Datome si confessa alla Gazza: “Istanbul, Obradovic, Nazionale e…che Kebab!”

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Come un libro aperto, Gigi Datome, nell’intervista realizzata da Mario Canfora presso la Gazzetta dello Sport, si presta ad essere sviscerato da tutti i suoi tifosi e ammiratori. Passato, presente e futuro, basket e vita fuori dal parquet, pronostici e qualche giudizio sul basket italiano, non manca nulla nelle sue parole. Vi proponiamo le parti più interessanti della sua lunga confessione:

ISTANBUL – E’ una città meravigliosa, ne sono affascinato per la sua bellezza e le tante possibilità che offre. Io ho preso casa nella parte asiatica della città. Obradovic non ci lascia molto tempo libero, ma riesco a ritagliarmi i miei spazi da turista. Il Gran Bazar è un labirinto dove ognuno vuole venderti qualcosa, una volta ho comprato un tappeto di quasi 25 kg. Purtroppo, per i vari attentati, mi dispiace far preoccupare le persone che sono in Italia, ma io sono tranquillo come tutta la squadra. L’obiettivo dell’Isis è seminare terrore, ma le persone devono continuare la loro vita, altrimenti non si va più avanti. Per andare al palazzetto abbiamo la scorta, ma solo per il grande traffico; in confronto quello del Raccordo Anulare di Roma non è nulla.

LINGUA E CUCINA – Il turco è troppo difficile, ho imparato solo qualche parola per tirare avanti, oltre che alcuni verbi, ovviamente mai declinati. Il vantaggio è che ho pochi rapporti con la stampa. Però si mangia benissimo, ci sono ristoranti italiani, il pesce è favoloso e il kebab è davvero di qualità, non quella roba che in Italia si mangia in certi postacci.

OBRADOVIC E GHERALDINI – Se non giochi come vuole il coach sei nei guai. Pretende molta disciplina e attenzione durante gli allenamenti, odia i cali di tensione. Non è però un burbero, anzi, con lui si parla piacevolmente, capisci che oltre al basket c’è qualcos’altro per lui. Il secondo è stato fondamentale per farmi subito inserire nel migliore dei modi, almeno posso parlargli in italiano…

TIFO CALDO – Il pubblico è sempre numeroso, anche in trasferta sembra di essere in casa. Il Fener è una sorta di comunità con 30 milioni di tifosi, tra calcio e basket ovviamente. 

NBA – Non è tutto oro quello che luccica, non giocare ti fa soffrire molto, ma almeno a Boston son stato bene e sono riuscito a dimostrare che a Detroit non meritavo affatto quel trattamento.

CARRIERA – Cosa è cambiato dai primi tempi di Scafati? Sono semplicemente più equilibrato, ma è bello quando ti dicono che sei rimasto sempre lo stesso. Ora ho anche una fidanzata, è di Olbia e mi viene spesso a trovare.

SOCIAL NETWORK – Sono molto preziosi per costruire e mantenere un bel rapporto con i tifosi, li uso tutti, compreso Skype per la mia lezione settimanale di chitarra.

NAZIONALE – Quest’estate saranno 16 anni consecutivi in azzurro, giovanili comprese. Ho fatto più estati con questa maglia che senza. Ringrazio Pianagiani che ha fatto migliorare sia me che l’ambiente generale della FIP. Ho sentito Messina e mi ha colpito la sua voglia e l’atteggiamento, vogliamo andare a Rio, sarebbe meraviglioso. Il sorteggio non mi interessa più di tanto, ancora non si sanno i giocatori che andranno a partecipare. Al completo abbiamo le stesse possibilità di tutti, giocare in casa dovrà essere fondamentale.

BASKET ITALIANO – Milano è la favorita per lo scudetto, la più attrezzata, ma gli ultimi anni hanno dimostrato come la cosa non sia così scontata. Le regole sugli italiani? Ci vogliono, eccome. Mi sentivo un giocatore da A, ma facevo già fatica a giocare, figuratevi senza regole che fine avrei fatto…

Aneddoti divertenti e idee chiare. Il capitano risponde sempre presente.

 

 

 

 

 

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