BU Awards 2017: Sixth Man of the Year

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Da quest’anno tutti i premi individuali verranno annunciati al termine delle Finals, in particolare il 26 Giugno, durante una cerimonia unica. Noi di BasketUniverso invece li assegneremo giorno per giorno, tre di noi compileranno il proprio podio e in base anche al “voto del pubblico” decreteremo il vincitore dei vari BU Awards 2017 (3 punti per ogni primo posto, 2 per il secondo, 1 per il terzo).

 

1- Niccolò Armandola: Eric Gordon

Rispetto ad altri premi, quello di sesto uomo dell’anno pare non lasciare troppi dubbi. L’opinione pubblica grida il nome di Eric Gordon – a mio avviso a ragion veduta. La rivincita del giocatore talentuoso ma sfortunato, che si reinventa specialista dalla panchina e risulta fondamentale per la propria squadra sembra la trama di un colossal hollywoodiano capace di conquistare il pubblico a stelle e strisce. In questo caso, però, non si tratta di un film ma della realtà. Dopo numerose sfortunate stagioni a New Orleans e un rientro in campo non subito entusiasmante, in estate Eric Gordon si è accasato a Houston, alla corte del nuovo coach Mike D’Antoni. Il baffo ha deciso di affidare a Eric Gordon il ruolo di leader della second-unit, scelta risultata azzeccatissima. Il nativo di Indianapolis ha ripagato la fiducia con 16.3 punti e 2.5 assist di media, tirando con un’ottima percentuale dall’arco (37.3%). È anche merito della sua ritrovata vena realizzativa se Houston vanta il secondo miglior attacco della lega. Per avere conferma, basti pensare che Gordon risulta secondo solo a Steph Curry per numero di triple realizzate in questa stagione, con la differenza che il numero 30 di Golden State non parte dalla panchina…

Secondo classificato: Andre Iguodala
Terzo classificato: Lou Williams

 

2- Simone Di Fazio: Eric Gordon

Quando gli Houston Rockets si sono assicurati Eric Gordon nella scorsa estate, il prodotto di Indiana University era una scommessa molto rischiosa arrivata oramai al termine della sua ottava stagione tra i pro con all’attivo appena 417 partite di regular season in carriera. Un 27enne con una media di 30 gare saltate all’anno che per l’ennesima volta aveva salutato la sua squadra (i Pelicans) con largo anticipo dopo appena 45 allacciate di scarpe, e che non sembrava una mossa geniale neanche alla luce di un contratto firmato a cifre relativamente contenute (quadriennale da circa 52 milioni). Non era esattamente the guy, la pedina giusta per rialzare la squadra dopo una stagione deludente conclusa con una sonora sconfitta ai Playoffs e “coronata” dall’addio di Dwight Howard. Ma nonostante le premesse, l’ex Clippers e Pelicans ha saputo zittire a poco a poco la stragrande maggioranza dei suoi detrattori. Saranno forse stati i nuovi stimoli, o magari il sistema di gioco di un allenatore (D’Antoni) storicamente portato a far eccellere i giocatori con le sue caratteristiche, o chissà, la coesistenza ben riuscita con il miglior assist-man della lega, ma Eric Gordon si è di fatto imposto come una delle pietre angolari della terza miglior squadra dell’intera NBA. Nonostante una seconda parte di stagione in netto calo, soprattutto nelle percentuali dall’arco (crollate da un ottimo 41% al 32%), il numero 10 dei Rockets ha chiuso la stagione con 75 partite giocate (mai così tante dalla sua stagione da rookie) ed il quarto posto per triple realizzate (246), dopo essersi tra l’altro aggiudicato la tradizionale gara del tiro da tre punti. 16.6 punti, 2.7 rimbalzi e 2.5 assist, con l’84% dalla lunetta ed appena 1.6 palle perse a partita. E’ lui il mio Sixth Man of the Year.

Secondo classificato: James Johnson
Terzo classificato: Lou Williams

 

3- Mattia Moretti: Andre Iguodala

Una scelta folle, ma a mio parere ben ponderata. Prima di tutto parliamo del sesto uomo con il miglior real plus-minus di tutta la NBA. Il suo apporto è poi ottimo per quanto riguarda punti e assist, oltre che ovviamente in difesa, dove è sempre capace di fare la voce grossa. La cosa interessante da guardare è poi il suo indice di Win Shares, il più alto della carriera dopo aver lasciato Philadelphia, il PER è invece il più alto da quanto è arrivato a Golden State. Inoltre quello che rende più impressionante la sua stagione è l’apporto dato alla squadra durante l’assenza di Kevin Durant. Durante questo periodo è stato proprio Iggy a sostituire tatticamente l’ex Thunder, non tanto per i punti quanto per la presenza in campo, nel gestire palloni e smistarli. Non serviva che Iguodala sostituisse offensivamente KD, perché è al fianco di giocatori che sono in grado di farlo benissimo (anche se potrebbe tornare a segnare, se Golden State ne avesse bisogno), bensì era importante la sua presenza in campo a livello di posizione e movimento. Credo che spesso l’idea di sesto uomo venga troppo identificata con un giocatore che si alza dalla panca e porta punti alla propria squadra, ma non deve essere necessariamente così (il buon Manu Ginobili non faceva solo quello) ed è per questo che per me il premio dovrebbe andare ad Andre Iguodala, più che a Eric Gordon o Lou Williams.

Secondo classificato: Eric Gordon
Terzo classificato: Lou Williams

 

4- Voto del pubblico: Lou Williams

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Praticamente un testa-a-testa fino alla fine, a spuntarla è stato Williams di poco sul compagno Eric Gordon. Non troppo distanti dalla coppia nemmeno James Johnson, che era finito terzo anche nella nostra classifica per il Most Improved Player, a testimonianza di una stagione davvero grandiosa, e Zach Randolph.

 

Classifica finale:

1- Eric Gordon: 10 punti

2- Lou Williams: 6 punti

3- Andre Iguodala: 5 punti

 

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