Come Boston ha fermato Giannis Antetokounmpo in Gara-1

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Ieri notte in gara 1 delle semifinali della Eastern Conference, i Boston Celtics sono riusciti in un’impresa che in questa stagione nessuno era ancora stato in grado di compiere: limitare il probabile MVP, Giannis Antetokounmpo.

La forza più dominante di tutta la regular season aveva letteralmente spazzato via qualunque avversario abbia cercato di fermarlo fino a ieri, imponendo il proprio strapotere fisico, il proprio atletismo e la capacità di concludere al ferro raramente vista anche in una Lega di “freak” atletici quale l’NBA. In tanti hanno provato a fermarlo con la stazza, la velocità e costanti raddoppi, ma nessuno ha mai scalfito il dominio del nativo di Atene.

In gara 1 i Celtics in difesa hanno invece giocato ai limiti della perfezione contro Antetokounmpo, e in particolare Al Horford è stata la kriptonite scelta da Brad Stevens contro il Superman greco di origine nigeriana.

 

La tattica di Brad Stevens

A inizio partita Stevens sceglie un quintetto più piccolo rispetto alla serie con Indiana, riportando Marcus Morris nello starting five, spostando Horford da centro e rimettendo Baynes in panchina. Ma, nonostante questa scelta, è Morris a marcare Lopez, mentre l’ex Atlanta Hawks va sulle tracce di Giannis.

Come già evidenziato nella sua marcatura su Joel Embiid, Horford è un maestro nel mettere la museruola a un giocatore infinitamente più veloce, esplosivo, atletico e fisico di lui sfruttando la sua intelligenza e la sua sapienza difensiva, ma il successo di gara 1 è dovuto anche all’essere stato ben coadiuvato da tutti i suoi compagni nelle rotazioni dal lato debole, nell’ostruire le linee di passaggio e nel bloccare la linea diretta tra Antetokounmpo e il canestro.

Perché l’idea di Brad Stevens è stata quella di cercare di evitare il più possibile la devastante transizione dei Bucks (1° per punti in contropiede in regular season) e di scatenare il mostro in maglia 34 all’interno dell’area (Milwaukee 2° per punti in area in regular season). Quindi davanti a Giannis in transizione c’erano sempre almeno tre maglie di Boston a formare un muro e impedirgli un attacco diretto al canestro. In più, il greco è stato spesso costretto a virate al termine delle quali arrivava puntualmente il raddoppio dal lato debole a contestargli una facile conclusione nella restricted area.

Antetokounmpo ha provato comunque in ogni circostanza a concludere al ferro mangiando in testa al proprio avversario come sempre fatto, ma è stato spesso rispedito al mittente con perdite per via della capacità di Horford di saltare al momento giusto (spesso in ritardo rispetto al movimento del greco) e contestargli il tiro o addirittura stopparlo (3 volte nell’arco della partita). L’area piena non ha inoltre permesso al probabile MVP di questa stagione nemmeno di trovare compagni liberi, portandolo a chiudere con soli 2 assist all’interno della partita (assist solo nel 6.7% dei possessi a differenza del 19% della regular season, secondo nba.com).

Nel matchup contro Horford, Giannis ha tirato 6 volte al ferro trovando il bersaglio solo in una circostanza. Idem contro Baynes su 4 possessi, per un totale di 2/10 al ferro contro i centri di Boston. In più, dall’altra parte del campo, la straordinaria partita del Professor Horford è stata suggellata da 20 punti con 11 rimbalzi, tirando 8/16 dal campo e 3/5 da tre punti, avvalorando ancora di più la scelta dei Celtics di giocare tanti minuti con il quintetto piccolo.

 

Gli altri numeri della partita di Antetokounmpo

I 22 punti segnati tirando 7/21 dal campo (4/16 da due, 3/5 da tre punti) e 5/10 ai liberi dicono poco della partita di Antetokounmpo, condita da “solo” 8 rimbalzi, 2 assist e 2 palle perse. Per andare più nel dettaglio sono interessanti alcuni numeri nel ramo delle statistiche avanzate (tutte via nba.com): the Greak Freak ha giocato 34 minuti chiudendo con un net rating di -35.4 (la differenza tra punti segnati e subiti su 100 possessi), secondo solo al -42.9 di Pat Connaughton, e con un offensive rating di 74.0, il più basso a parte Sterling Brown (70.0).

Uno dei dati più sconvolgenti è poi il fatto che, con Antetokounmpo in panchina, i Bucks abbiano attaccato meglio: 106.5 punti su 100 possessi con una percentuale effettiva del 55.6% (contro il 36.3% quando c’era in campo il greco).

In stagione regolare in area Giannis ha segnato una media spaventosa di 17.5 punti, ieri solo 8 con 0 punti da palla recuparata o da rimbalzo offensivo, quando durante la regular season ne ha segnati 6.8 di media sommando le due categorie.

Entrando nello specifico delle zone del campo, in restricted area (ovvero sia all’interno dello smile) Antetokounmpo ha tirato solo 4/9 (44%) a differenza del clamoroso 73.7% della stagione. Nel resto del pitturato addirittura 0/6. La buona notizia arriva solo dalle triple, concesse apertamente dalla difesa di Boston: 3 a bersaglio (massimo raggiunto nelle 72 partite giocate quest’anno prima dei Playoffs) su 5 tentativi.

Interessante anche analizzare le penetrazioni del greco: in stagione regolare, su 12.5 penetrazioni a partita, Giannis ha tirato il 63.3% su 4.8 tentativi di media, guadagnando 3.4 tiri liberi. Ieri, su 12 penetrazioni, ha tirato solo 2/7 e guadagnato appena 2 tiri liberi.

In sostanza i Celtics, guidati sul pino da Stevens e in campo da Horford ma tutti protagonisti di un piano partita difensivo eccellente, sono riusciti a limitare tutti i punti di forza di Antetokounmpo, il quale sicuramente insieme al suo staff tecnico studierà gli adjustments necessari (più coinvolgimento dei compagni e migliori letture sui raddoppi e in transizione) per tamponare la perdita del fattore campo ed eventualmente poi riprenderselo nelle due successive partite al TD Garden, dove il possibile MVP è atteso alla prova di maturità.

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