Andrea Meneghin, come si è tolto di dosso l’etichetta di figlio d’arte

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Quando si sente parlare di un certo cognome come Meneghin, inevitabile si corre a pensare ad un fortissimo legame con la pallacanestro. Se provate a pensare ad un arco temporale entro il quale definire questo cognome come legato al basket, allora si entra in uno spazio che va dagli anni Settanta fino ad arrivare agli anni Duemila.

Un cognome, quello di Meneghin, che si è associato spesso e volentieri ad un gran numero di vittorie, non solo in relazione alla compagine di basket di Varese, ma anche alla Nazionale azzurra, con cui sia il padre Dino che il figlio Andrea si sono tolti delle grandissime soddisfazioni. A volte, andando contro anche ogni tipo di pronostico: oggigiorno è semplice trovare un portale che offra tutto questo, magari sfruttando una delle promozioni casino online.

Chi l’avrebbe mai detto che dopo quanto fatto dal padre Dino, anche Andrea fosse in grado di ripercorrere, in maniera diversa chiaramente, le stesse orme vincenti? Se papà vinse e trionfò più e più volte sia in Italia che in Europa con la storia Ignis Varese e decise di passare a giocare a Milano, dominando fino a ben 44 anni, Andrea ha legato il suo nome in maniera indissolubile a Varese, città in cui è nato e dove ha vinto il mitico scudetto della Stella, anche se purtroppo la sua carriera si è chiusa a soli 32 anni.

La carriera di Andrea Meneghin

Classe 1974, Andrea nacque proprio nel bel mezzo del periodo d’oro di papà Dino, ovvero quando quest’ultimo stava facendo incetta di trofei con la Ignis Varese, tra scudetti e coppe europee. Sulle orme del padre, ma con ruoli chiaramente differenti, Meneghin sbarca in prima squadra quando aveva solo 16 anni, approdando in una stagione veramente sfortunata, che culminò con la retrocessione nella serie inferiore. Quella stagione, però, rimarrà per sempre nel cuore degli appassionati di pallacanestro, semplicemente per via del fatto che ci la prima e unica partita che vide in campo entrambi i Meneghin, con papà Dino che scese sul parquet con la maglia della Stefanel Trieste e il figlio Andrea con quella di Varese. A Masnago, la data da ricordare in questo caso è quella del 14 ottobre 1990.

Le due stagioni successive, seppur in Serie A2, consentono al buon Andrea di strutturarsi dal punto di vista fisico, ma di crescere anche dal punto di vista fisico. Con il ritorno nel massimo campionato italiano, Andrea guadagna i galloni da capitano, in una compagine che può contare sulle prestazioni balistiche impressionanti del croato Komazec.

A fare la differenza, per le sorti della compagine varesina, sarà lo sbarco in squadra di Gianmarco Pozzecco, play razzente e imprevedibile, con cui Andrea formerà una delle coppie più divertenti e forti della pallacanestro italiana degli anni Novanta.

Lo scudetto della Stella e l’oro agli Europei

Il duo Pozzecco-Meneghin fa impazzire i tifosi di Varese, ma anche gli avversari, portando Varese a crescere a tal punto da potersi considerare una vera e propria outsider per lo scudetto, nonostante in campionato ci siano degli squadroni come TeamSystem Bologna, Kinder Bologna, Benetton Treviso e Milano.

La data da ricordare in eterno, per un tifoso varesino, è quella dell’11 maggio del 1999: secondo posto in regular season e cavalcata trionfale ai playoff. Per Andrea è il primo, nonché unico, scudetto, raggiunto con una rosa con tanti limiti, ma che riuscì a fare del gruppo compatto un grande punto di forza, anche per via dell’illuminante ed equilibrata gestione di Charlie Recalcati in panchina.

Nell’estate dello stesso anno, per Andrea Meneghin arriva l’altra grande gioia sportiva della sua carriera, con la vittoria del titolo europeo, battendo in finale la Spagna, in cui sono in campo anche altri due biancorossi come Galanda e De Pol.

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