Azzurri ai raggi X: “Il Mago” Andrea Bargnani

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L’Europeo si avvicina. Tempo un paio di settimane e l’Italia inizierà la sua avventura a Berlino, alla ricerca del riscatto e di un ri-approdo definitivo tra le potenze continentali. Dopo le belle prestazioni di Tbilisi e i primi piccoli e grandi allarmi giunti dalla vicina Slovenia, è tempo di scoprire da vicino il roster a disposizione di Simone Pianigiani, coach alla sua terza rassegna continentale e con l’obiettivo di dare a questa compagine, dal talento ancora inespresso in maglia azzurra, identità di gioco e grande tempra caratteriale e mentale. Nonostante la lista definitiva non sia stata ancora consegnata, a differenza di altre big europee, è possibile far partite la nostra analisi da quei giocatori sicuri del posto sull’aereo e deputati a far compiere un salto di qualità rilevante. 

Andrea Bargnani è il primo della lista. Perché? Una ragione precisa non c’è, forse ci ispiriamo al draft del 2006, nel quale fu scelto con la chiamata numero 1 dai Toronto Raptors; oppure perché è stato il primo, degli “Italiani d’America”, ad approdare nella lega più famosa del mondo ed è da loro, del resto, che ci aspettiamo tanto e ancor di più. Il passato è però da archiviare: bisogna pensare all’attualità, a ciò che ogni singolo giocatore è in grado di dare nell’immediato, alla sua capacità di integrarsi in un gruppo pieno di potenziali primedonne, riflettere sui suoi valori aggiunti e sui suoi punti deboli, darne un giudizio equilibrato.

Equilibrio che spesso manca nel prendere in esame le doti di questo ragazzo romano. Chi lo attacca senza mezzi termini, chi lo difende ad oltranza. Chi ne evidenzia le ottime doti offensive, chi  lo biasima per la poca attitudine a rimbalzo e difesa. La sua carriera americana non è mai decollata come ci si aspettava, dopo le avventure con Raptors e Knicks, sono giunti i Nets con un contratto al minimo salariale. Anche questa sua scelta è finita sotto l’occhio del ciclone: troppo svogliato per cambiare città, non sufficientemente motivato per un’avventura ambiziosa. Per lui, l’occasione giusta per ripartire e ri-costruirsi una buona carriera. Come questo Europeo.

Questa Nazionale ha tante aspettative addosso e tutti i suoi giocatori con essa. Per uno come lui, costantemente bersagliato e criticato, trascinare la propria rappresentativa verso una zona podio o addirittura verso Rio de Janeiro, sede delle prossime Olimpiadi, significherebbe svoltare con forza e decisione, far ricredere tutti su di sé. Bargnani si gioca quasi una bella fetta di credibilità come giocatore. E’ ora di sfoderare il talento per metterlo a servizio di un obiettivo comune, abbinargli una cattiveria agonistica e una rabbia che non sono nel suo DNA come giocatore, ma che sono essenziali per il raggiungimento dei traguardi ambiti.

Bargnani è un’arma straordinaria per l’Italia: un pivot con la tecnica di una guardia, mortifero al tiro, dal primo passo difficile da contenere e complicato da marcare anche in post basso. Un bagaglio offensivo quasi illimitato, una varietà di soluzioni che Pianigiani ha il dovere di sfruttare con continuità ma non con esclusività. Il giocatore, come si è visto nei tornei fin qui disputati, si inserisce bene in un contesto nel quale è l’unica risorsa di punti sotto le plance. Il suo pick and roll, specialmente con Belinelli, rischia di essere un rebus serio per le difese avversarie. Finora è sempre andato in doppia cifra, eccezion fatta per ieri sera, senza essere troppo accentratore, catalizzatore di palloni o usurpatore di conclusioni. La sicurezza è una: deve essere innescato, perché gli azzurri non possono permettersi il lusso di fare a meno della sua produzione. Se la concorrenza nel reparto esterni è serrata e può sopperire a una serata storta di qualcuno, avere un Bargnani in ritmo è indispensabile per una squadra che non può vantare sotto i ferri giocatori di pari qualità alla sua e al quale potrebbe aggrapparsi soprattutto in frangenti in cui il tiro da fuori non dovesse supportare il gioco del coach ex Siena. Quest’ultimo lo ha provato sia in quintetto che dalla panchina, ottenendo forse le risposte migliori nel primo caso. E’ più un giocatore che va fatto carburare col passare dei minuti e capace di imporsi con la costanza, piuttosto che uomo dall’impatto immediato e in grado di spaccare una partita.

Lo stesso “Mago”, anche per avere il minutaggio più lungo possibile, deve lottare come un forsennato nell’altra metà campo, quella a lui meno consona, quella difensiva. Per un’Italia che non ha colossi (all’altezza) da mettere in mostra, serve anche una versione da lottatore che sappia tenere a bada gente come Nowitzki, Gasol, Pleiss, Krstic, Raduljica, Reyes e via discorrendo. Pianigiani deve fare in modo che i suoi limiti non vengano a galla, ma sta anche a lui tirare dal cilindro quel qualcosa in più magari meno bello esteticamente, ma non per questo meno efficace. Guanti di seta per gonfiare le retine altrui, di fustagno per catturare e sporcare quanti più palloni possibili a rimbalzo. Finora si è vista applicazione sotto questo punto di vista, ma anche qualche lacuna e passaggio a vuoto, da correggere quando il livello si alzerà, sia a livello agonistico che tecnico.

Bisognerà sdoppiarsi, per un Mago il compito non dovrebbe essere così impossibile. 

 

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