Azzurri ai raggi X: Danilo Gallinari, la rinascita di un campione

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Danilo Gallinari, cuore della nazionale.
Danilo Gallinari, cuore della nazionale. Immagine di copertina: vavel.com

La rubrica speciale “Azzuri ai raggi X”, volta ad analizzare più da vicino ogni componente della nazionale azzurra, arriva al suo terzo appuntamento. Dopo Bargnani e Belinelli, è arrivato il momento di parlare del terzo italiano salpato per l’America, strettamente in ordine temporale: Danilo Gallinari.

Quando si parla del Gallo, Danilo Gallinari, non si può non pensare all’enorme quantitativo di talento regalatogli da papà Vittorio. Figlio d’arte, Gallinari non ha mai deluso le aspettative attorno al suo nome, dominando il campionato italiano e ritagliandosi uno spazio da protagonista in un’NBA che con il tempo ha imparato ad amarlo sempre di più.

Fino al tragico infortunio del 5 aprile 2013, quando il ginocchio sinistro ha ceduto in seguito a un brutto movimento su una penetrazione contro i Dallas Mavericks. Ben lungi da essere una botta da poco, il problema al crociato ha tenuto a riposo il Gallo per ben una stagione e mezza, lasciando che molti americani e, purtroppo, tanti italiani, si dimenticassero di quanto fosse stato dominante nella miglior stagione dei Denver Nuggets, quella targata 2012-13.

Gallinari è tornato in campo solamente quest anno, non senza trovare qualche difficoltà. La prima parte di stagione è stata disastrosa; Danilo ha fatto fatica a ritrovare il ritmo partita ed è stato relegato in panchina da coach Brian Shaw. Le percentuali al tiro più basse dell’intera carriera non hanno intimorito Gallinari, che con il cambio di allenatore è tornato nello starting-five e ha superato con regolarità la soglia dei 20 punti.

Il Gallo è arrivato alla corte di Pianigiani in un momento di forma ideale e le statistiche ne sono la prova: dopo la pausa per l’All-Star Game, infatti, le medie del Gallo sono lievitate a 18.6 punti e 4.8 rimbalzi a partita. Ma al di là della crescita individuale, quello che si è presentato al ritiro della nazionale è un Gallinari nuovo, un Gallinari 2.0. A 27 anni, Danilo non è più considerato la “promessa azzurra”, ma una concreta realtà. Le qualità tecniche del Gallo, abbinate al suo nome e al suo carisma dentro e fuori dal campo, lo hanno reso un leader inaspettato. Se la nazionale azzurra si deve identificare in un giocatore, al di là del capitano Gigi Datome, Gallinari è indubbiamente il ragazzo più rappresentativo.

Oltre allo straordinario repertorio offensivo, in cui spiccano il preciso tiro dalla distanza e la capacità di andare a canestro e guadagnare falli con facilità, del nostro Danilo non va sottovalutata l’imponente stazza fisica. Sia in Italia che in America, nei vari club in cui ha militato, Gallinari ha sempre giocato nella posizione di ala; ala piccola per la precisione. Tuttavia, la penuria di lunghi nel roster della nostra nazionale, che si può considerare sovraffollata nel reparto esterni ma sguarnita sotto le plance, ha portato coach Pianigiani a schierare Gallinari addirittura da centro. Questa decisione, incomprensibile agli occhi di un americano abituato a vedere giganti sotto canestro, è però presto spiegata: se in Italia un centro “piccolo” come Samardo Samuels (206 cm) ha fatto il buono e il cattivo tempo, i 209 centimetri per 102 chilogrammi messi a disposizione dal Gallo sono manna dal cielo per Pianigiani.

Con ogni probabilità non vedremo mai Gallinari giocare da centro in tutto l’Europeo, ma è altamente possibile che sotto le plance Pianigiani schieri la coppia Bargnani-Gallinari, con l’ala forte dei Nets nell’atipico ruolo di pivot e Danilo schierato da ala grande. Per il Gallo interpretare un ruolo non suo non dovrebbe essere un enorme problema, considerata la conoscenza del gioco e la velocità ad apprendere gli schemi del nativo di Sant’Angelo Lodigiano. La domanda che ci si pone è piuttosto un’altra. Schierare un’ala piccola di 209 centimetri porta un vantaggio enorme nei match-up offensivi, in cui il Gallo parte favorito perché alto e veloce; schierarlo fuori ruolo e contro avversari più massicci, invece, potrebbe però significare perdere qualcosa in difesa, dove Gallinari andrebbe in difficoltà contro avversari del calibro di Nowitzki, Gasol e compagnia.

Spetterà al CT della nazionale risolvere le grane tattiche emerse  la preparazione; ala forte o ala piccola, a noi non resta che goderci le prestazioni del nuovo Gallinari, un Gallinari determinato a utilizzare l’Europeo anche come trampolino di (ri)lancio nel basket che conta e dimostrare a italiani e stranieri che l’infortunio al ginocchio è ormai solo un brutto ricordo, che non ha bloccato il processo di crescita di uno dei talenti più cristallini presenti nel roster della nazionale azzurra.

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