BJ Armstrong ha raccontato di quando Michael Jordan lo batté in 1vs1 indossando dei mocassini

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BJ Armstrong è stato per anni un onesto role player in NBA, dal 1989 fino al suo ritiro nel 2000: l’ex giocatore vinse tre titoli nei Chicago Bulls di Michael Jordan, nel 1991, 1992 e 1993, stagioni che erano anche tra le sue prime nella Lega.

In questi giorni The Athletic ha pubblicato un articolo che tratta il ritorno di Jordan dopo il primo ritiro, nel 1995, il cui anniversario si è celebrato solo pochi giorni fa. All’interno del pezzo, Armstrong ha raccontato per la prima volta un aneddoto che risale proprio a quegli anni che non fa che ampliare l’aura di invincibilità che già circonda MJ. Prima di un allenamento dei Bulls, uno dei primi dopo il ritorno in NBA di His Airness, Armstrong e Jordan si erano visti a colazione e stavano andando verso la palestra: il primo già in tenuta da allenamento, il secondo indossando vestiti normali. I due si misero a scherzare e a fare trash talking, sfociato poi in una sfida di 1vs1.

Ho pensato fosse la prima volta che potessi avere la meglio su Michael Jordan. Avevo la mia divisa da allenamento, e ricordo che ero carico perché stavo andando ad allenamento. E con grande classe, senza esitazione, lui mi disse: “Non sarai mai in grado di battermi, ti farò sempre il c**o, anche con questi vestiti addosso”. Invece di ridere, come probabilmente avremmo dovuto fare, dissi: “Aspetta un secondo, tu hai i tuoi vestiti addosso e non giochi da un anno o due. Io sono in forma. Tu hai i tuoi vestiti, i mocassini, è inverno”. Il mio orgoglio mi diceva: “Nah, non succederà mai [che Jordan riesca a battermi, ndr]”. Mentre lui disse: “Andiamo laggiù e occupiamoci di questa faccenda. Scopriamolo”. Non potevo dire di no. “Sono un giocatore NBA, tu hai le scarpe normali. Non puoi battermi vestito così”.

Si toglie il cappotto e iniziamo a giocare. Aveva le scarpe, faceva freddo, c’era fuliggine, e giocava con i mocassini. Io avevo la mia tenuta d’allenamento dei Bulls e le sneakers. Ma non era uno scherzo, pensavo: “Lo conosco, non posso concedergli nulla. Devo giocare seriamente”. Prima che potessi accorgermene, era tutto sudato nei suoi vestiti. Stiamo giocando e nessuno [dei compagni, ndr] osa entrare in campo, tutti ci guardando. Non voglio perdere contro un tizio nei suoi vestiti da strada. Non mi interessa chi sia. Devi almeno metterti delle sneakers, siamo onesti. Non intendo perdere contro uno vestito normale. Non mi interessa chi sei.

L’epilogo?

Oh, vinse lui. Vinse lui. All’epoca ero infuriato. E ancora oggi lo sono abbastanza. E poi realizzai che non me ne sarei mai liberato, tutti dicevano: “Come hai fatto a perdere contro un vecchietto?”. Io risposi: “Non ha mai smesso, è fatto così”.

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