In tre anni esatti, dalla tripla al Real al dominio contro Venezia: l’esplosione di Abass

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“Il lavoro duro, paga”. 

Questa citazione anonima, che ormai è entrata nel linguaggio comune, identifica perfettamente la crescita esponenziale del giovane capitano canturino Awudu Abass, che ieri ha sfoderato un’altra prestazione mostruosa, la sua migliore di sempre.

abass cantùChe questa sarebbe stata la stagione della consacrazione di Abass si era capito già durante la serie playoff contro Venezia, assoluto dominatore in gara 3 e 4, facendo passare sotto traccia la presenza di un super campione qual è Metta World Peace. Ma il merito va anche e soprattutto al general manager canturino Daniele Della Fiori, il quale ha fatto di necessità virtù, decidendo di lanciare definitivamente Abi e di costruire un roster a partire da lui. Scelta condivisa da tutti ma certamente molto rischiosa perché stiamo pur sempre parlando di un ragazzo di 22 anni e non sai mai se a quest’età ci si può confermare: Abass ha letteralmente cancellato ogni dubbio a riguardo in queste prime dieci partite di campionato.
Il ragazzo nativo di Como sta viaggiando a cifre pazzesche: 15.2 punti di media, 6.1 rimbalzi, 56% da due, 35% da tre e 17.3 di valutazione.

Poi però arriva la partita che ti consacra da giovane promessa a campione affermato. La data è la seguente: 6 dicembre 2015. L’avversario: Umana Reyer Venezia, quella stessa squadra contro cui aveva fatto cose fenomenali a giugno; sicuramente il sapore di rivincita l’ha spinto a fare di più. Il giovane canturino ha chiuso la partita con 34 punti, naturalmente career-high, 10 rimbalzi e 44, sì, avete letto bene, quarantaquattro, di valutazione. Perfetto. Un altro dato veramente importante è che Abass è riuscito ad avere una concentrazione mentale per 40 minuti, perché non è stato in panchina più di 30 secondi in tutta la partita, nonostante fosse un match ad altissimo ritmo, ma lui c’era, era “in the zone”, come dicono gli americani, e quando sei così, niente e nessuno possono fermarti.

abass cantùLa domanda è: tutto questo è frutto del caso o di una strana congiunzione astrale? Assolutamente no. No perché Abass ha lavorato tantissimo in palestra in questi anni per diventare quello che è oggi: uno dei migliori giocatori del nostro campionato.
Entra a tutti gli effetti nel roster canturino la stagione della finale Scudetto con Trinchieri ma naturalmente ha pochissimo spazio, anche perché stiamo parlando di un ragazzo neanche diciottenne. Arriva agli allenamenti in “curiera”, come si dice in Brianza, con il bus, perché non ha ancora la patente e abita ad una quindicina di chilometri dal Pianella. Esordisce in quella stessa stagione in alcuni spezzoni di partita, senza però mai realizzare un punto.
L’ironia della sorte vuole che esattamente tre anni prima la partita strepitosa contro Venezia, il 6 dicembre 2012, Abass realizzava i suoi primi punti con la maglia brianzola. Non li mise a segno in campionato, bensì in Eurolega, e non contro una squadra qualunque ma contro l’unica che è riuscita a vincere più di Cantù in Europa: il Real Madrid. Abass realizzò 5 punti in quel match, tra cui una tripla fantastica che indirizzò i brianzoli verso la vittoria. Naturalmente il ragazzo non avrebbe dovuto giocare quella partita, ma l’infortunio di Vlado Micov obbligò Trinchieri a schierarlo in campo: il coach era tranquillo della sua scelta e alla fine Abi l’ha ripagato.
L’ultimo curioso record personale di Abass è che ha segnato un punto prima in Nazionale che in Serie A Beko: ha fatto il suo esordio in maglia azzurra il 16 dicembre 2012, realizzando un tiro libero, era un All Star Game a Biella, ma in Serie A non aveva ancora scritto il proprio nome nel  tabellino.

Questa è la storia di un ragazzo di 22 anni che ha avuto la fortuna di nascere con dei mezzi atletici stratosferici, ma che ha avuto la capacità di affinare la tecnica, arrivando per primo agli allenamenti e andandosene per ultimo, perché il talento senza allenamento è assolutamente inutile. 

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