Azzurri ai raggi X: “Il Campione” Marco Belinelli

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Secondo appuntamento con “Azzurri ai raggi X”, la nostra nuova rubrica volta ad analizzare il roster che Pianigiani porterà con sé per la scalata alla vetta d’Europa. Dopo aver “schedato” Andrea Bargnani in lungo e in largo nella giornata di ieri, oggi è il turno di Marco Belinelli, l’ormai ex guardia dei San Antonio Spurs prossima ad iniziare la sua sesta avventura americana con i Sacramento Kings, franchigia che gli ha offerto un contratto molto remunerativo.

Nel frattempo, però, c’è da trascinare una Nazionale il più a lungo possibile. Due anni fa c’era e con un ruolo da protagonista assoluto, quasi forzato per l’assenza degli infortunati Gallinari e Bargnani. Fu il trascinatore infallibile, prima che le sue triple si stampassero troppe volte sul ferro nei quarti di finale contro la Lituania. Quest’anno, complice la presenza di tutte le altre star, potrebbe essere meno responsabilizzato e, magari, arrivare più riposato e fresco nelle fasi finali di Lille. Prima, però, c’è da superare un girone terribilmente ostico e per una compagine che ha evidenziato ancora grandi limiti di continuità non bisogna assolutamente sottovalutare l’obiettivo. Belinelli dovrà sempre dare il meglio di sé, ma l’assistenza maggiore che avrà da alcuni suoi compagni e la consapevolezza che non tutto dipenda esclusivamente dalle sue mani, potranno aiutarlo a rendere ancora meglio.

Il ragazzo di San Giovanni in Persiceto si presenta di sicuro con il curriculum più valido e lustrato. La sua carriera negli ultimi due anni ha letteralmente spiccato il volo, ha (quasi) raggiunto l’apice. L’anello del 2014 infilato al dito e il titolo nella gara del tiro da 3 punti nel medesimo anno lo hanno catapultato in una sorta di iperuranio, in una dimensione addirittura utopica se si pensa ai suoi difficili inizi nella lega più competitiva del globo. Per fare in modo che ciò accadesse, il Beli si è trasformato in un ottimo role player, in uno specialista mortifero del tiro, in un gregario di lusso, si è creato una dimensione precisa e una collocazione facilmente individuabile.

E’ qui, dunque, che sorge qualche dubbio: la sua dimensione americana può essere trasportata in ambito europeo? Ovviamente con le dovute proporzioni. E’ normale che Belinelli abbia un minutaggio più consistente in una compagine nella quale è una delle stelle indiscusse, così come è lecito il fatto di aspettarsi qualche tiro in più e l’assunzione di più responsabilità, una propensione che gli appartiene benissimo. Attenzione, però, a non esagerare; la forzatura è ben accetta quando è estemporanea e, soprattutto, va a buon fine, ma non quando diviene regola e consuetudine. E’ questo il rischio che si può correre, che Belinelli si faccia prendere troppo la mano, che per mettersi in ritmo ecceda e faccia “raffreddare” i suoi compagni. La tendenza ha mostrato qualche sintomo di comparsa nell’ultimo torneo di Koper, partite nelle quali l’ex Fortitudo è stato molto accentratore, con buoni risultati personali, ma meno per la squadra. In tutto ciò, influisce molto la scelta tecnica di Pianigiani di adoperarlo volentieri come playmaker, in virtù di una straordinaria capacità di giocare il pick and roll. Ciò nonostante, quando è lui a “orchestrare” l’azione offensiva si nota una circolazione della palla meno ariosa e un’esagerazione nel palleggio prolungato.

Il giocatore può essere biasimato fino a un certo punto, perché non è nato ragionatore, ma, per l’appunto, realizzatore. Uscire dai blocchi e sparare la tripla di turno. Detto così, la sua mansione può sembrare riduttiva, ma rende idea di quella che è la maniera migliore per utilizzarlo. Bisogna armare il suo tiro, non fare in modo che lo armi sempre da solo. Certo, spesso alla fine dei 24 secondi o per qualche tiro dell’ “Ave Maria” si andrà da lui, ma non si abusi di questa sua virtù, che poi a diventar vizio non ci vuole nulla. Giocare con intelligenza, giocare per vincere. A Marco Belinelli si può e deve chiedere questo, proprio perché, fra tutti, è quello che sa come si fa, anche e soprattutto ai piani più alti della pallacanestro mondiale. Il suo background da campione è lì pronto a parlare per lui, in attesa che lo faccia di nuovo il parquet.

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