Damian Lillard, una storia di esclusioni. Il playmaker dei Portland Trail Blazers è da appena quattro anni nella NBA, è stato Rookie of the Year e questa stagione sta letteralmente trascinando i suoi dopo le numerose partenze estive. Nonostante questo, Coach K non l’ha inserito nella lista dei 30 finalisti che si giocheranno un posto nel roster di Team USA per le Olimpiadi di Rio 2016.
Lillard non ha mai preso troppo bene le esclusioni, appunto: in occasione dell’All Star Game 2014, il giocatore si era dimostrato furioso quando escluso dai convocati. Fortunatamente poi, causa infortuni, il prodotto di Weber State fu comunque incluso e poté disputare la prima partita delle stelle della propria carriera. Anche questa volta Lillard ha commentato non esattamente in maniera diplomatica l’esclusione da parte di Team USA: “L’estate precedente [nel 2014, per i Mondiali in Spagna, ndr] non fui convocato e non volevo sembrare arrabbiato per questa ragione. Succede. Però penso di aver speso molto tempo con Team USA e in tutto questo tempo non ho mai sentito ci fosse una reale possibilità per me di venire convocato. Ero lì per essere lì. Infatti non sono stato convocato. Sono stato tagliato, quindi non capisco perché la gente si aspetti che io debba tornare al camp la prossima estate e fare la stessa cosa un’altra volta quando ci sono molte altre cose che potrei fare”.
La point guard dei Blazers ha poi corretto il tiro, promettendo il proprio sostegno ai colleghi: “Quando guarderò le Olimpiadi, farò comunque il tifo per Team USA. Non sono arrabbiato, ma nel momento in cui mi metto in gioco voglio anche avere delle chance di farcela, l’ultima volta sembrava che la decisione fosse davvero già stata presa prima del tempo. Sentivo non importasse se giocassi bene o male”.
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