Brian Sacchetti: “Posso essere uomo squadra. Come gruppo dobbiamo mostrare le nostre armi”

Home Nazionali World Cup 2019

Questa sera, sul campo dell’AGSM Forum, gli Azzurri debuttano nella Verona Basketball Cup, tappa fondamentale per il cammino verso il mondiale: da questo momento coach Meo Sacchetti potrà valutare più chiaramente il roster da portare in Cina. In un’intervista a Francesca Castagna, per il Corriere dello Sport, il figlio Brian Sacchetti ha parlato del suo rapporto e del suo impegno con la Nazionale e con il padre allenatore.

LE ARMI DI BRIAN – “Io cerco di conquistarmi il posto ogni giorno, dando il cento per cento. Guardo la composizione del gruppo e gli altri candidati al ruolo di ala, le mie armi sono un po’ nerf gun, come direbbero gli americani. Ma posso dare intensità, essere uomo squadra, buttarmi su ogni pallone. Con queste caratteristiche posso fare qualcosa in più”

LE PRESENZA IN AZZURRO E IL RUOLO DA “VETERANO ATIPICO – Sono fortunato ad avere un’altra chance per affermarmi in Azzurro: è stato forse un po’ inaspettato, ma spero di essermelo guadagnato, facendo bene a livello di club con Brescia. […] Mi sento ben integrato dopo tanti anni che non facevo parte del gruppo”

LA DIMENSIONE AZZURRA – “Rispetto al raduno di Pinzolo stiamo entrando tutti in condizione, a parte gli acciacchi, l’operazione di Melli e le situazioni come quella di Gallinari che non puoi mettere in conto. […] Non saremo al top, ma abbiamo delle armi e non le nascondiamo: dobbiamo fare delle corsa e del gioco in transizione la nostra forza. Ci vorrà spirito di sacrificio per battere nazioni più attrezzate di noi dal punto di vista tecnico e fisico. Abbiamo tempo per mettere a posto le ultime cose, andiamo avanti con fiducia”

LA SUA BRESCIA – “Credo che Brescia si dimostrerà un po’ più solida rispetto all’anno scorso, più mentalizzata al lavoro di squadra. Ogni stagione è fine a sé stessa, però le difficoltà della scorsa stagione sono state una lezione”

MEO, PAPA’ O COACH? – “E’ sempre papà. Anche in campo, non ce la faccio a chiamarlo diversamente. Prima di tutto sono un figlio, poi un giocatore. Ma devo dire che, se questa cosa era un po’ dura all’inizio, soprattutto a Sassari, perché mi sentivo molto coinvolto, crescendo e aumentando il tempo di convivenza sono riuscito a scindere le cose. E poi, quando indossi la maglia Azzurra, cambia tutto”

  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.