Belinelli su The Players Tribune: “Ecco i 5 “europei” più forti contro cui ho giocato”

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Marco Belinelli si è raccontato a The Players Tribune, parlando in particolar modo dei 5 giocatori europei più forti contro i quali abbia giocato. Un paio di “licenze”, come capirete leggendo, ma non si può affatto sostenere che siano state scelte banali o scontate. Innanzitutto, ha raccontato i suoi primi passi col basket, sia in Italia che in America:

“I miei compagni giocavano tutti a calcio, ma per me e per i miei due fratelli, Umberto ed Enrico, esisteva solo il basket. Giocare con quest’ultimo, che era 10 anni più grande di me, mi ha aiutato a diventare più forte e più veloce. A 16 anni sono entrato nella Virtus Bologna, la squadra di Manu Ginobili e d iMarco Jaric. Era una delle squadre migliori d’Europa e ha avuto molto successo. Ho imparato moltissimo da quei grandissimi giocatori. Quando ho ricevuto la chiamata al draft, mi sentivo pronto per la Nba. 

Ero molto agitato per la prima partita in Summer League. Lì ognuno gioca molto per mettersi in evidenza, non sapevo come avrei potuto farmi notare.  Non conoscevo la lingua, non sapevo come avrei potuto comunicare con gli altri giocatori. Ma alla fine mi sono deciso, è semplicemente basket, tutti lo capiscono. Quano ho alzato la testa, avevo 36 o 37 punti. Era solo Eurolega, ma questo dimostrava che avrei potuto segnare anche contro giocatori NBA. Non avevo bisogno di parlare inglese, il basket era il linguaggio che conoscevo meglio di ogni altro, ce l’avevo nel sangue”.

Di seguito, ha stilato l’elenco dei suoi migliori avversari europei, partendo ovviamente da WunderDirk:

“Se mi si chiede il più forte giocatore europeo contro cui abbia giocato, il mio primo pensiero va a Dirk. Nel 2005 0 nel 2006 l’ho affrontato per la prima volta contro la Nazionale tedesca. Tutti conoscevamo il suo tiro, lui è pochi anni più vecchio di me, pensavo di poter eguagliare il suo livello di energia e stopparlo, ma era impossibile. Si muove come un play ed è talmente alto che non puoi stopparlo. Quello che faceva non sembrava reale. Ha cambiato il nostro sport in tantissimi modi. Può fare canestro in tante maniere. Quando è stato chiamato in NBA, sapevamo si sarebbe rivelato un grosso “problema”, come mai prima era capitato. Io penso che Dirk sia fra i primi 5 giocatori di sempre. E’ fantastico.

Quando ho giocato contro Hedo (Turkoglu), ero un po’ stremato. Ho sempre ammirato il suo gioco a tutto tondo, non era un semplice tiratore, ma tutti quanti difendevano su di lui come se fosse un semplice tiratore, soltanto perchè era europeo. Quando eravamo a Toronto cercavo di accoppiarmi sempre con lui in allenamento, mi prese sotto la sua ala. Era una sensazione straordinaria. Hedo ha un grande corpo, è più robusto di me, ma è anche molto veloce e bravo a giocare il pick and roll, è difficile da marcare.  Sa passare benissimo la palla, sapeva portare la palla a noi ragazzi esattamente nel posto in cui ne avevamo bisogno. Ricordate nei playoff a Orlando quando trascinò i Magic in finale? Come assisteva Howard? Hedo semplicemente conosce il basket. Abbiamo giocato più volte contro in allenamento, lui poteva battermi in molte maniere, era così intelligente. Di certo però, non riusciva a fermare il mio tiro”. 

Io ho sempre tirato molto, ma ero un pivello se paragonato a Peja (Stojakovic). L’ho conosciuto quando siamo stati insieme a New Orleans. Mi sfidò a una sfida di tiro in allenamento, per divertimento. Mi prese a calci nel culo. Avevo sicuramente perso qualche gara di tiro prima, ma mai così. Rimasi senza parole. Ne segnò 40 di fila. Era fottutamente incredibile. Lui era molto professionale, mi aiutava a migliorarmi, a sentirmi pronto. L’ho ritrovato a Sacramento, ma non in squadra con me, bensì nello staff tecnico. Era sempre la solita ottima persona. Mi ha aiutato a essere un professionista e a capire come ritagliarmi una carriera nella lega. Se non ci fosse stato lui, non so se avrei continuato a giocare in NBA”.

Manu Ginobili ha rischiato di lasciare gli Spurs.

Tre scelte poco discutibili. Le ultime due, le licenze, riguardano due giocatori assolutamente straordinari, Anthony Parker, stella americana per molti anni in Europa, e Manu Ginobili, europeo d’adozione e due volte compagno di squadra del Beli, sia in Italia che in NBA:

“Parker è uno dei migliori americani della storia ad aver giocato in Eurolega. A 18 anni, con la Skipper Bologna, affrontammo in finale di Eurolega il Maccabi Tel Aviv, la squadra di Parker. Fummo spazzati via di 41 punti, pensavo che Parker non avrebbe sbagliato un tiro, forse solo 1 o 2 al massimo. Per gli europei Parker non era come Jordan. Lui era Jordan. Era così veloce. Poteva volare dalla linea  del tiro libero, non si era mai visto in Europa nulla di simile. Faceva quelle stoppate da dietro come fa LeBron James. Ero ovviamente deluso per aver perso, ma da sognatore della NBA, ero onorato di aver giocato contro di lui. Venne anche lui nella lega, a Toronto. Ogni tanto lo marcavo. Ci siamo sempre scambiati un sorriso l’uno con l’altro. Lo abbiamo fatto per un lunghissimo periodo. Siamo vecchi ormai”.

“Ginobili giocava nella squadra della mia città, la Virtus Bologna, e lui ne era l’assoluto protagonista. Quando a 16 anni fui aggregato in prima squadra non vedevo l’ora di incontrarlo e vedere come fosse realmente. Pensavo che sarebbe stato straordinario giocare con il proprio idolo. Quello che molti non conoscono di Manu è la positività della sua persona. Lui vuole sempre il meglio per i suoi compagni di squadra, quando ho giocato con lui mi dava molti consigli su come muovermi i ncampo con la palla, cosa che non avevo curato molto nella Virtus. Io sapevo muovermi bene senza palla per riceverla e prendermi un buon tiro, ma lui mi ha insegnato diversi trucchi che prima non conoscevo. Per dirla semplicemente, Manu è un campione. Un’altra cosa che molti non sanno di lui, è la sua precisione per i dettagli. Tante volte, nel preparare le partite, gli staff danno molte informazioni sulla squadra e sui gicoatori avversari, ma è difficile ricordarle tutte, è comune dimenticarsi più di qualcosa. Ma non per Manu. Sembra che passi tutta la notte a studiare gli avversari, a memorizzare tutte quelle informazioni date. Una volta, nei playoff, a San Antonio, non ricordo chi stavo marcando, ma un giocatore che non ci aspettavamo fosse della partita, stavamo vincendo e lui nell’angolo si prese una tripla e la segnò. Manu mi urlò dalla panchina e mi disse che dovevo sapere che quel giocatore aveva un ottimo tiro dall’angolo. Lui sapeva tutto di tutti. E’ per questo che è ancora nella lega, non credete? E’ ancora come era a quel tempo”. 

 

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