BU Rewind: gli ultimi 10 Sixth Man of the Year, classificati

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In questa edizione di BU rewind analizziamo i premi di Sixth Man of the Year dello scorso decennio. Come al solito, contano solo le prestazioni della regular season. Vi avvisiamo, la classifica è dominata da due giocatori in particolare…

 

10) Jamal Crawford 2015-16, Los Angeles Clippers

Statistiche individuali: 14.2p, 1.8r, 2.3a, 40.4% dal campo.

Risultato di squadra (RS): 4° posto nella Western Conference, 53-29.

L’ultimo premio di sesto uomo dell’anno vinto da Jamal Crawford in ordine cronologico è anche quello meno impressionante. Nella sua penultima stagione ai Clippers, l’allora 35enne Crawford era già in fase calante, come dimostra la media punti molto inferiore alle sue altre due stagioni iridate (più in alto in questa classifica). Il premio di 6th man of the year della stagione 2015-16 è quasi più un riconoscimento alla carriera che a quell’anno in particolare, anche se, va sottolineato, la concorrenza quell’anno non fu delle migliori.

 

9) Lou Williams 2014-15, Toronto Raptors

Statistiche individuali: 15.5p, 1.9r, 2.1a, 40.4% dal campo.

Risultato di squadra (RS): 4° posto nella Eastern Conference, 49-33.

Un discorso simile si può applicare alla peggiore tra le stagioni iridate di un altro habitué del premio, Lou Williams. Nel 2015, Sweet Lou vinse il premio con la maglia dei Toronto Raptors, complice una concorrenza non troppo agguerrita. A differenza di Crawford, però, Williams non era in fase calante, bensì in rampa di lancio. I suoi 15.5 punti a partita sono sì molto inferiori alle medie a cui ci ha abituato negli ultimi anni, ma in Ontario Williams raggiunse queste cifre in meno di 25 minuti di gioco.

 

8) Eric Gordon 2016-17, Houston Rockets

Statistiche individuali: 16.2p, 2.7r, 2.5a, 40.6% dal campo.

Risultato di squadra (RS): 3° posto nella Western Conference, 55-27.

All’ottavo posto di questa classifica si trova un’altra premiazione a nostro avviso più influenzata dalla narrativa che dai meriti sportivi. Nella stagione 2016-17, Eric Gordon e Lou Williams, entrambi in forza ai Rockets, erano in lotta per il premio di sesto uomo dell’anno. Una volta arrivato via trade da Los Angeles, l’impatto di Williams a Houston fu considerevole, ma la NBA decise di premiare l’ex-New Orleans, che oltre ad aver giocato con la stessa maglia disputò la sua prima stagione (quasi) per intero dopo essere stato martoriato dagli infortuni per diversi anni.

 

7) J.R. Smith 2012-13, New York Knicks

Statistiche individuali: 18.1p, 5.3r, 2.7a, 42.2% dal campo.

Risultato di squadra (RS): 2° posto nella Eastern Conference, 54-28.

Il connubio J.R. Smith – New York Knicks, nel 2020, farebbe venire la pelle d’oca a tutti gli appassionati. Le ultime disavventure di J.R. ci hanno quasi fatto dimenticare che giocatore fosse nei primi anni del decennio passato. Ai Knicks la carriera dell’ex-Nuggets toccò picchi mai più raggiunti: in uscita dalla panchina, Smith si rivelò un’arma letale al fianco di Anthony, con cui l’intesa era ottima sin dai tempi di Denver. I Knicks, così, terminarono quella stagione al secondo posto in classifica nonostante l’infortunio della seconda stella della squadra, Amare Stoudemire.

 

6) Lamar Odom 2010-11, Los Angeles Lakers

Statistiche individuali: 14.4p, 8.7r, 3.0a, 53.0% dal campo.

Risultato di squadra (RS): 2° posto nella Western Conference, 57-25.

Un altro (ex-)giocatore che di recente ha fatto più scalpore per gli eventi fuori dal campo è Lamar Odom, l’unico lungo presente in questa classifica. Già fondamentale per i Lakers dell’ultimo anello di Kobe Bryant, Odom migliorò anche l’anno successivo. In una squadra che poteva schierare Pau Gasol e Andrew Bynum nel loro prime, aggiungere un altro lungo in uscita dalla panchina si rivelò un’arma in più. A impressionare particolarmente, oltre alla doppia-doppia sfiorata, sono le percentuali al tiro (53.0%) e da tre (38.2%), le più alte di tutta la carriera.

