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Ben Wallace, il discorso di ingresso nella Hall of Fame: “Il basket non è stato il lasciapassare della mia vita”

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Ben Wallace nella notte è ufficialmente diventato il primo giocatore undrafted ad entrare nella Hall of Fame. La leggenda dei Detroit Pistons, quattro volte Difensore dell’Anno e vincitore del titolo nel 2004, è stato accompagnato sul palco dal suo ex allenatore, Larry Brown. In platea c’erano anche i suoi ex compagni, Billups, Prince, Rasheed Wallace, Hamilton. Il discorso di Big Ben è stato molto particolare, diverso da tutti gli altri. È stato quasi un sermone di un pastore sul senso della vita, che un discorso di ringraziamento.

Wallace ha sottolineato come la strada per lui sia stata sempre in salita, fin dall’infanzia quando, decimo di undici fratelli, fu costretto a concentrarsi sul lavoro più che sullo sport. Il veterano ha poi ricordato le Virginia Union Panthers, squadra del college in ha militato.

Queste le sue parole, tradotte dal suo discorso integrale:

Vi voglio bene anche io [in risposta a chi urlava incitamenti dal pubblico, ndr]. Non invecchia mai, Detroit Basketball non invecchia mai. Per prima cosa ringrazio dio per avermi dato questa opportunità, mia madre per aver creduto in me, alla mia famiglia per avermi motivato, ai miei amici: so cosa avete fatto per me. Ai miei coach, per avermi tenuto buono. Alla mia famiglia, che mi ha allevato e mi ha mantenuto forte. E poi voglio semplicemente ringraziare il basket.

Voglio essere onesto con il basket. Il basket non è stato il lasciapassare della mia vita. È stato solo parte della mia vita in passato. Ho preso il basket e ho creato un cammino per coloro che mi hanno aiutato. Ho preso, ho ricevuto e ho dato indietro. Ho solcato un sentiero, dovreste trovarlo facilmente. Ci sono rimasto per diverso tempo. Quando ho smesso col basket, “no” non era più un’opzione. Ho continuato a marciare. I leoni combattono, i cani combattono, noi Virginia University Panthers marciamo. Se ci seguite, anche io seguirò la vostra guida. Guidatemi e io porterò tutto a termine. La vita non è solo basket, la mia vita in passato non è stata solo basket.

Da ragazzino, non ero in grado di parlare ed esprimermi ma avevo molto da dire. Per questo sono orgoglioso di me stesso. Quando la vita non mi ha dato un’opportunità fin dall’inizio, io ho continuato a combattere, a vincere e ad avere successo. Ho continuato a insegnare, a dare indietro. La vita non è solo prendere, conquistare. La vita è competere, è preziosa. Divertitevi, godetevela. Ragazzi, decollate. Siate forti, siate motivati, state dritti. Questo è ciò che mi ha insegnato mia mamma. State dritti, petto in fuori, testa alta. E poi fatelo di nuovo. State dritti, petto in fuori, testa alta. Se costruite qualcosa e non riuscite a distruggerlo, rimarrete in cima da soli. I veri leader, guidano dal basso. Porto con me i miei fratelli e le mie sorelle, le mie madri e miei padri. Così quando io cadrò, voi continuerete a marciare. Lasciatemi lì, mi rialzerò, sarò più forte e mi rimetterò a marciare.

La vita non è dura, anzi è molto semplice. La vita è ciò che dai e ciò che prendi. Dai alla vita e prendi dalla vita, quanto dai e quanto lasci indietro. La parte più dura della vita è la sua parte più sottovalutata. Vincere sembra sempre bello. Le eredità sono costruite per durare, ma quale eredità state costruendo? Vi dirò la mia. Non ero il benvenuto. Ero troppo piccolo. Non sapevo giocare a basket nel modo in cui avrebbero voluto. Mi sembra uno scontro impari. Mettetemi in campo e vi dimostrerò di cosa sono capace.

Le pantere marciano!

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