Ave, Cesare!

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“Se pensi che la pallacanestro sia solo un pick and roll ben riuscito o buttare un pallone dentro un cesto allora non hai capito niente di pallacanestro.
Certo, fare bene queste cose aiuta, ma non è l’unica visuale che un Coach può concedersi.”

pancotto cremona

Ho avuto il piacere e il privilegio di avere più volte, negli ultimi 1100 giorni, conversazioni con Cesare Pancotto. E di perle, aneddoti, sfumature del Gioco e lezioni sulla gestione di un gruppo come quella di cui sopra ne ho potute ascoltare a ripetizione, tra un buon bicchiere di vino ad accompagnare un piatto di pesce della sua amata Porto San Giorgio.
Erano come petali, lasciati cadere dal vento e disponibili gratuitamente alla raccolta, per essere tenuti da parte come prezioso bagaglio culturale.

Il basket non è solo basket. Già, il Coach pensa fermamente che la buona riuscita di una stagione, di una partita, di un quarto o di un singolo possesso dipenda sia dal lavoro quotidiano in palestra, imprescindibile per un gruppo spruzzato da una non tanto grande dose di talento, sia dall’instaurare un rapporto solido tra staff e giocatori per creare quell’alchimia e quello sviluppo di valori in grado di esaltare le singole doti di ciascun componente del team.

“Parte tutto dalla difesa. Se non riesco a far capire ai miei giocatori che si vince con la difesa allora ho fallito. Perché difendendo posso attaccare in transizione, a difesa non schierata, posso correre e colmare quel gap di talento che inevitabilmente la mia squadra ha.”

E in effetti nei 35 (dicasi, trentacinque) anni di carriera, il Coach ha quasi sempre saputo ottenere il massimo da ciò che gli veniva messo a disposizione. Spesso con risultati più che soddisfacenti, con un gioco basato su regole ben precise, quali appunto la difesa e l’uso della transizione associato a un attacco relativamente semplice e su valori quali la forza del gruppo, gerarchie ben definite, il sapersi aiutare costantemente, un grande senso di appartenenza e la continua necessità di sputare sangue e avere più voglia e grinta dell’avversario.

“Ma non c’è solo la componente tecnica o tattica. Quella psicologica è fondamentale. Io non posso permettere che uno dei miei ragazzi vada in difficoltà, devo combattere con lui le sue paure, le sue difficoltà. Ed è per questo che non puoi avere lo stesso approccio con tutti, devi adeguare le parole e i toni ad ogni singola situazione.”

Un trattato di psicologia. E questo credo ha portato a vivere tre anni indimenticabili per il basket e lo sport cremonese. Tre anni esatti, perché si sa… la storia, oltre a essere molto ironica, sa anche essere beffarda.

pancotto cremona

08/12/2013 – PalaRadi, Cremona vs. Venezia: l’inizio del viaggio.

Dopo sei sconfitte in otto gare, Cremona perde anche la settima partita della stagione e un paio di giorni dopo Coach Gigio Gresta viene sollevato dall’incarico, dopo la grande cavalcata dell’anno precedente. Il patron Aldo Vanoli chiama sotto il Torrazzo, a condurre la sua squadra, Cesare Pancotto.
Chi c’era a condurre la Reyer (contro cui per altro Gresta ottenne la sua prima vittoria come allenatore di Cremona) in quella partita dopo aver trascinato la Vanoli nella stagione passata? Luca Vitali. Vi dice niente?!

06/04/2014 – Adriatic Arena, Pesaro vs. Cremona: la salvezza matematica.

L’inizio di stagione per il Coach non è facile, perde le prime quattro partite della sua gestione e scivola all’ultimo posto, ma da quel momento ottiene quattro vittorie consecutive e resta costante per tutto il resto dell’annata, raggiungendo la salvezza con quattro giornate d’anticipo sul campo di Pesaro, diretta concorrente. Da quel momento già si sapeva che il regno di Pancotto a Cremona sarebbe durato non solo per quella stagione.

20/02/2015 – PalaDesio, Sassari vs. Cremona: prime Final Eight.

Dopo un brillante girone d’andata, una Vanoli giovane, ben allenata, con il ritorno di Cusin e Vitali, approda per la prima volta nella sua storia alle Final Eight di Coppa Italia. La sconfitta contro Sassari non solo non cancella la grande crescita che il Coach marchigiano (e il suo staff) sta imprimendo alla società, ma avrà modo di essere “vendicata”.

19/02/2016 – Forum di Assago, Cremona vs. Sassari: the rematch.

Dopo un’altra salvezza tranquilla (che poteva essere seguita dai playoffs se non si fossero perse le ultime quattro partite di regular season), la Vanoli inizia la nuova stagione e, cavalcando una striscia di 8 vittorie consecutive e in generale dopo uno storico girone d’andata, va di nuovo alle Final Eight e si scontra ancora contro la Dinamo. A pochi secondi dalla fine, con i sardi a +3, Niccolò Cazzolato prende palla dalla rimessa, riesce a non subire fallo da Joe Alexander e spara la tripla del pareggio. Overtime, Sassari sulle gambe e Cremona in scioltezza accede alle semifinali (dove perderà contro Milano). Cesare è l’idolo indiscusso in città.

15/05/2016 – Taliercio, Venezia vs. Cremona: i Playoffs.

Dopo aver vinto il premio di allenatore dell’anno, il Coach porta la Vanoli ai primi, storici Playoffs in Serie A. Pochi minuti alla fine della partita, Venezia ha appena piazzato il parziale decisivo e Cremona è già sotto 2-1. Coach Pancotto chiama un timeout. Non tecnico, non tattico. Emotivo, passionale… semplicemente per ringraziare tutti, giocatori, staff tecnico e staff medico per la più grande e intensa stagione fatta vivere al basket cremonese, regalata da un gruppo che lui ha saputo gestire alla perfezione e di cui si sentiva “padrone”.

11/12/2016 – PalaGeorge, Brescia vs. Cremona: il capolinea.

Mancano pochi secondi, per tutta la settimana si è vociferato del possibile esonero di Cesare in caso di sconfitta. E Cremona è sotto di 30. Mi aspetto un timeout, l’ultimo della sua avventura con la Vanoli. Ma non lo chiama, forse perché quell’essere “padrone” del gruppo era svanito da un po’. Preferisce andare in conferenza stampa e assumersi tutta la responsabilità, da gran signore come è sempre stato.
Ah, chi c’era con la maglia di Brescia a dominare sul parquet? Luca Vitali, again. Sì, la storia è proprio ironica e beffarda.

pancotto cremona

L’esonero arriva due giorni dopo, esattamente 1100 giorni dopo aver assunto l’incarico dal presidente Vanoli. 1100 giorni in cui Cesare Pancotto ha dimostrato a tutti di essere non solo un grande allenatore, ma anche un grande uomo. Ha raggiunto i Playoffs dovendo rinunciare per metà stagione al fulcro della squadre quale era Luca Vitali e quest’anno ha visto smantellata quella stessa squadra che contava anche su Marco Cusin, sulla probabile miglior ala piccola del campionato scorso (Deron Washington) e sull’insindacabile miglior sesto uomo dell’anno (Tyrus McGee)

Sicuramente deluso e amareggiato per non essere riuscito a trasmettere ai nuovi giocatori la sua filosofia, non ha dimenticato di ringraziare società, squadra e tifosi augurando il meglio al suo (ex) vice Paolo Lepore e al suo (ex) GM Andrea Conti.
Come solo i grandi intenditori, di basket e di vita, sanno fare.

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