CJ McCollum e la riscoperta del midrange jumper

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Ormai lo dicono da tempo tutti gli addetti ai lavori: il mondo del basket è in continua evoluzione. Anche solo rispetto a dieci anni fa, l’attenzione che i coaching staff e i giornalisti hanno verso determinati aspetti (quali tiro da tre punti o all’interno della restricted area, pace-and-space, tiro nei primi secondi dell’azione) e l’accantonamento di altri (quali gioco in isolamento o tiro dal midrange) sono radicalmente cambiati.

Ma all’interno di una lega come l’NBA che più di chiunque sfrutta le analytics per cercare di capire quali siano le peculiarità del Gioco che possano avvicinare alla vittoria, c’è ancora qualche mosca bianca che va controcorrente e lo fa con discreto successo: uno di questi è CJ McCollum.

Il prodotto di Lehigh University ha dominato la gara 7 contro i Denver Nuggets di domenica scorsa che ha regalato ai Portland Trail Blazers la loro prima finale di Conference dal 2000. Per i soli parziali, 39 punti e 9 rimbalzi (conditi da 1 assist, 1 recupero e 1 stoppata lebroniana) tirando 17/29 dal campo con 0 palle perse. Oltre ai numeri stratosferici, specialmente per una gara 7, e ai canestri in the clutch, una delle cose che più ha colpito è stato il modo in cui sono arrivati i canestri che ha mandato a bersaglio.

La guardia dei Blazers ha sistematicamente punito i Nuggets con il tanto vituperato tiro dal midrange, ovvero sia quella zona di campo che si trova tra il pitturato e il tiro da tre punti e che nel corso degli ultimi anni ha visto il suo utilizzo progressivamente calare in favore di conclusioni a più alta percentuale o più remunerative. Nonostante la buonissima difesa di Torrey Craig (opinione non condivisa da McCollum stesso, ma Craig ha difeso 12 possessi su CJ concedendogli solo 6 punti e in generale ha concesso solo 5/16 quando era il difensore primario e il suo defensive rating è stato di 91.2 punti su 100 possessi, il migliore a parte quello di Beasley che però è stato in campo solo 7 minuti) e aver mosso poco la difesa (15 dei 17 canestri segnati da McCollum sono stati non assistiti) ha anche segnato il canestro decisivo sul 96-95, iconico proprio perchè è stato un jumper dalla media giocato in isolamento.

Addirittura LeBron James, seguito da altri giocatori NBA, ha espresso la sua opinione sul fatto che la matematica non dovrebbe essere troppo considerata quando si parla di Playoffs dove conta solo prendere un buon tiro indipendentemente dalla distanza. In più, aggiungiamo noi, nei Playoffs le difese sono molto più focused tendendo a concedere ciò che gli attacchi di norma non vorrebbero prendere.

I numeri di McCollum e dei Blazers

La matematica e le analytics però, pur potendo fuorviare a livello retrospettivo, ci consentono di entrare nel dettaglio di questa gara 7 e in generale dei Playoffs che ci stanno giocando per analizzare più precisamente che tipo di lavoro fanno McCollum e di conseguenza Portland (dati via nba.com)

Contro Denver, in una partita in cui Lillard ha faticato ha trovare ritmo, il fratello di Errick ha tirato dal midrange 7 volte segnando in 6 occasioni (85.7%), quando la sua media in stagione regolare mantenuta nei Playoffs è 4.6 tiri tentati: l’intera squadra di Houston in stagione regolare ha tirato solo 4.8 volte dal midrange, 4.0 nelle due serie contro i Jazz e gli Warriors. In stagione regolare, tra chi ha tirato almeno 2 volte a partita dal midrange, solo in 3 hanno una percentuale migliore di McCollum (50.2%, la media della squadre NBA è ): Kevin Durant (55.1%), Al Horford (54.7%) e Rudy Gay (52.2%).

In più è interessante notare il tipo di tiro che si è preso McCollum: in tutta la partita non si è preso nessun tiro sugli scarichi (catch and shoot) ma ben 14 conclusioni in palleggio-arresto-tiro (pull-up jumper): di queste 14 conclusioni ne ha mandate a segno 9 (64.3% che diventa 67.9% considerando la percentuale effettiva essendoci anche un pull-up jumper da tre punti). In tutti i Playoffs ne ha tirati 11.8 di media (8° per percentuale effettiva tra chi ne tira almeno 4 a partita… in stagione regolare è 2° dietro solo a KD) e solo James Harden (12.6), il suo compagno Damian Lillard (12.0) e D’Angelo Russell (12.0) ne hanno presi di più, tutti con percentuali inferiori però.

I numeri di Lillard e soprattutto di McCollum influenzano ovviamente anche le statistiche di Portland in stagione regolare: in palleggio arresto e tiro nessuno segna più dei Blazers (26.8 punti a partita) che sono dietro solo agli Spurs di DeRozan e Aldridge per tiri tentati (27.4) e solo a Warriors e Rockets per percentuale effettiva (48.8%). E dal midrange solo la solita Golden State ha una percentuale migliore del 43.6% della squadra di Terry Stotts.

Gli Warriors saranno proprio gli avversari di McCollum&Co. nella finale della Western Conference e chissà che non sia proprio la mosca bianca uscita da Lehigh University a interrompere il dominio assoluto della squadra che più rappresenta l’evoluzione del basket moderno verso il pace-and-space e il tiro da tre punti.

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