Bianchini: “Bravo Messina, ma all’Italia manca molto per vincere. Gli ultimi campioni sono stati Myers e Pozzecco”

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Valerio Bianchini, celeberrimo Vate e coach della storia del basket italiano, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Tante le tematiche toccate e approfondite, dall’Europeo appena terminato fino agli errori e ai possibili rimedi di un sistema che non sa più produrre vittorie da ben 13 anni.

L’EUROPEO – “Abbiamo fatto un passo in avanti. Messina ha plasmato una squadra vera, togliendo la confusione dei ruoli. Prima c’era una spaccatura con responsabilità affidate soltanto a giocatori NBA e nessun play all’altezza. Ciò però non basta per tornare a vincere”. 

LE FALLE DEL SISTEMA – “L’Italia non è più in grado di sfornare campioni, gli ultimi lo sono stati Myers e Pozzecco. Non abbiamo più la possibilità di formarli e trattenerli a lungo, così come succedeva ai tempi di Marzorati e Meneghin. Ciò avviene per tre ragioni: la caduta del vincolo, che ha fatto in modo che il rapporto club/atleta non esista più in favore di quello agente/atleta, la globalizzazione che ha spinto ad investire molto di più su stranieri mediocri che sui propri vivai, la crisi economica che ha di fatto emarginato i nostri giocatori, non più le basi delle rispettive squadre, si ragiona sui “tetti” ma senza pensare se si abbiano le basi per reggere un campionato professionistico.  Recalcati fu bravissimo a lanciare l’allarme nel 2004, subito dopo l’argento olimpico. Aveva capito che alle spalle di quella generazione agli sgoccioli non c’era più nessuno in grado di sostituirla. Peccato sia rimasto una Cassandra inascoltata”. 

RIMEDI – “La Fip deve governare su tutte le componenti. Deve spingere i club e i vivai a fare reclutamento nelle scuole e, soprattutto, deve riformare i campionati di tutte le categorie inferiori, che sono qualcosa di aberrante. La Serie C deve essere aperta a dilettanti di tutte le razze e di tutte le età mentre la B dovrebbe essere il contrario di adesso, con solo 2 Over e roster di ragazzi di Under 22. I giocatori che vi giocano non fanno nulla, né studiano e né si migliorano”. 

IL FUTURO DELLA NAZIONALE – “Ho un parere positivo sulle nuove finestre per le Nazionali, consentiranno a tanti giocatori di crescere, maturare e aumentare la loro autostima. Sacchetti? Difficile svolgere il suo ruolo dopo Messina e con Tanjevic come dt, ma ha il carisma e l’istinto per farsi seguire dalla strada”. 

DIRIGENTI – “Tanjevic è una buona chiamata, ma forse tardiva. Ha sempre sussurrato ai cavalli, chissà se ci riuscirà anche con i dirigenti Fip. Non vorrei faccia la fine di Sacchi in Figc, costretto a dimettersi perché non aveva ampi margini di autonomia sulle selezioni giovanili. Petrucci? E’ un buon premier, ma senza ministri finisce con l’occuparsi di cose che non conosce, come la Nazionale”. 

GIOCATORI DA CUI RIPARTIRE – “Hackett mi piace molto, è un giocatore che aspira ad essere una guida in campo, ben coprendo i propri limiti. Per il futuro vedo molto bene il giovane play Leo Candi, alla Fortitudo è cresciuto bene e ora a Reggio Emilia, sotto un coach che stimo molto come Menetti, può diventare un giocatore vero. Gentile? Merita di essere recuperato per il talento che ha, anche se risulta difficile educarlo. E’ necessario però uscire dal paragone con il padre Nando, cresciuto leader in una Caserta sua, in un ambiente omogeneo e protettivo. Il figlio a Milano si è ritrovato a essere il capitano di un gruppo eterogeneo e che non lo riconosceva come tale”.

 

 

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