Cantù è tornata dei canturini! La fine del lungo viaggio di Gerasimenko in Brianza

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6 novembre 2015. Dmitry Gerasimenko diventa nuovo azionista di maggioranza della Pallacanestro Cantù 1936, una delle società più gloriose della storia del basket italiano, europeo e mondiale.

14 novembre 2018. Dmitry Gerasimenko mette sul mercato il 90% della proprietà a titolo gratuito.

18 febbraio 2019. Tutti Insieme Cantù Srl acquista il restante 90% delle quote societario e subentra al magnate russo.

Queste sono state le tre date fondamentali del lungo – per chi l’ha vissuto dall’interno, lunghissimo – viaggio di Dmitry Gerasimenko, ricchissimo (al tempo) uomo ucraino proprietario della Red October, una delle acciaierie più grandi d’Europa, in sella alla Pallacanestro Cantù.
Il giorno del suo sbarco in Brianza, al posto di un’Anna Cremascoli che ha speso tanto per Cantù e che non riusciva più a sostenere i costi, il popolo canturino credeva di aver trovato il salvatore della Patria, che poi si è invece rivelato colui che è andato a tanto così da far fallire la Storia della “Regina d’Europa”.

Inizialmente si parlava di budget faraonici – 10 milioni di euro all’anno – e, tutto sommato, i soldi per i giocatori non sono mai mancati, fino agli ultimi mesi, perché comunque Gerasimenko ha tirato fuori dalle proprie tasche oltre 10 milioni in 3 anni, peccato che quei denari siano stati spesso scialacquati o mal gestiti.
Sulla parte sportiva non c’è davvero nulla da dire perché è riuscito a portare in Brianza giocatori del calibro di JaJuan Johnson, Kyrylo Fesenko, Tremmell Darden, Zabian Dowdell, Randy Culpepper, Christian Burns, Ike Udanoh, Frank Gaines, Davon Jefferson, Tony Mitchell e molti altri.
Non sono nemmeno mancati i grandissimi allenatori: Sergej Bazarevich, Rimas Kurtinaitis, Carlo Recalcati e Evgeny Pashutin, oltre che l’amatissimo Marco Sodini.
Tutto questo senza però mai dare un minimo di organizzazione societaria.

Il problema fondamentale di questo matrimonio italo-russo è sempre stato uno e uno solo: la volontà incontrollata di “Dima” – coadiuvato dal fedelissimo Kirill Bolshakov – di gestire tutto in prima persona, senza dare la ben che minima idea di progettualità o possibilità di sedersi ad un tavolo per discutere delle sue idee. Il caso più lampante è stato quello che ha portato alla spaccatura con il Progetto Giovani Cantù, uno dei migliori settori giovanili a livello italiano, il quale ogni stagione fornisce talenti a molte squadre di Serie A2 e B. Fortunatamente per la piazza canturina, lo strappo si è ricucito negli ultimi mesi.

Questo suo modo di fare ha portato praticamente tutti gli sponsor – tranne alcuni fedelissimi ed innamoratissimi della Pallacanestro Cantù – ad allontanarsi dal club con sede a Cermenate. Ma non solo loro, perché tantissimi ottimi esponenti dell’assetto societario (Daniele Della Fiori, Luca Rossini, Paolo Avvantaggiato, Matteo Allevi, Andrea Pini, Gianluca Berti, ed altri ancora) hanno preferito intraprendere altre strade professionali proprio a causa dei suoi comportamenti spesso troppo burberi ed eccessivamente accentratori.

Gli ultimi mesi sono stati infernali ma il cuore canturino ha qualcosa che va oltre ogni difficoltà – credetemi se vi dico che 99 società su 100 sarebbero fallite al posto dei biancoblu – e l’incarnazione perfetta di questa volontà di continuare a combattere è ottimamente rappresentata da Andrea Mauri, uomo di una pazienza infinita, Claudio Vassallo e Angelo Passeri, il nuovo presidente della squadra – forse per poco, questo è ancora da capire -, ma presidente anche di “un mare di debiti”, come ha detto lui stesso scherzando lunedì sera mentre scendeva in sala Zampese, poco dopo la storica firma che ha riportato Cantù ai canturini.

Oltre a tutti questi uomini, vanno citate due figure, le quali sono state importantissime per arrivare a quel 18 febbraio: Antonio Biella, amministratore delegato di Acqua San Bernardo, e Davide Marson, proprietà della Mia Srl, azienda che è stata in un paio di circostanze title sponsor dei biancoblu, soprattutto il giorno di quella storica vittoria a Firenze contro Milano, in Coppa Italia.
In particolar modo Marson è diventato martedì sera proprietario del Pianella, sborsando una cifra impegnativa e che permetterà alla Pallacanestro Cantù di poter terminare la stagione senza nessun problema e, probabilmente, mantenendo questo roster (Udanoh a parte).
Ci sarebbero almeno altre 10 persone chiave da nominare, ma il tempo e lo spazio sarebbero troppi, perciò inutile farlo. Tanto, chi sa di aver dato qualcosa – poco o tanto – alla causa, non ha bisogno di essere ringraziato: quello che si fa per amore non ha bisogno di “grazie”. Lo si fa. Punto e stop.

E allora cosa ci ricorderemo del triennio di Gerasimenko a Cantù? Sicuramente il suo grande amore per questa squadra. Sembra una bestialità, ma è la pura e semplice verità. La dimostrazione sta nel fatto che il magnate ucraino sia scoppiato in lacrime la sera in cui ha dovuto dare il consenso alla firma della cessione delle sue quote, che ha fatto sudare tantissimo a TIC. Ma non solo questo, naturalmente. Le torte in faccia nel derby, le dichiarazioni di poter competere per lo Scudetto, oltre che le tante “incazzature” che ha fatto prendere al popolo canturino, il quale ha comunque potuto vivere altre 3 stagioni di Serie A grazie a lui, come ha ricordato Sergio Paparelli – ulteriore uomo chiave nella vicenda – lunedì sera nella sala riunioni della sede centrale della Cassa Rurale ed Artigiana di Cantù.

Ora però arriva il bello. Ma anche il brutto. Tantissimi sponsor si sono tirati indietro negli ultimi anni perché c’era Dmitry. Adesso non c’è più e c’è un grandissimo bisogno di loro. È il momento di tornare a dimostrare cosa vuol dire essere canturini. Gli americani (o gli svizzeri) – come dichiarato da Angelo Zomegnan – dovranno dare una mano, se la vorranno dare, però non dovranno essere l’unica speranza. La Brianza è una terra ricca d’imprenditori che hanno a cuore la Pallacanestro Cantù. Per poter tornare a vivere notti come quella di Rimini, vittoria della Supercoppa Italiana – Grenoble è oggettivamente un po’ troppo – questi stessi imprenditori devono (r)iniziare a mettersi le mani sul cuore, oltre che sul portafoglio. Perché la Pallacanestro Cantù è patrimonio del territorio brianzolo tanto quanto lo sono quelle piccole botteghe di falegnami che sono diventate dei colossi mondiali dal 1936 ad oggi.

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