 

4) James Harden 2011-12, Oklahoma City Thunder

Statistiche individuali: 16.8p, 4.1r, 3.7a, 49.1% dal campo.

Risultato di squadra (RS): 2° posto nella Western Conference, 47-19.

La stagione 2011-12 di James Harden è uno dei motivi per cui il più grande what-if della storia recente della NBA è quello legato alla permanenza delle tre stelle in Oklahoma. Accanto ai già affermati Durant e Westbrook, Harden si dimostrò un giocatore altrettanto fenomenale. Ai Thunder coach Brooks decise di non schierare (quasi) mai Harden in quintetto, e in uscita dalla panchina il Barba raggiunse livelli di efficienza mai più sfiorati nel proseguo della sua carriera. A beneficiarne fu l’intera squadra, che quell’anno chiuse la regular season al secondo posto.

 

4) Jamal Crawford 2013-14, Los Angeles Clippers

Statistiche individuali: 18.6p, 2.3r, 3.2a, 41.6% dal campo.

Risultato di squadra (RS): 3° posto nella Western Conference, 57-25.

La stagione 2013-14 di Jamal Crawford è impeccabile per un sesto uomo dell’anno: quasi 19 punti di media, un numero decente di rimbalzi e assist e un risultato di squadra più che positivo. Cosa manca a questa stagione di J-Crossover per finire sul podio? Niente, se non il fatto che forse, nel 2013-14, Jamal Crawford non potesse essere considerato fino in fondo un sesto uomo. Doc Rivers, infatti, lo schierò in quintetto con un’insolita frequenza: a fine stagione furono 24 le presenze da titolare di Crawford, ben nove in più rispetto a tutte le altre stagioni disputate dal 2009 al 2019.

 

3) Lou Williams 2017-18, Los Angeles Clippers

Statistiche individuali: 22.6p, 2.5r, 5.3a, 43.5% dal campo.

Risultato di squadra (RS): 10° posto nella Western Conference, 42-40.

Qualche stagione fa, in una stagione caratterizzata da grandi cambiamenti nel roster dei Clippers, coach Doc Rivers esasperò il concetto di sesto uomo, facendo partire dalla panchina quello che probabilmente era il suo giocatore più forte – o quantomeno il più costante. Con il ruolo di sesto uomo con licenza di offendere, Williams disputò quella che finora è la sua migliore stagione in carriera. Con 22.6 punti di media, la stagione di Sweet Lou è una delle più prolifiche dall’introduzione del premio di sesto uomo dell’anno. Il motivo per cui noi l’abbiamo relegata sul gradino più basso del podio è il mancato approdo ai playoffs.

 

2) Jamal Crawford 2009-10, Atlanta Hawks

Statistiche individuali: 18.0p, 2.5r, 3.0a, 44.9% dal campo.

Risultato di squadra (RS): 3° posto nella Eastern Conference, 53-29.

La prima stagione iridata di Jamal Crawford con la maglia degli Atlanta Hawks è praticamente identica, dal punto di vista statistico, a quella del 2013-14. Nel 2009, per la prima volta in carriera, Crawford venne utilizzato da sesto uomo, grazie all’intuizione fu dell’allora coach degli Hawks Mike Woodson, che giudicò lo stile di gioco di J-Crossover più adatto alla second-unit che al quintetto titolare. I risultati sul campo parlano da sé, sia dal punto di vista individuale che di squadra: gli Hawks terminarono la stagione al terzo posto della Eastern Conference e Crawford trovò la sua dimensione, diventando quasi il sesto uomo per eccellenza.

 

1) Lou Williams 2018-19, Los Angeles Clippers

Statistiche individuali: 20.0p, 3.0r, 5.4a, 42.5% dal campo.

Risultato di squadra (RS): 8° posto nella Western Conference, 48-32.

Dopo la carambola di scambi che smantellò la Lob City di Paul, Griffin e Jordan, contro ogni aspettativa, Doc Rivers decise di continuare a far partire Sweet Lou dalla panchina, rispettando la tradizione dei Clippers, che negli anni precedenti avevano sempre avuto un eccellente scorer tra le seconde linee proprio in Jamal Crawford. Dal canto suo, Williams non solo si riconfermò il suo degno erede, ma riuscì a emergere come leader della squadra, cosa mai riuscita a J-Crossover. Con 20 punti e più di cinque assist a partita, insieme a prestazioni da vero All-Star, Williams guidò un roster giovane e inesperto ai playoffs sfuggiti l’anno precedente.

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