Craig Hodges: “Michael Jordan è un prigioniero del capitalismo, prepotente ed autoritario”

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Michael Jordan è sicuramente l’uomo di sport del momento: con le competizioni ferme a causa del Covid-19, The Last Dance è l’unico e solo bagliore di novità sportiva che ha illuminato queste settimane: attorno alla figura di Jordan, però, non ci sono solo attestati di stima e pareri positivi.

Una delle opinioni controverse è quella di Craig Hodges, compagno di MJ ai Bulls dal 1988 al 1992 (nel 1993 giocò a Cantù): “Quando guardo MJ, vedo solamente un prodotto del suo successo. Spesso il successo può diventare una prigione, anzi due prigioni in verità: l’America era una prigione per la gente di colore, ora sei incarcerato attraverso il capitalismo. Quindi è bello per il valore di intrattenimento, ma penso che sia stato in qualche modo controverso.
Michael ha raccontato un sacco di cose: per quanto riguarda i festini, le scommesse e la droga io non mai fatto nulla di tutto ciò. Ero cordiale e portavo rispetto. Voglio solo sapere perchè, a questo momento della sua vita, abbia dovuto buttare i suoi compagni sotto una macchina. Capisco quando dice che deve motivare le persone, ma è tua responsabilità farlo? Io ero in quel gruppo al tempo. Quando hai atleti che sono prepotenti ed autoritari, spesso questo essere prepotenti è perchè hanno delle insicurezze dentro di se“.

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