Coronavirus, Marco Laganà: “Noi giocatori rischiamo il contagio anche a porte chiuse”

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Marco Laganà di Capo d’Orlando ha preso posizione sulla decisione di far disputare tutte le partite a porte chiuse da qui fino al 3 Aprile. Secondo la guardia dell’Orlandina la misura non sarebbe una garanzia sufficiente per la salute degli atleti che rischiano comunque di essere contagiati dal Coronavirus, in particolare se costretti a viaggiare verso le zone più colpite come la provincia di Bergamo, sede della prossima gara del team siciliano.

Laganà ha esposto chiaramente il suo pensiero attraverso un post su Facebook.

In seguito ad alcuni commento in disaccordo con il suo pensiero, Laganà ha articolato ancora meglio le sue idee rispondendo al suo post. In particolare il giocatore calabrese ha scritto che “per salvaguardare la VITA di chi ci sta intorno, noi tutti (popolazione) potremmo fare a meno di fare le cose non strettamente necessarie. Ho un nonno di 88 anni, ricoverato in ospedale, non devo avere paura di andarlo a trovare perché rischio di contagiarlo, per fare un esempio. Per me, la Salute deve essere superiore ad ogni cosa e va salvaguardata. Quando parlo di supereroi sono ironico, intendo che noi non siamo immuni al virus, come qualsiasi persona in questo Mondo. E detto ciò, che mi venga congelato lo stipendio piuttosto, perché dei soldi me ne fotto se non posso godermi la vita serenamente”. Poi ha aggiunto: “Io sono in palestra ad allenarmi ogni giorno da buon lavoratore, rispettoso del mio impegno nei confronti di chi mi dà uno stipendio. Ma questo non significa che io debba andare a Bergamo giovedì, che è la seconda provincia in Italia per cadi di infezione e giocare con la mente sgombra. Se mi chiedessero di allenarmi tutto il tempo e di giocare in estate, lo farei più che volentieri perché so che sarebbe una cosa dovuta a causa di forza maggiore. Ma non sono scemo da rischiare la Vita, quindi che mi trattengano pure lo stipendio e lo diano a qualcun altro più coraggioso di me e che pensa di rischiare meno“.

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