BU Awards: Coach of the Year

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Dopo MVP, ROY e Sesto Uomo dell’Anno, la redazione di BasketUniverso ha dato i propri giudizi anche sul premio di Coach of the Year, il voto dei fans è ancora l’ago della bilancia.

 

Indiana Pacers v Atlanta Hawks - Game Six

Il COY secondo Giorgio Giovannini: Mike Budelholzer

29 agosto 2013: guida in stato di ebbrezza, con conseguente arresto. Gli Hawks sono pronti a mangiarsi le mani per aver puntato su un allenatore così instabile per la ricostruzione post Johnson-Smith.
Invece, qualcosa cambia: da eterna incompiuta, Atlanta passa ad aver il miglior record della propria storia, playoff ottenuti con la testa di serie e 74% di vittorie. Alla prima esperienza da head coach, dopo diciassette anni passati alla corte di Popovich, Buzenholzer è riuscito ad applicare gli insegnamenti della scuola Spurs in una squadra dal talento inferiore a quella texana, ma altrettanto compatta, con tutti i dodici elementi funzionali tra di loro. Ecco il meraviglioso giocattolo chiamato Atlanta Hawks, in grado di portare ben quattro titolari alla kermesse delle stelle di New York e, per la prima volta nella storia, tutto il quintetto è stato nominato giocatore del mese di gennaio (19 W consecutive), guidando la Lega in percentuali da tre punti e assist.
Ciò che spicca di più è l’assenza di una vera star: il classico esempio dell’unione fa la forza. Ed è proprio grazie al sapiente lavoro di Coach Bud che Atlanta ha saputo dominare la regular season con un gioco spettacolare, ma allo stesso tempo equilibrato e organizzatissimo. Per chi dubita di lui, chiedere a Korver, Millsap, Horford, Teague e Carroll, che stano affrontando la miglior stagione della loro carriera.

Secondo classificato: Steve Kerr

Terzo classificato: Jason Kidd

 

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Il COY secondo Mattia Moretti: Steve Kerr

Ad inizio stagione, quando il suo nome venne annunciato, molti storsero il naso. Si urlava allo scandalo e alla mossa insensata: non ha mai allenato, se prende tutti quei soldi lui perché non posso farlo io; è una farsa, assurdo mandare via Jackson.
Eppure Steve Kerr non ha assolutamente sfigurato prendendo in mano una squadra che già aveva fatto bene(51-31 la scorsa stagione) e portandola in vetta alla NBA. I Golden State Warriors hanno riscritto un pezzo di storia: mai una squadra con un record già ottimo era riuscita a migliorare così tanto la propria percentuale di vittorie: da 62% a 81% nella difficile Western Conference. A ciò si aggiunge l’essere riuscito a fare a meno di Bogut per parte della stagione senza soffrire troppo di ciò; l’aver “ammansito” Andre Iguodala facendo accettare all’ala un funzionale ruolo da sesto uomo a minutaggio ridotto e infine l’aver portato in quintetto Draymon Green portandolo così a sbocciare(il ragazzo è un papabile per i titoli di rivelazione dell’anno e difensore dell’anno). Persino Klay Thompson e Stephen Curry hanno migliorato il loro già eccellente rendimento.
Per gli amanti delle statistiche: rispetto all’anno scorso Golden State è passata da 104.3 punti per gara a 109.7 senza per questo subire di più(99.5), si ritrova seconda nell’offensive rating e prima nel defensive(merito anche della retrocessione in panchina di David Lee). Niente male per semplice commentatore che avrebbe dovuto, secondo molti, lasciare la panchina ben presto.

Secondo classificato: Mike Budenholzer

Terzo classificato: David Blatt

 

Brad Stevens

Il COY secondo Francesco Manelli: Brad Stevens

Rajon Rondo – Avery Bradley – Jeff Green – Jared Sullinger – Tyler Zeller

Marcus Smart – Avery Bradley – Evan Turner – Brandon Bass – Tyler Zeller

Trovate le differenze. Con quest’ultimo quintetto, coach Brad Stevens, il 39enne con la faccia da ventenne ha portato i Celtics dalla lottery ai Playoffs: dopo la prima stagione sulla panchina dei bianco verdi chiusa con un record di 25-57, quest’anno sono arrivate 14 vittorie in più (al momento in cui si scrive Boston è 39-42) nonostante l’abbandono di Rondo e Green e l’infortunio di Sullinger. Il coaching-style dell’ex Butler si basa molto sulle statistiche avanzate, ogni gara è preparata nei minimi particolari e i risultati si vedono in campo. La squadra, sulla carta, è da lottery, Danny Ainge ha ceduto i migliori giocatori per portare ai Celtics molte scelte future, ma Stevens ha stupito tutti: vero che nella Eastern Conference di oggi è facile andare ai Playoffs, ma arrivare davanti a Nets, Heat, Pacers, Hornets e Pistons, viste le premesse, merita il premio di Coach of the Year.

Secondo classificato: Mike Budenholzer

Terzo classificato: Steve Kerr

 

Il COY secondo i fans: Steve Kerr

Come avvenuto con Isaiah Thomas ed il Sesto Uomo, anche in questo caso il sondaggio viene vinto ampiamente da Steve Kerr, che si lascia alle spalle Budenholzer e Gregg Popovich.

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