Nella serata di martedì, dopo il roboante KO dell’Italia calcistica contro la Bosnia ed Erzegovina che ha significato la terza mancata qualificazione consecutiva ad un Mondiale, a fare altrettanta eco sono state le parole del presidente della FIGC Gabriele Gravina, in conferenza stampa. Oltre a definire “eroici” i giocatori Azzurri dopo una partita in cui sono stati dominati da una Nazionale molto più modesta, Gravina ha risposto ad un giornalista che gli chiedeva perché il calcio sembra essere l’unico sport in cui l’Italia va male. Lo ha fatto sminuendo gli altri sport, come quelli invernali che tanto successo hanno portato a febbraio durante le Olimpiadi di Milano-Cortina: “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sport sono dilettantistici e dobbiamo fare anche un rapporto sulla base dell’equità, visto che si possono effettuare scelte che in sport professionistici non si possono attuare, con alcuni che sono sport di Stato, come lo sci”. Parole che hanno indignato giustamente tante persone, compresi quegli atleti diventati simbolo azzurro negli ultimi anni, alcuni dei quali hanno reagito a mezzo social. Tra gli sport “dilettantistici”, una definizione che in ogni caso rimane solo sulla carta visti i sacrifici che essi comunque richiedono, sicuramente non c’è il basket, che anzi in Italia è professionistico almeno per quanto riguarda la LBA. E proprio come rappresentante della pallacanestro, sul proprio profilo LinkedIn, è intervenuto Andrea Bargnani, ex NBA e star dell’Italbasket, oggi Executive Advisor della Lega Basket A.
“‘Gli altri sport sono sport dilettantistici’. Le parole del presidente FIGC Gravina dopo l’eliminazione di ieri mi hanno colpito. E non riesco a non dirlo” ha esordito il Mago. Che poi ha proseguito: “La figura apicale del nostro sport nazionale ha giustificato le difficoltà nel calcio anche dicendo che “il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici”, ma la massima espressione di questo “professionismo” ostentato ieri, la Serie A, ha chiuso l’esercizio 2025 con un buco di oltre mezzo miliardo di euro (-531.241.500 euro per l’esattezza)… quindi mi verrebbe subito da chiedere: quando, come e dove si manifesta tutto questo professionismo?“.
Fino al confronto tra sé stesso, professionista NBA per tanti anni, e quegli atleti definiti “dilettanti” da Gravina, che ad esempio disputano le gare di atletica o di sci, con tanto di medaglie olimpiche: “Io ho giocato in NBA, la lega sportiva più professionistica al mondo, benchmark di qualsiasi sport sul Globo. Non mi sono mai sentito più atleta, più professionista, di chi fa salto in alto per le Fiamme Oro allenandosi 8 ore al giorno. Una regola non scritta dello sport, una delle più basilari, dice che il professionismo non lo misuri dallo stipendio. Lo misuri dalla dedizione, dal sacrificio, dal fatto che non hai un secondo lavoro e ti alleni tutta la vita per fare quello che sei. Quindi, su questo tema, guadagnare 10 milioni di dollari a stagione in NBA o 2.000 euro alle Fiamme Oro con l’atletica leggera non cambia il livello di professionismo. Anzi, per esperienza diretta, conoscendo tutti i colleghi dei vari sport, chi fa atletica leggera o sci nella maggior parte dei casi si allena molte più ore di una star NBA (ma molte molte), e questo è un fatto“.
Infine la critica allo stesso Gravina: “A livello normativo e legislativo ci sono distinzioni nette tra professionismo e dilettantismo, certo, ma sono anche figlie di strategie e/o politiche…ed è tutto un altro discorso. Per inciso: la nostra nazionale di pallavolo, campione del mondo in carica sia maschile che femminile, non sarebbe ‘professionistica’ secondo questa logica. Chiamarli dilettanti richiede un “””coraggio””” che non ho. Il problema non è il risultato di ieri sera. Il problema in alcuni casi è chi guida i nostri sport, e con quale spessore/know-how”.
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