati in questo campionato hanno meritatamente consentito alla squadra di coach Valli di conservare la categoria. Lo spavento della passata stagione (salvezza dopo i play-out contro Chieti) è quindi servito per assemblare una squadra capace di vincere le partite necessarie per restare in Serie A2. Naimy e compagni hanno, infatti, lottato con le unghie e con i denti in ogni partita, con l’israeliano che ha chiuso la sua stagione con 14.8 punti e 6.4 assist di media nonostante alcuni problemi fisici che lo hanno limitato durante il campionato. Inoltre l’americano Jackson ha messo a ferro e fuoco le difese avversarie, chiudendo con 18.1 punti di mediala sua regular season e dimostrandosi un giocatore molto affidabile. L’esperienza di CastelliDiliegroBonacini De Laurentis, oltre alle rotazioni ben gestite da coach Valli hanno fatto il resto, consentendo all’Unieuro di trovare degli assetti importanti, che potrebbero essere un ottimo punto di partenza anche per il prossimo campionato. 

BERGAMO BASKET (11-19) voto 8: Una vera e propria favola. Difficile dare una descrizione diversa all’avventura in cui la neopromossa Bergamo si è immersa, un’avventura fantastica, una corsa epica conclusasi con la conquista della salvezza all’ultima chiamata. La stagione di Bergamo è da valutare in realtà su due fronti: la gestione Ciocca e la gestione Sacco, agli estremi opposti non solo per i risultati conseguiti, ma anche per quanto espresso sul campo. La squadra data nella mani di coach Ciocca era costruita per la Serie B, è vero, ma questo non giustifica i tanti e dolorosi tonfi a cui Bergamo è andata incontro dall’inizio del campionato al momento dell’esonero del nativo di Treviglio, avvenuto in seguito alla pesante sconfitta in quel di Roseto. L’aggiunta di Hollis sembrava poter risollevare le sorti dei bergamaschi, ma così non è stato. Bergamo continua a perdere, la classifica parla chiaro, 4 vittorie e 18 sconfitte, i giallo-neri erano ultimi e destinati ai playout, o peggio, alla retrocessione diretta. Arriva la svolta: al timone viene messo coach Sacco, il roster subisce dei cambiamenti, dopo l’ex Varese viene aggiunto anche Laganà, salutano Zohore, Mascherpa e Sanna. Da quel momento in poi Bergamo risolleva la china. Alla prima partita con Sacco in panchina viene sfiorata l’impresa (sconfitta con la Fortitudo all’overtime a Bergamo), poi solo note liete: una squadra ritrovata, con tanti problemi (diversi gli infortuni che colpiscono i bergamaschi) ma con anche tanto orgoglio e tanta voglia di fare. Sacco fa girare praticamente in 8 i suoi, le rotazioni sono quasi sempre ridotte all’osso ma questo non mette in ginocchio i bergamaschi, anzi. Le gerarchie vengono ribaltate: Laganà play, Solano guardia (assoluto MVP della seconda parte di stagione, con l’arrivo di Sacco 20.7 punti di media) Sergio ala piccola, Fattori ala grande e Hollis centro, dalla panchina pronti a dire la loro capitan Ferri, Bozzetto e Cazzolato. Con queste rotazioni i giallo-neri ne vincono 7 di fila, a Bergamo devono issare bandiera bianca Imola, Orzinuovi, Ferrara e per ultima Forlì, in trasferta i bergamaschi passano a Montegranaro, Udine e Ravenna. All’ultima casalinga è battaglia, Forlì non ha più nulla da chiedere al campionato, Bergamo sì, e deve sperare che Ferrara passi a Piacenza. E così è, con un canestro all’ultimo secondo per altro. E non veniteci a dire che questa non è una vera e propria favola, una delle più belle pagine del basket italiano degli ultimi anni.

ASSIGECO PIACENZA (11-19), voto 5: Un destino crudele (buzzer di Molinaro all’ultima giornata), ma anche un girone di ritorno giocato forse con troppa sicurezza del risultato finale, ora per l’Assigeco arrivano i playout dopo aver mantenuto con 10 punti di margine il vantaggio su Bergamo prima dell’incredibile ribaltone nel finale di stagione; per salvarsi serviranno le facce migliori di Guyton e Alredge ma soprattutto l’apporto degli italiani, con alcuni giocatori fuori forma e il solo Oxilia che nelle ultime partite ha mostrato una crescita esponenziale che potrebbe essere una delle chiavi per rimanere in A2 ancora un altro anno.

ROSETO SHARKS (6-24), voto 6-: Stagione molto travagliata quella dei biancazzurri, partiti con ben 8 sconfitte in altrettante partite ed un futuro all’orizzonte nella categoria inferiore. Con l’innesto di Carlino sono arrivate vittorie necessarie per restare attaccati al treno play-out, tra cui quella fondamentale con Orzinuovi. A febbraio, poi, gli Sharks avrebbero potuto addirittura riaprire il discorso per la salvezza diretta in vista del comodo trittico Forlì-Piacenza-Bergamo, che veniva dopo aver sfiorato il colpaccio ad Udine. Invece, nelle prime due arriva il referto giallo, e la sconfitta di Imola getta nuovamente Roseto sul fondo della classifica. Quando sembra finita, la pausa per la Final Eight rigenera la compagine di coach Di Paolantonio, che prima va vicina, anzi vicinissima, a battere Trieste e poi espugna Jesi e supera Mantova dopo un supplementare, staccando Orzinuovi e assicurandosi di evitare l’ultimo posto in classifica. Nel corso degli ultimi mesi si è visto sicuramente un miglioramento del gruppo: in primis, Ogide  ha dimostrato di essere un giocatore completo e potenzialmente di categoria superiore; poi, i tre under sono cresciuti a dismisura, fino a dare la possibilità all’allenatore di affidarsi a loro in alcuni momenti. Se i biancazzurri avessero avuto meno passaggi a vuoto fino a febbraio (su tutti il -25 di Ravenna e la sconfitta interna con Forlì dove sono stati concessi 92 punti) avrebbero meritato la sufficienza piena, ma la squadra ha ancora margini di miglioramento per salvare l’annata. I play-out si aprono con la sfida alla Virtus Roma: il fattore campo fa pendere i favori del pronostico dalla parte dei capitolini, ma a partire da domenica sarà solo il campo a parlare.

AGRIBERTOCCHI ORZINUOVI (4-26) voto 4,5: nonostante gli investimenti importanti, le rotazioni forzate, i cambi di panchina e un gruppo offensivamente devastante, la formazione orceana paga un girone di ritorno che l’ha marcata come la peggior formazione in difesa della categoria, incapace anche di mantenere un’atteggiamento mentale costante per 40′, pagando dazio soprattutto nella ripresa. Non basta nemmeno il rientro di capitan Valenti, in una stagione con poche note liete e tanti, forse troppi rimpianti e delusione anche da singoli giocatori, di non aver potuto dare di più nella personalità e nel rendimento; si ripartirà dalla B con l’obiettivo di riprovarci.

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