D’Antoni, Gentile, Micov: la storia del numero 5 a Milano

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Con tutto il rispetto per Vlado Micov – che comanda la classifica di società dei realizzatori di EuroLeague (ovviamente solo dalla creazione della competizione attuale, nel 2000) -, il più grande numero 5 nella storia dell’Olimpia è… Mike D’Antoni. Nel 1977, quando arrivò in Italia per giocare nel Cinzano, D’Antoni avrebbe giocato volentieri con il numero 10. Era il suo numero a Marshall, e quello del fratello Dan, più anziano di lui. Al college il 10 è stato ritirato in onore di entrambi. Ma quando arrivò nella NBA per giocare a Kansas City, il 10 apparteneva a Nate Archibald, la superstella indiscussa della squadra. D’Antoni ripiegò sul numero 5 che diventò il suo “numero di riserva”. Tornò al 10 negli anni successivi, quando disponibile nella NBA, ma nel momento in cui si trasferì in Italia il 10 del Cinzano era di Lars Hansen.

Hansen era un canadese che aveva giocato le Olimpiadi del 1976 con la sua Nazionale ed era a Milano da un anno. Così il suo numero 10 era intoccabile. D’Antoni scelse il 5. Non fu una stagione facile per lui, si ruppe anche una mano, così quando prima del secondo anno Dino Boselli gli chiese di avere lui il 5 non esitò ad accontentare il giovanissimo compagno di squadra. Aveva la sensazione che il 5 non portasse nulla di buono. Dino Boselli era un tifoso di Giulio Iellini, grande playmaker del Simmenthal dei primi anni ’70 e “moriva” dietro quella maglia che la stagione precedente era stata indossata da Carlo Fabbricatore. Visto che Dino Boselli, giovanissimo, l’anno prima aveva avuto l’8 fu così che D’Antoni scelse l’8. Ma questa è un’altra storia, quella di un altro numero.

Il 5 era dunque Giulio Iellini, triestino, che vinse lo scudetto del 1972 da playmaker titolare, ma faceva parte della squadra già nella galoppata verso la Coppa dei Campioni del 1966. Iellini formava con Brumatti un backcourt di altissimo livello. Dino Boselli, dopo l’intermezzo D’Antoni, utilizzò il 5 per alcuni anni, ma poi venne ceduto a Varese nel quadro dell’affare Meneghin e per riavere un 5 di spessore avremmo dovuto attendere Nando Gentile. Il playmaker casertano arrivò all’Olimpia via Trieste e guidò la Stefanel allo scudetto e alla Coppa Italia del 1996. Il suo numero sarebbe stato ereditato dal figlio Alessandro nell’estate del 2013 e con quello avrebbe vinto da MVP lo scudetto del 2014.

Anche qui c’è un episodio curioso da raccontare: il 5 nella stagione 2011/12 era Jacopo Giachetti. Quando arrivò Alessandro Gentile da Treviso, questi optò per il 25. Nell’estate seguente a Milano arrivò Keith Langford e anche lui era un fedelissimo del numero 5. Provò a chiederlo a Giachetti, anche a comprarlo (!), ma il playmaker livornese non volle saperne. Così Langford scelse il 23, ovvero 2+3=5. Quando Giachetti lasciò Milano e il numero 5, sia Langford che Gentile chiesero di averlo. L’americano si tirò indietro quando Alessandro spiegò che era il numero del padre quindi per lui aveva un significato non scaramantico ma propriamente affettivo. Ed ecco che Alessandro diventò il 5.

Nell’estate del 2017, Vlado Micov – che ha sempre giocato con il 5 in carriera – trovò il numero disponibile e se lo accaparrò immediatamente. Avrebbe voluto averlo Mike James un anno dopo, ma ovviamente dovette rinunciare (così ha giocato con il 2). Micov ha giocato con il 5 in tutti questi tre anni milanese. Prima di lui c’era stato un altro serbo molto apprezzato a Milano, Dusan Vukcevic, che nel decennio scorso aveva indossato il 5.

 

Fonte: Ufficio stampa Olimpia Milano

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